LE ATTIVITA' DEL GRUPPO SALINGAROS
Per comunicare con noi o iscriverti alla nostra mailing list e rimanere aggiornato inviaci una email.
Una progettazione che possa definirsi
veramente sostenibile deve senz’altro tener conto di soluzioni tecniche per il
risparmio energetico e ambientale, ma deve anche implicare il rispetto delle
connessioni positive con il sistema neurofisiologico umano. Psicologia,
medicina e scienze educative dimostrano come la progettazione dello spazio può
nutrire o, al contrario, danneggiare il nostro benessere. Una conoscenza
scientifica, sia teorica che pratica, di come la neurofisiologia umana reagisce
all’organizzazione e alle forme dello spazio, è il primo passo per produrre il
vero design sostenibile del 21mo secolo.
Questo corso residenziale è finalizzato a
fornire ai partecipanti (architetti, designer, ingegneri, psicologi, sociologi,
e amministratori della cosa pubblica) una competenza unica in un nuovo campo di
ricerca e attività, dalle rilevanti opportunità professsionali.
Quest’anno accoglieremo un gruppo di 25
partecipanti dal profilo internazionale, di diverse età e formazione,
interessati a specializzarsi in Neuroergonomia.
LA SCUOLA DI PROGETTAZIONE DELLA S.I.B.
Unica, dinamica, indipendente e internazionale, la Scuola di
Progettazione della S.I.B. è molto di più di una scuola di architettura ed
urbanistica. Nata come una rete globale di ricerca biourbanistica, essa
persegue una progettazione realmente ed efficacemente a misura d’uomo. La sua
programmazione di eventi di alto profilo scientifico include lezioni pubbliche,
convegni, seminari, workshop, gruppi di ricerca e viaggi studio. I tutor, i
docenti e i ricercatori sono riconosciuti specialisti in diverse discipline. La
scuola ha sede presso i campus della S.I.B., in siti storici come le città di
Artena e di Norma, presso Roma.
DOCENTI
• A. Caperna – Univ. La Sapienza
• C. Fioravanti – Y.A.N.I.
• Y. Kryazheva – Yulia Ink.
• E. M. Mazzola – Notre Dame
University
• E. Mortola – Univ. di Roma
Tre
• F. Orsucci – University
College London
• A. Pierattini – University
of Miami
• N. A. Salingaros – Texas
University
• G. Scaramuzzo – Univ. di Roma
Tre
• S. Serafini – S.I.B.
• E. Tracada – University of
Derby
LINGUA
Inglese
ISCRIZIONE € 500,00
Termine per la registrazione: 15.06. 2012
Termine per il saldo: 30.06.2012
Pagamento online:
La domanda di ammissione, unitamente a un CV dettagliato, va
indirizzata al dr. S. Serafini stefano.serafini@biourbanism.org
L’organizzazione provvede, su richiesta, a fornire alloggi economici
e confortevoli.
Sono previste alcune borse di studio.
MATERIE PRINCIPALI
I.
Mimesi ed ambiente
Gli studenti verranno introdotti con
esperimenti pratici e adeguata letteratura scientifica a scoprire in qual modo
le forme e la disposizione spaziale interferiscono con le capacità cognitive e
le condizioni psico-biologiche, in maniera da poter produrre un design sostenibile,
stimolante e “human friendly”.
II.
Schemi progettuali e schemi neurali
Il cervello e lo spazio. I neuroni specchio
e la neuroestetica. Design, stress e comfort: dalla Sick Building Syndrome
all’Evidence-Based Design. La Teoria della Savana di Kaplan (darwinismo) e
l’Isomorfismo (evoluzione per auto-organizzazione). Astrazione e immagine:
verso un’ontologia del design.
III. Progettazione algoritmica
sostenibile
Tecniche matematiche all’avanguardia per la
progettazione biofilica in architettura e in urbanistica.
IV. consapevolezza corporea e analisi
neuroergonomica
Respiro, relazione fisica ed energetica con
la terra, equilibrio, postura, movimento nello spazio, ascolto attivo,
raffinamento dei sensi. Centro dell’essere ed esperienza di integrità,
compiutezza e visioning secondo il pensiero di Christopher Alexander.
V.
Disegno
A seconda del livello di ciascuno studente
si eseguiranno esercitazioni introduttive/medie/avanzate di disegno a mano
libera, concentrandosi sui volumi urbani, la percezione personale dello spazio
e dei colori, e le sfumature emotive, nonché sul modo in cui la percezione
dello spazio influenza il nostro modo di disegnare e, viceversa, il design la nostra
percezione spaziale.
METODO D’INSEGNAMENTO
Le lezioni quotidiane saranno accompagnate
da esperienze pratiche, comprensive di sessioni di disegno, visite guidate ad
importanti esempi di architettura, urbanistica e paesaggi progettati di epoche
diverse, esercizi percettivi e psicometrici. Si avrà cura di stimolare e
sviluppare le capacità innate dei partecipanti; di studiare in che modo
l’ambiente influenza gli esseri umani; di analizzare la relazione fra mimesi e
creatività, ed impiegare tale conoscenza per produrre forme che elicitano
benessere. Saranno forniti fondamenti di neurologia, psicologia ambientale,
anatomia, architettura e arte connessi agli argomenti del corso. In particolare
le lezioni teoriche si concentreranno sui pattern progettuali specifici che
interagiscono con determinate condizioni neurofisiologiche. Le implicazioni
sociali e culturali di specifiche scelte di design verranno attivamente
discusse.
Per maggiori
dettagli si veda il sito www.biourbanism.org o scrivere al dott. S. Serafini:
stefano.serafini@biourbanism.org
IL LUOGO
La Summer School si terrà ad
Artena (Roma), una splendida
e pittoresca cittadina
risalente
al XIII secolo, adagiata sui
Monti
Lepini, a 420 m. sul mare, 40 km a sud di Roma. Si tratta di una
postazione perfetta per visitare l’affascinante area circostante con le sue
bellezze naturali e le sue splendide città quali Palestrina, Segni, Anagni,
Sermoneta e Norma. È raggiungibile da Roma in soli 40 minuti, sia via treno che
via auto. Il clima è mite, e ciò rende l’estate artenese particolarmente
piacevole.
ALLOGGIO
Abitare e lavorare insieme in un luogo storico dalle caratteristiche
biofiliche è un aspetto importante dell’esperienza della Scuola della Società
Internazionale di Biourbanistica. Gli studenti che lo desiderano possono
alloggiare nel centro storico della cittadina, e godere così appieno della sua
bellezza architettonica locale, usufruendo di tutti i comfort, come accesso
Internet Wi-Fi, colazione a buffet, aria condizionata, e servizio navetta (o navetta-mulo,
visto che questo simpatico animale viene ancora oggi utilizzato per spostarsi
dentro Artena). La SIB ha stipulato delle convenzioni con i ristoranti locali,
per un’eccellente esperienza culinaria a prezzi moderati.
ATTIVITA’ SOCIALE
Parteciperemo ad alcune escursioni nel corso delle quali sono
previste sedute di disegno a mano libera o fotografia, alla ricerca di temi
biourbanistici “dal vivo”: la città medioevale di Sermoneta, col suo Castello;
i favolosi Giardini di Ninfa progettati da Lelia Caetani; la città fascista di
fondazione Sabaudia. La superba spiaggia di Sabaudia, alle pendici del Monte
Circeo ci donerà alcune ore di mare cristallino, sole e relax.
GRATTACIELI A ROMA?
Grattacieli
a Roma? Una disciplina per le altezze degli edifici
Roma,
13 aprile, ore 15,30
Piazza
S. Giovanni in Laterano 4 (Palazzo dei Canonici, Sala della Musica).
Unione
Cattolica Italiana Tecnici
Italia
Nostra (Sezione romana)
ARPE
– Federproprietà
introduce:
Pietro
Samperi (presidente UCITecnici)
Relatori:
Paolo Portoghesi (Università La Sapienza)
Carlo Ripa di
Meana (Presidente
Italia Nostra – Roma)
Massimo Cestelli
Guidi (Università
La Sapienza)
Vittorio Sgarbi (critico d’arte)
Coordina:
Marco Ravaglioli (giornalista)
Interventi
programmati:
Giovanni
Ascarelli (Presidente
Roma Metropolitane)
Claudia Conforti (Università Tor Vergata)
Livio De Santoli (Università La Sapienza)
Ettore Maria
Mazzola (Società
Internazionale Biourbanistica)
Giorgio Muratore (Università La Sapienza)
Camillo Nucci (Università La Sapienza)
Elio Piroddi (Università La Sapienza)
Franco Purini (Università La Sapienza)
Gianludovico
Rolli (Ordinario
di tecnica urbanistica)
Duilio Rossi (Presidente Ordine Ingegneri Roma)
Amedeo
Schiattarella (Presidente
Ordine Architetti Roma)
SALVIAMO I PLATANI DI ROMA DAGLI ARCHIASSASSINI... R.S.V.P.
Lettera di Hillel Schocken a Steve Jobs su Apple City
Lettera aperta al Sig. Steve Jobs | Apple Inc.
14 giugno 2011
Egregio Sig. Jobs,
attratto dalle meraviglie dell'iPad, lo scorso 7 giugno sono venuto ad assistere alla sua presentazione del nuovo Apple campus presso il consiglio della pianficazione di Cupertino. Il mio entusiasmo all'inizio della presentazione - in attesa che il tradizionale avanguardismo di Apple facesse la sua apparizione nei campi dell'Architettura e dell'Urbanistica - si è presto trasformata in una delusione profonda. Lei ha avuto perfettamente ragione ad affermare che la prevista capienza di 12.000 persone in un unico edificio è "piuttosto strampalata". Non che si tratti di un unicum. Ciascuna delle "torri gemelle" del distrutto WTC disponeva di una capienza ancora maggiore. Tuttavia, l'idea di un solo edificio circolare nel parco, anzi,di un "campus", è strampalata sotto più di un aspetto.
E' strampalata perché, dai tempi di "Vita e morte delle grandi città americane" di Jane Jacobs (pubblicato nel 1961), tutti sanno che dividere la città in zone monofunzionali, un uso noto come "zonizzazione", è una cattiva pratica urbana. I "parchi" industriali, perché è questo ciò che lei sta pianificando a Cupertino, sono abitati durante le ore di lavoro e abbandonati di notte, attirando ogni tipologia di rischio per la sicurezza. Sono enormi generatori di congestione del traffico nelle ore di punta, al mattino e al pomeriggio, e richiedono stradoni di grande ampiezza, che però restano vuoti durante la maggior parte del giorno e della notte.
E' strampalata perché, mentre l'umanità deve trovare il modo di ridurre le emissioni di CO2 da auto private, e di investire in mezzi efficienti di mobilità umana, Apple progetta un parcheggio enorme che incoraggerà i propri dipendenti a venire in auto al lavoro. Potrebbe pensare ad una alternativa alla costosa costruzione di un parcheggio sotto o sopra terra, incoraggiando il personale a vivere a una distanza pedonale dal posto di lavoro o, per chi vive un po più lontano, ad acquistare un Segway. Per coloro poi che sono ancora più lontani si potrebbe pagare il biglietto dell'autobus. Il costo complessivo per la società sarebbe assai più basso, e ancor di più per Apple.
E' strampalata, perché anche negli Stati Uniti le persone stanno cominciando a capire i mali della periferia e dello sprawl urbano, concezioni che appartengono entrambe alla metà del secolo scorso. Un progetto come il vostro, date le sue dimensioni, potrebbe segnare l'inizio di una nuova era urbanistica in America, un'epoca che antepone gli esseri umani alle auto, i pedoni agli automobilisti. Si potrebbe investire nella creazione di un vivace contesto pubblico, sotto l'egida di vie anziché di autostrade, dove la gente di Cupertino, compresi i dipendenti Apple, potrebbe incontrarsi, entrare in relazione, fare affari e interagire per il loro reciproco vantaggio. Invece, il suo progetto si limita a sostituire dei non-luoghi da parcheggio con non-luoghi "verdi".
Se, come lei ha detto, il vostro campus attuale è noioso, evidentemente non ha idea di quanto risulterà noioso il suo edifico-astronave dalla forma tondeggiante. Semplicemente uguale a se stesso da qualunque parte lo si guardi. Anche il vetro curvo avrà lo stesso aspetto da ogni angolo. Visto uno, visti tutti.
La pianta circolare non è nuova. E' stata già sperimentata, ed è dimostrato che crea reali problemi di orientamento. Non importa dove ti trovi, tutto sembra uguale. Quando passerà per Washington DC non perda una visita allo Hirshhorn Museum (1974) e alla sua ricca collezione di arte moderna. Se non l'hanno modificato dalla mia ultima visita, vedrà che ad un certo punto sara portato a chiedersi: sono già passato da qui prima? Ho raggiunto la fine della mostra? Ho già visto questo dipinto? Le consiglio anche di recarsi a Parigi, in Francia, dove è possibile visitare quello che una volta era un oggetto di ammirazione, ma che è tuttora causa di disorientamento: il terminal circolare 1 dell'aeroporto Charles De Gaulle (un altro vintage 1974!).
Inoltre, anche l'idea della costruzione del parco non è nuova. È l'idea disastrosa di Le Corbusier che travolse il mondo negli anni 30, e sembra avere ancora presa su di lei. È possibile visitare il deserto urbano di Brasilia, progettato a metà degli anni '50, nello spirito di Le Corbusier, per realizzare l'entità del disastro.
Nella presentazione è stato utilizzato il fin troppo spesso abusato termine "scala umana", dicendo che gli edifici progettati sul sito non supereranno i quattro piani di altezza, come se l'altezza di un edificio fosse l'unico fattore che definisce la "scala umana". Non sono mai stato a Cupertino, ma scommetto che non c'è una sola strada, lì, dall'atmosfera altrettanto buona (per l'uomo, non le auto) di quella che caratterizza la maggior parte delle strade di Manhattan - che è, nonostante i suoi edifici alti, molto più "a scala umana" di Cupertino.
Lei ha evitato di fare il nome dei suoi eccellenti architetti. Ad un certo punto, Sir Norman Foster è stato menzionato, ma lei avrebbe potuto selezionare qualsiasi altra archistar. Niente di sorprendente. Foster è un grande nome, adatto per il grande lavoro di un cliente conservatore. Egli è anche un grande tecnico che può facilmente far fronte ad alcuni chilometri di vetro curvo e di eccitanti strutture. Queste qualifiche sono molto importanti, ma per realizzare "il miglior edificio per uffici del mondo", avete bisogno di qualcosa di più. È vero, il mondo di oggi cerca divertimento e stravaganza, ma manca la qualità. Non solo la qualità nella costruzione e nei dettagli (che è molto importante, naturalmente), ma la qualità della vita. Si poteva sperare da un visionario come lei la comprensione che un edificio non deve soltanto servire le esigenze funzionali dei suoi occupanti. Un edificio buono, innanzitutto serve la comunità locale. Una comunità suburbana, definita da case private all'interno di giardini privati, non ha bisogno di un altro parco sovradimensionato. I suoi membri devono essere in grado di mescolarsi per strada, sedersi in un caffè, comprare qualcosa al negozio d'angolo, e fare tutto ciò passeggiando all'aperto lungo una strada, cioè non tra le lande desolate dello Stevens Creek Boulevard. Lo staff di Apple ha bisogno di qualcosa di più. I suoi dipendenti devono poter scegliere dove e cosa mangiare durante la pausa pranzo, e anche, sì, chi incontrare. Non è dunque certo il caso della migliore caffetteria interna di 3.000 mq, dove i lavoratori sono costretti a mangiare ogni giorno.
Ho visto edifici eccellenti, mediocri e anche cattivi ricevere le visite degli studenti di architettura. Sono veramente pochissimii quelli che continuano a essere visitati a dieci anni dalla loro costruzione. La sua astronave "strampalata" non raggiungerà quel limite di durata.
Visto che sono stato tanto critico fin qui riguardo al campus proposto dalla Apple, vorrei concludere con una nota positiva e di speranza. "Apple City" è ciò che lei desidera per Apple e Cupertino. Ora, il sito attuale è un inizio perfetto.
Lei potrebbe cominciare guardando le strade circostanti con l'occhio di chi desidera trasformarle in vie animate. Questi spazi pubblici costituirebbero le sue ancore in Cupertino. I suoi eccitanti edifici alla moda, molto probabilmente costruiti lungo queste strade, consentirebbero l'uso commerciale al piano terra, con usi misti di uffici e abitazioni nei piani superiori. Al fine di incoraggiare la gente a muoversi a piedi, occorrerebbe esaminare la dimensione della griglia stradale nella zona adiacente, e allinearvi nuove strade, in modo che le persone provenienti dalle zone residenziali circostanti siano incoraggiati a camminare attraverso il vostro spazio per raggiungere altri luoghi nei dintorni . Si potrebbe costituire una rete di edifici pubblici come ad es. una "Scuola Apple" un Apple "iSport," o un teatro (Apple "iShow") da utilizzare per gli eventi della Apple, presentazioni, e (perché no?) spettacoli pubblici. Rimarrebbe ancora spazio sufficiente per un parco pubblico destinato alla ricreazione sia del personale di Apple, che dei cittadini di Cupertino.
Apple, Google e Facebook capitalizzano sulla fondamentale necessità umana di contatto. L'abitato urbano - la città - li precede di alcuni millenni. Come per essi, la ragion d'essere di una città è quella di fornire ad ogni individuo una grande rete di contatti potenziali. Per quanto avanzati e potenti, Apple, Google, Facebook (e altre realtà simili ancora di là da venire) non potranno mai sostituire la città, ma ne saranno sempre il complemento.
Lei ha l'opportunità unica di guidare la pianificazione e lo sviluppo urbani in America e in tutto il mondo verso nuovi orizzonti. Un progetto d'avanguardia come questo attirerà visitatori da tutto il mondo. Lo acchiappi!
Cordiali saluti,
Hillel Schocken
Hillel Schocken dirige la Schocken Architects fin dalla sua fondazione nel 1978, impegnandosi in una grande varietà di progetti di alto livello, tra cui interventi urbanistici, musei, strutture educative, uffici, abitazioni, industrie e restauro. Membro di numerose giurie per premi e concorsi in Israele, ha insegnato nelle scuole di architettura di tutto il Paese e all'estero. Fino a poco tempo, ha servito come direttore della Scuola Azrieli di Architettura dell'Università di Tel Aviv. Nel 2000 Schocken è stato nominato curatore del padiglione israeliano alla Biennale di Architettura di Venezia dove ha esposto la sua originale teoria Urban - "Anonimato Intimo". Schocken è tra i fondatori del MIU - Movimento per l'Urbanistica Israeliana ed è presidente ad interim del Consiglio di amministrazione della "Stage Orchestra di Israele". Pubblica periodicamente articoli sulla stampa nazionale su argomenti di cultura generale e professionale.
Corso teorico-pratico a posti limitati. Per informazioni e prenotazioni: info@biourbanism.org
Seminario residenziale a posti limitati. Per informazioni e prenotazioni: info@biourbanism.org
Roma, 1 luglio 2011 - Cena degli Amici del Gruppo Salingaros
ROMA, IV LECTURE DI BIOURBANISTICA - info@biourbanism.org
Segnaliamo l'importante Convegno organizzato dalla nostra Witfrida Mitterer , Firenze, 21 Giugno 2011
Biourbanistica per il XXI secolo, Roma, 17 giugno 2011, ore 17,00
Nell'ambito di Thinkgreen ecofestival 2011, festa itinerante dedicata alla sostenibilità, a Roma dal 16 al 17 giugno, la Società internazionale di Biourbanistica curerà il seminario "Biourbanistica per il XXI secolo".
Durante la festa installazioni, spettacoli, performance, musica, intrattenimento e approfondimento sul mondo dell'ecologia e dello sviluppo sostenibile si susseguiranno per tre giorni, e, il 17 giugno l'evento si sposterà alla CAE - Città dell'altra economia, spazio da anni dedicato all'economia solidale e sostenibile, dove si svolgerà il seminario aperto a tutti e gratuito.
Interventi
* 17.00 "La città biofilica" a cura di Stefano Serafini;
* 17.30 "Arte, creatività e partecipazione per la costruzione della città pubblica. Riflessioni ed esperienze", a cura di Alessia Cerqua;
Appuntamento: venerdì 17 giugno 2011, ore 17,00
Città dell'Altra Economia Largo Dino Frisullo - ex mattatoio (fermata metro piramide) - Roma.
web thinkgreenfestival.wordpress.com | www.biourbanistica.com
ROMA - In difesa di via Giulia r.s.vp. info@biourbanism.org
ROMA PRINCEPS URBIUM - R.S.V.P. info@simmetria.org (prenotazione obbligatoria per accedere alla sala all'interno dei Musei Capitolini)
BOLOGNA - Demolire per ricostruire
La S.V. è invitata a partecipare all'incontro
DEMOLIRE PER RICOSTRUIRE
20 ANNI DI ESPERIENZE DI DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE IN PERIFERIE EUROPEE
prof. Gabriele Tagliaventi, Università di Ferrara
IL BORGO VIVO: UN ESEMPIO DI REDENZIONE DELLA PERIFERIA ITALIANA
prof. Ettore Mazzola, University of Notre Dame - School Architecture
DAL CORVIALE AL PILASTRO: COME COSTRUIRE NUOVI ECO-QUARTIERI URBANI
prof. Alessandro Bucci, A Vision of Europe
Moderatore del dibattito: dott. Stefano Serafini, Direttore della ricerca della Società Internazionale Biourbanistica
Concluderà l'incontro l'on. Teodoro Buontempo, assessore alla Casa e al Terzo Settore della Regione Lazio.
Sabato 7 maggio, h. 10.30 - Bologna, Villa Leona, via Larga, 25
DEMOLIRE PER RICOSTRUIRE
20 ANNI DI ESPERIENZE DI DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE IN PERIFERIE EUROPEE
prof. Gabriele Tagliaventi, Università di Ferrara
IL BORGO VIVO: UN ESEMPIO DI REDENZIONE DELLA PERIFERIA ITALIANA
prof. Ettore Mazzola, University of Notre Dame - School Architecture
DAL CORVIALE AL PILASTRO: COME COSTRUIRE NUOVI ECO-QUARTIERI URBANI
prof. Alessandro Bucci, A Vision of Europe
Moderatore del dibattito: dott. Stefano Serafini, Direttore della ricerca della Società Internazionale Biourbanistica
Concluderà l'incontro l'on. Teodoro Buontempo, assessore alla Casa e al Terzo Settore della Regione Lazio.
Sabato 7 maggio, h. 10.30 - Bologna, Villa Leona, via Larga, 25
PALERMO - NOI PER LO ZEN
Il Mondo sta cambiando, il Mediterraneo sta cambiando. Solo l’Italia resta immobile, paralizzata da un sistema capitalistico oligarchico e burocratico e, ad un tempo, mediatico-edonistico ripiegato sul passato.
Per questo bisogna ripartire dalle grandi Città, come Palermo, per scuotere il Paese.
Ma Palermo non potrà cambiare se non nascerà un progetto condiviso tra “centro” e “periferia, tra “borghesia” e “popolo”.
È questo l’inizio per Palermo: cambiare lo Zen come metafora del cambiamento di Palermo e del Paese.
La S. V. è invitata all’incontro presentazione dell’ipotesi di progetto del prof. Ettore Maria Mazzola, University of Notre Dame, School of Architecture.
“Rigenerare le periferie è possibile… e non costa!”
Interverrà padre Miguel A. Pertini, parroco dello Zen.
Palermo, 5 maggio 2011, ore 18:30. Grand Hotel Wagner, via Riccardo Wagner 2, Palermo
Per questo bisogna ripartire dalle grandi Città, come Palermo, per scuotere il Paese.
Ma Palermo non potrà cambiare se non nascerà un progetto condiviso tra “centro” e “periferia, tra “borghesia” e “popolo”.
È questo l’inizio per Palermo: cambiare lo Zen come metafora del cambiamento di Palermo e del Paese.
La S. V. è invitata all’incontro presentazione dell’ipotesi di progetto del prof. Ettore Maria Mazzola, University of Notre Dame, School of Architecture.
“Rigenerare le periferie è possibile… e non costa!”
Interverrà padre Miguel A. Pertini, parroco dello Zen.
Palermo, 5 maggio 2011, ore 18:30. Grand Hotel Wagner, via Riccardo Wagner 2, Palermo
Il pericolo di una catastrofe
nucleare in Giappone e la crisi libica costringono tutte le città a
interrogarsi sulla loro VULNERABILITÀ di fronte a una crisi energetica.
Cosa succederebbe alle città
italiane in caso di crisi energetica, di crisi petrolifera?
Come farebbero i cittadini a
sopravvivere davanti a una situazione stile AUSTERITY 1973?
A parità di condizioni economiche
e a parità di approvvigionamento energetico è, infatti, evidente che le città
si comportano differentemente a seconda della loro dispersione.
Più le città sono disperse più
aumenta la loro VULNERABILITÀ di fronte a una crisi energetica.
In particolare petrolifera.
I risultati della ricerca
condotta dal Laboratorio CivicArch dell'Università di Ferrara all’interno della
degli studi statunitensi sul V.I.P.E.R. (Vulnerability Index for Petrol Expense
Rise) dimostrano che il rischio è serio e occorre una nuova politica
urbanistica per le città italiane.
Meglio: una nuova
Bio-Urbanistica.
Un'urbanistica più vicina ai
principi di eco-sostenibilità e di sviluppo organico.
Come ha affermato il prof.
Gabriele Tagliaventi, direttore di CivicArch: “il problema della VULNERABILITÀ
al petrolio delle città italiane è un tema che interessa sia in chiave
economica sia in chiave ambientale.”
La ricerca, condotta su un
campione di oltre 120 città europee mostra un quadro allarmante anche per molte
città italiane. Mentre le “grandi” città sembrano reggere meglio la sfida,
quelle veramente in difficoltà sono le città medie e quelle piccole.
L'avere adottato nel corso degli
ultimi 50 anni un modello di crescita basato sulla dispersione, la bassa
densità e l'autocentrismo ha portato le città italiane a una situazione
prossima alla bancarotta: non ci sono più soldi per l'ordinaria
amministrazione.
Troppe sono le spese legate alla
gestione di un territorio urbanizzato poco popolato e troppo esteso.
Quanto incide sul deficit
nazionale la dispersione dei comuni?
Uno degli esempi più eclatanti è
quello di Bologna.
Il capoluogo emiliano conta
379.000 abitanti su una superficie urbanizzata di circa 9.000 ettari.
Sulla stessa superficie
urbanizzata a Torino vivono 900.000 abitanti con università, musei e la sede
della FIAT.
Sulla stessa superficie,
addirittura, a Parigi vivono 2.150.000 abitanti, con musei, 20 università, 7
stazioni ferroviarie. 14 linee di metropolitana.
Confrontando Bologna con comuni
di analoghe dimensioni demografiche: Bilbao, Palma di Maiorca, Nizza, risulta
che la stessa popolazione di Bologna vive a Bilbao su una superficie
urbanizzata di soli 2.000 ettari, a Palma di Maiorca su 7.500 ettari, a Nizza
su meno di 5.000 ettari
(incluse le seconde case e gli hotels che pesano più del 25% del totale).
Tutte le città della Pianura
Padana sono in una simile condizione di VULNERABILITA'.
Modena ha 180.000 abitanti su una
superficie urbanizzata di 4.000 ettari, mentre San Sebastian ha la stessa popolazione ma
su soli 1.800 ettari.
Verona ha una popolazione di
265.000 abitanti su una superficie urbanizzata di circa 14.000 ettari mentre
Gijon ha 275.000 abitanti su una superficie urbanizzata di soli 6.500 ettari.
Padova ha una popolazione di
212.000 abitanti su una superficie urbanizzata di 4.000 ettari mentre la
stessa popolazione a Oviedo è insediata su soli 970 ettari.
E' evidente che questa situazione
rende le città italiane medie e medio-piccole particolarmente VULNERABILI di
fronte a una possibile crisi energetica.
Sono troppo estese e la
popolazione non riuscirebbe a spostarsi a piedi o utilizzando il sistema di
trasporto pubblico.
Il TRASPORTO PUBBLICO è l'altra
nota dolente che risulta dalla ricerca.
Le città italiane sono
estremamente carenti di reti efficienti di TRASPORTO PUBBLICO.
La loro dispersione sul
territorio, infatti, rende estremamente costosa la realizzazione di sistemi
efficienti di tramvia e metropolitana.
Quali sono le cause di questa
situazione ?
Un modello sbagliato di crescita
urbanistica basato sull'adozione del sistema americano autocentrico:
- dispersione della popolazione
- concentrazione del commercio in
pochi, enormi, ipermercati periferici
La cura per questa situazione
patologica:
- la trasformazione delle aree
sub-urbanizzate in ECO-CITTà COMPATTE (ecocompactcity.org)
- l'introduzione di una corretta
densità
- l'introduzione di una rete
efficiente di TRASPORTO PUBBLICO
- il rafforzamento della rete del
COMMERCIO DI PROSSIMITÀ
Meglio si comportano le grandi
città.
Torino, Milano, Roma presentano
valori di compattezza decisamente migliori di quelli delle città medio-piccole.
Una più forte rete del commercio
di prossimità e un sistema di trasporto pubblico più integrato anche se sempre
carente rispetto alla media delle città europee.
In sintesi: se le cose vanno
bene, città più compatte permettono di ottimizzare le spese di gestione e avere
più risorse per investimenti produttivi.
Se le cose vanno male, città più
compatte permettono ai cittadini di andare al lavoro a piedi o utilizzando un
mezzo pubblico, di fare la spesa a piedi. Di consumare meno.
In altre parole, di sopravvivere
alla crisi.
ROMA - seconda lecture di biourbanistica - Per informazioni: info@biourbanism.org
ROMA, MILANO - Un invito da non perdere!
CENTO - IL PROGETTO PIEVE DI CENTO
BARLETTA - Convegno "La città sostenibile è possibile"
Sabato 12 Marzo 2011 presso il Circolo Unione di Barletta alle ore 9.30 l'AIBAT ha organizzato il convegno: "LA CITTA' SOSTENIBILE E' POSSIBILE" con la partecipazione di:
- Arch. Ettore Maria Mazzola - Professore di Urbanistica e Architettura presso la University of Notre Dame School of Architecture Rome Studies Program
- Ing. Salvatore Matarrese - Presidente ANCE Puglia
- Ing. Elio Loiodice - Presidente AIBAT
Siamo lieti di osservare che autorità civili, illustri colleghi e rappresentanti di importanti aziende costruttive nazionali, condividono ilmessaggio del Gruppo Salìngaros: che cioè le archistar sono il cavallo di Troia delle multinazionali, e che occorre invece tornare a costruire con scale economiche, materiali e tecniche locali per il bene di tutti.
Come le conferenze di Roma e di Palermo, anche l'incontro pugliese è stato un successo, che ha smosso pensieri e attività, risvegliando in un pubblico attento il desiderio di partecipazione civile. In Italia sta nascendo una nuova alleanza del costruire.
ROMA - Convegno Biourbanistica e Politica
A sinistra un momento della conferenza Biourbanistica e Politica, Sapienza Università di Roma - Aula Magna della facoltà di Ingegneria, 5 marzo 2011. Da sinistra: Stefano Serafini (ISB), Antonio Caperna (ISB), Oreste Rutigliano (Italia Nostra), Teodoro Buontempo (Ass. alla Casa della Regione Lazio), Enzo Scandurra (Univ. di Roma) e Giulietto Chiesa (Alternativa).
L'incontro, che inaugura le Lectures di Biourbanistica che si terranno nei prossimi mesi presso il Dipartimento di Architettura e Urbanistica per l'Ingegneria, ha destato grande interesse e generato un dibattito molto intenso che si è protratto fino alle 15:00.
PALERMO - Presentazione di un nuovo approccio rigenerativo alle periferie
Cuban Professor Julio Cesar Perez
Julio César Pérez: “The city must be dreamed, designed and conceived for
the future” - Interview
appeared in two parts in Cuban Art News, 6 January 2011.
Last month, on December 16, Cuban architect and urban planner Julio César Pérez (b. San Antonio, 1957) opened an exhibition of architecture and planning at the Eduardo Abela Provincial Gallery in the town of San Antonio de los Baños. Pérez, who graduated from Havana’s School of Architecture in 1982, has taught and lectured at Harvard University, the Boston Architectural Center, and the University of Toronto. He is the author of Inside Cuba (Taschen, 2006), The Island: Visions of Cuba (Editorial Samper, 2009).
Exhibitions on architecture and urbanism are not common in Cuba. What
encouraged you to present a decade of projects?
I really don´t remember any collective
exhibitions on architecture, except those done by the then-young college
graduates of the 1980s—myself among them—in 1987 (at the Development Center for
the Visual Arts, Plaza Vieja) and 1991 (at La Cabaña).
My
last solo exhibition took place in 2002 at the School of Design at Harvard
University. There, I presented a selection of 20 works and projects carried out
between 1989 and 1999. Previously, with architects Milvia Céspedes and Esteban
Martínez, I did an exhibition in San Antonio de los Baños during the 6th Havana
Biennial in 1997. In all cases, the intention was to keep architecture alive as
a calling, and to project a vision of this profession that continues the
tradition and the savoir faire that has characterized its practice in our
country during the past four centuries.
Now,
this need motivated me again. It is also useful to analyze a period of work, to
confront ideas and approaches, and above all, to show that architecture remains
one of the fine arts, if it is approached with a rigorous artistic perspective.
Your exhibition covers a broad variety of topics: personal residences,
cityscapes, the renovation of historic buildings, urban planning. Do they
correspond to a wide range of interests in architecture?
For me, the practice of architecture begins with the
relationship between the natural or cultural environment, which is an
indivisible whole, and the human being. The city is the most important element,
as it is an expression of human relationships and the essential cultural
archetype. My interests are broad, and I renounce the reductionist vision and
specialization that has done much harm to this profession everywhere. The
architect must always be a Renaissance man who acts responsibly in his or her
own time; he has to deal with both the eternal problems and the contemporary
conflicts arising from his concrete circumstances. This requires constant
study, above all for those devoted to teaching.
When approaching the house—a "traditional" theme and a
laboratory for Cuban architects—you seem to have used construction techniques
and skills already well-established in the popular repertoire.
The house is the point of departure, the subject
closest to human beings, to architects. I believe that students should learn
how to design a house before anything else. Many young architects do not know
how, and that is lamentable; they don´t even have an accurate idea of what a
home is, what their home is. It’s a good
teaching exercise. The scale lets you start with
a general idea and move on to details—to start from a specific situation in
terms of location, spatial relations, functional requirements, program,
context, purpose, and then arrive at the details.
It
is a process that enables learning. It is imperative to design well, to build
well—it is an ancient and still-valid lesson. Tradition
provides the necessary instruction from which architects can explore and
innovate, and find their own language beyond fashion and trends.
On the other hand, in Cuba there are not many options
with respect to the use of non-traditional construction techniques and
materials—most of all in housing. The total and repeated failure of
prefabrication has been the most eloquent factor in favor of a return to traditional
building techniques.
The loss of this work [designing houses] is, moreover,
one of the factors that have affected the prestige of the profession. This is
sad, as the construction industry in this country has been distinguished by a
high level of skill, which reached its peak during the 1950s. I learned rigor,
discipline, and craft by working with my father, an excellent bricklayer and
master builder.
In
your plan for Havana’s future growth and development, what do you see as the
key elements?
The
plan is based on a decalogue, a ten-point program that summarizes a set of
interrelated, integral ideas. They must be considered together, based on their
obvious relationship and the need to tackle them all with the greatest economy
of time and resources.
1.
Waterfront Redevelopment. This will give the city a new image and will allow us
to take the most extensive and intensive advantage of its coastline. Mixed-use
buildings are foreseen: cultural and
commercial uses on the ground floor and residential use on the floors above.
This establishes a continuity with the traditions of the city in this regard,
and offers a model in line with European traditions based on outdoor cafes, art
galleries and restaurants, bars, shops, and bazaars.
On
the other hand, there’s the Port of Havana sector, whose regeneration is a
model for the entire city. We intend to turn this area into a modern commercial
and sports center that will contribute to a new image of the city and permit
the re-creation of its history, the recycling of its economic functions, and
increase the attractiveness of the capital in general.
2.
A Stronger Polycentric Approach. This is essential. It includes the creation of
new urban centers in proposed development facilities to the west (site of the
former Columbia airfield) and east. This approach reduces the city’s expansion
to its peripheries, limiting the need for excessive traffic and travel.
3.A New Public Transportation System. This will
provide an efficient and rational use of existing and proposed road
infrastructure, and makes it possible to have varied and modern means of
transportation (train, buses, cars) that don’t pollute the environment. The
plan includes surface and underground transportation, and one of its
branches calls for the construction of a tunnel parallel to the coastline,
which will create a promenade along the coast from Jaimanitas to Cojimar.
4.Infrastructure
Upgrading. At present, the city’s infrastructure is outdated, totally
inadequate and insufficient. This upgrading will give
Havana improved and expanded water services, electricity, sewerage, telephone,
high speed internet, and other services. An increase in public space is planned to respond to the idiosyncrasies of Cuba, its
customs and traditions. In the coastal area and the bay a buffer zone will be
established, which will contain a possible rise in sea level due to climate
change resulting from global warming.
5.Social and Cultural Integration. The culmination
of a full use of the city, its neighborhoods and spaces by all people, with
free access to all facilities and buildings.
6.
Environmental Safety and Increase in Green
Areas.
7. A New Image of the City. This speaks to the city’s
transformation and vitality as a result of urban and civic actions.
8. The Revitalization
of Roadways and Other Routes at the City Level.
9. Mixed Use. This is part of the tradition of the
city. It provides the vitality and variety necessary for urban life by
combining various functions that address different social groups.
10.A Broad View Combined with Detailed Urban
Design. The city must be dreamed, designed and conceived for a future that
transcends the mark of a particular era, and its construction results from the
efforts and intervention of several generations. The urban plan should propose
projects of different scales that could be built at various points in time, and
whose flexibility accepts transformations as circumstances require.
What makes this project different from others that preceded it?
We propose a holistic and integrated vision. The
previous plans did not consider Havana for what it is: a whole, a territory
with a particular ecosystem that arises from its geographical condition, its
idiosyncrasies, and its culture. For the first time in history, and this is
perhaps its greatest merit, this Master Plan conceives and develops ideas to
transform the capital city in the short, medium, and long term, and to turn it
into a modern city that honors its long history and expresses its continual
process of change.
Unlike the plans outlined in the colonial period,
which were of a military nature; those of the Republic, which were fragmented
and limited only to certain areas; and those made by the Planning Department
during the revolutionary period, which were dictated by the government and its
priorities, the Master Plan for Havana of the
21st Century seeks to preserve the values of the existing city while
emphasizing the need to create new economic and urban values.
In
addition, this plan does not follow any government dictates or orders. It is a
labor of love for the city, done at no charge. It is a gift, a personal
contribution.
How
would you characterize the current state of architecture in Cuba? Where do its
essential conflicts lie?
The current state of
architecture is pitiful. No attention is given to the quality of projects or
what is built, which results in a great waste: of land, resources, talent and
time. This demonstrates ignorance and apathy. There is no system of values that
differentiates architecture from simple construction. The conflicts begin in
the schools: teachers don’t have the required professional authority and
prestige, as they don´t have bodies of work that validate their careers. The
teacher should be an example. When teaching it is necessary to know and learn,
to have a work experience, a solid culture. For this reason, a new graduate
cannot teach, as they have no professional experience, no teaching skills. This
is a serious mistake.
The lack of a guide, with
proven credentials and an established reputation based on academic and
professional merits—essential for filling leadership positions at the school
and departments levels—has contributed to the inadequate training of several
generations of architects.
The profession of architecture
demands sacrifice and dedication beyond the necessary and indispensable calling
or sense of vocation. The subsequent motivation is part of the task of teachers
whose conduct and work should serve as a model for future architects. Another
factor is the lack of a professional practice that contributes to gradual,
progressive training that teaches one to correct mistakes.
Another
element is the uncritical assimilation of foreign projects and the rejection of
Cuban architects in favor of foreign professionals of questionable reputation.
The investment process is fraught with negative views and great corruption.
This has contributed to the loss of authority and prestige for local
architects—abandoned by institutions established to ensure their interests—and
a loss of self-esteem and personal and professional dignity. The assignment of
projects and jobs to foreign entities without formal competition not only
involves excessive costs but invites the ideological dangers of globalization,
which ignores culture, history and the profession itself. Other models and
patterns have already been implemented.
Examples abound, all bad. They range from the hotels
built by the Spanish hotel chain Meliá (Havana, Cohiba, Varadero) to those made
for other hotel chains: Novotel or LTC in Monte Barreto, for the Dutch Grand
Tulip (Central Park), the estate buildings (for investors in Monaco) at the 5th
Avenue, or those built in Monte Barreto (like the Miramar Trade Center). In
this area, ignorance about traditional urban design appears to have been collected
and summarized, unable to assimilate either the values of context, natural and
built, or mixed use. These projects fail even in the proper orientation of the
buildings and their spatial relationships, leading to the devaluation of one of
the few green areas in Havana.
On the level of pure architecture, buildings lack the
most basic quality of design and demonstrate a lack of mastery of scale and
material use. It seems that hotels have established an award competition to
emulate the worst building constructed by their predecessors. Among them are
the Russian embassy and the dysfunctional Triton and Neptune hotels.
Along with your projects, you also conduct intensive workshops with
architecture students. Which is the greater challenge: creating a “school
around a teacher” or around concrete reality?
Both.I prefer to describe an experience in the
process of the creation of the National School of Planning and Architecture,
which has bet on the city, its monuments, but also its buildings sensitively integrated
into their surroundings. In Havana, there are many examples from all eras,
ranging from the Morro Castle, where the rock and the building fuse
harmoniously, to the palaces of the late 18th century—an urban architecture of
extraordinary value.
The workshops already held as Havana Charette convene,
encourage, propose, and express a willingness to invite all without excluding
anyone. They seek to establish a tradition (and there have been four
consecutive workshops) of consultation: to show what has been done,
without bias. The important thing is to transmit
to students a love for the city and its surroundings as well as a
responsibility towards it and its future, if we want Havana to remain the
magical, poetic and magnetic city that captivates everyone with its charm,
illuminates the way with its planning, and inspires with its architecture.
Reality imposes challenges, but we must distinguish between circumstantial and
temporary challenges and the real, truly critical challenges.
Do
you believe in an architecture of the “author”—known in the U.S. as
“starchitecture?”
The
“author” architecture is a fallacy, an architecture oriented toward the object,
not toward the city. Generally, works created by architects who are famous for
being iconoclastic don´t endure. Or very few survive the passage of time or
judicious, objective criticism when analyzed in their contexts, and not in
magazines and books handled by skilled photographers.
The
fact is that only a small group of architects survive objective criticism, and
that’s true everywhere. I think that among them are Frank Lloyd Wright and
Louis Kahn, of those from the past. Among the current ones is Renzo Piano,
whose rigor in design and construction exceeds the rest. And perhaps the
Japanese Tadao Ando. There is a lot of junk built in the name of “architecture
of the author.”
The
biggest problem caused by this way of doing things is the damage to the
mentality and training of students, because it introduces patterns of imitation
favored by ignorant teachers, who are lacking in visual culture and unable to
develop their own personal work.
The
maturity of an architect, I believe, is to learn so that their work is not
weighted down by the architecture of “another author.” It is the greatest
challenge and a great test of intellectual honesty.
Recently,
you had a long and intense journey as a lecturer in U.S schools and
universities. How would you describe the U.S. approach to Cuba’s architectural
heritage and its future transformations?
There
is great admiration and great appreciation for Cuba’s architectural heritage
and the values of Havana. A great respect. I feel very proud, very happy when I
speak of Havana, its architecture, its urbanism, which is intact so far despite
those lost buildings. That’s why it’s so important to conserve the city beyond
any building or group of buildings.
People
encourage me in my job. They recognize it. I talk about Havana with love and
great admiration. Everyone wants to see Havana, wants to come to Havana. Those
who have been here want to return. It also stems from the fact that our nation
is older, from its European roots—and let´s remember that towns and cities in
Cuba were founded by Europeans—which is undoubtedly of enormous value. Spanish
urban planning was of high quality and
this, combined with the necessary adaptation to our climate, our geography, and
other characteristics (like the availability of materials) produced a
vernacular architecture of great value. In its essence, ‘vernacular’ means
anonymous creators—the antithesis of the “architecture of the author” concept.
Moreover, in North America, there are only a few
historic cities, and people recognize the historic values that are treasured in
Havana along with architectural and urban values.
Many architecture professionals, and people in general
have expressed their concern for future changes to the city, through the
emergence of the market sensibility and the possibility of losing Havana by
changing its seductive and romantic image. When I talk about it I always say
that this fits the concept of the Master Plan for 21st-Century Havana.
BOLOGNA - Lo stadio Dall'Ara per la città
La presentazione del libro “La costruzione e la
ristrutturazione di impianti sportivi e stadi” curato da Chiara Alvisi per i
tipi della ESI, che si terrà venerdì 14 gennaio 2011, alle ore 17,30, presso la
Libreria Feltrinelli di Piazza di Porta Ravegnana sarà l’occasione di un
pubblico dibattito sul futuro dello Stadio Renato Dall'Ara che segna l'inizio
di una nuova fase della vita civica di Bologna.
Il libro, infatti, raccoglie gli atti del Convegno
organizzato dalla curatrice nel settembre 2009 presso l'Aula Absidale S. Lucia
dell'Università di Bologna e il progetto per la ristrutturazione dello stadio
Dall'Ara e la costruzione della nuova CITTA' DELLO SPORT DI BOLOGNA, elaborato
da Gabriele Tagliaventi con il Laboratorio Civicarch dell’Università di
Ferrara.
Si tratta di un momento importante e dell'avvio di un nuovo
metodo di partecipazione democratica alla vita della città.
Importanti esponenti della vita politica bolognese – e i
candidati a sindaco finora presentatisi – saranno chiamati a dibattere su un
progetto concreto di riqualificazione della città.
Un progetto che è stato presentato nel 2009 per offrire
alla città un'alternativa all'esodo del Bologna dalla sua città natale, per
offrire un futuro allo stadio Dall'Ara -il più grande d'Europa al tempo della
sua realizzazione- e per iniziare un percorso virtuoso di Rinascimento Urbano
della perifera di Bologna all'interno di un grande disegno di sviluppo della
città dopo lunghi anni di declino.
Infatti, la città che nel 2009 sembrava voler abbandonare
la sua squadra di calcio per un comune della provincia ha perso nel corso del
periodo 1971-2011 la stessa popolazione della città di Ferrara: 130.000
abitanti.
Nel 1971 Bologna era vicina ai 500.000 abitanti e oggi
supera di poco i 370.000.
Nello stesso periodo, due città come Bilbao e Nizza
passavano da 250.000 abitanti a 370.000.
In un momento in cui si parla di Federalismo fiscale,
appare evidente che è assolutamente vitale invertire questa tendenza e iniziare
una nuova fase di Rinascita.
E la Rinascita può partire proprio dalla ristrutturazione
dello Stadio Dall'Ara e dalla costruzione della CITTA' DELLO SPORT.
Offrire al Comune di Bologna la possibilità di riqualificare
una parte della sua periferia, contribuire alla rinascita del quartiere con
l'inserimento di attività miste 24 ore su 24, offrire al Bologna Calcio uno
stadio moderno, interamente coperto dove le famiglie possano andare
tranquillamente, rivitalizzare l'intera area con appartamenti, negozi, cinema,
wellness center, uffici, il Museo del Bologna 1909.
Un vero progetto integrato di un vero distretto sportivo.
Una vera CITTA' DELLO SPORT in cui i cittadini possano recarsi quotidianamente
riconoscendo tutti i caratteri della migliore Bologna. Un distretto integrato
in cui si possa andare allo stadio attraversando la strada a piedi, prendendo
un mezzo pubblico, utilizzando il nuovo Tram che dovrebbe collegare Casalecchio
con la Stazione Centrale.
Una CITTA' DELLO SPORT dove si possa andare allo Stadio e,
poi, cenare al ristorante, andare al cinema, fare shopping.
Ma una CITTA' DELLO SPORT dove si possa anche abitare,
offrendo la possibilità alle giovani coppie di rimanere a Bologna e
incentivando l'arrivo a Bologna di nuovi residenti-contribuenti, attirati dalla
qualità di un quartiere a misura d'uomo.
Un esempio per la Rinascita dell'intera città.
Un sistema operativo per permettere al Bologna 1909 di
essere una società all'avanguardia, proprietaria di uno Stadio UEFA abilitato
alle manifestazioni internazionali
http://www.federossoblu.com/it/articoli/primo-piano/812-interviste-a-vittorio-casale-e-gabriele-tagliaventi.html
http://radio.rcdc.it/archives/il-nuovo-stadio-e-il-dallara-ristrutturarlo-puo-essere-un-affare-36041/
http://www.tuttomercatoweb.com/bologna/?action=read&idnet=emVyb2NpbnF1YW50dW5vLmNvbS0xMzA2
SAN PIETROBURGO, RUSSIA - Sulla RMJM, o il crepuscolo degli dei
Il mostruoso progetto di costruire un grattacielo di 403 metri nel centro di S. Pietroburgo, in Russia, è stato cancellato da un ukaz presidenziale ( http://rt.com/politics/gazprom-skyscraper-moved-petersburg/ ).
Secondo il quotidiano The Guardian, la società incaricata di realizzare lo Okhta Centre, la multinazionale RMJM con base in Scozia, naviga in cattive acque. Il giornale sottolinea la relazione esistente tra questa compagnia e l'economia finanziaria fasulla giunta alla crisi. Poiché la notizia è di un mese fa ( http://www.guardian.co.uk/artanddesign/2010/nov/21/will-alsop-rmjm-fred-goodwin ), viene da chiedersi se non esista un rapporto tra la decisione di Medvedev di bloccare il progetto pietroburghese (una scelta politica eccellente, peraltro, davanti al pubblico russo e internazionale, e un grande guadagno d'immagine), e il declino finanziario della RMJM.
A ogni modo, il presidente russo ha deciso di stare dalla parte della popolazione, degli intellettuali e della stessa UNESCO, la quale aveva minacciato di depennare S. Pietroburgo dalla lista dei Patrimoni dell'Umanità ove la torre fosse stata costruita. Ha dato così un forte segnale a tutti gli altri Paesi nei quali è in corso la costruzione di grattacieli. Gli investimenti pseudo-keinesiani degli anni '80 e '90 in torri enormemente dispendiose ed energivore, che impongono alle città geometrie iperumane, e in fondo anti-umane (Baudrillard avrebbe parlato di economia politica del Segno), non sono altro che il pericoloso colpo di coda della crisi finanziaria globale, l'ultimo strumento del potere finanziario per violentare la politica, dentro lo stesso spazio delle comunità. Non è un segreto che simili edifici, enormi ed inutili, lungi dal rappresentare un frutto della follia, sono al contrario una forma di "riciclaggio del potere", realizzato distruggendo denaro, ambiente e società.
Diversi studiosi aderenti al New Urbanism, al Gruppo Salingaros, e alla Società Internazionale di Biourbanistica hanno più volte ammonito da un punto di vista scientifico, con studi e scritti, contro questa tipologia costruttiva. Le alte e vane torri, come ogni architettura fuori scala rispetto alla misura umana, danneggiano gravemente non soltanto l'economia (come si è visto a Dubai e in Grecia), ma la società stessa, la salute dei cittadini, e la loro libertà politica. Vi è dunque ragione di gioire insieme agli abitanti di S. Pietroburgo e ai maggiori intellettuali russi, per la decisione di bloccare la costruzione dell'Okhta Centre; e anche di augurarsi che l'assunzione di responsabilità della guida politica russa su questo argomento scottante, venga seguita da altri leader nel mondo.
Stefano Serafini
Secondo il quotidiano The Guardian, la società incaricata di realizzare lo Okhta Centre, la multinazionale RMJM con base in Scozia, naviga in cattive acque. Il giornale sottolinea la relazione esistente tra questa compagnia e l'economia finanziaria fasulla giunta alla crisi. Poiché la notizia è di un mese fa ( http://www.guardian.co.uk/artanddesign/2010/nov/21/will-alsop-rmjm-fred-goodwin ), viene da chiedersi se non esista un rapporto tra la decisione di Medvedev di bloccare il progetto pietroburghese (una scelta politica eccellente, peraltro, davanti al pubblico russo e internazionale, e un grande guadagno d'immagine), e il declino finanziario della RMJM.
A ogni modo, il presidente russo ha deciso di stare dalla parte della popolazione, degli intellettuali e della stessa UNESCO, la quale aveva minacciato di depennare S. Pietroburgo dalla lista dei Patrimoni dell'Umanità ove la torre fosse stata costruita. Ha dato così un forte segnale a tutti gli altri Paesi nei quali è in corso la costruzione di grattacieli. Gli investimenti pseudo-keinesiani degli anni '80 e '90 in torri enormemente dispendiose ed energivore, che impongono alle città geometrie iperumane, e in fondo anti-umane (Baudrillard avrebbe parlato di economia politica del Segno), non sono altro che il pericoloso colpo di coda della crisi finanziaria globale, l'ultimo strumento del potere finanziario per violentare la politica, dentro lo stesso spazio delle comunità. Non è un segreto che simili edifici, enormi ed inutili, lungi dal rappresentare un frutto della follia, sono al contrario una forma di "riciclaggio del potere", realizzato distruggendo denaro, ambiente e società.
Diversi studiosi aderenti al New Urbanism, al Gruppo Salingaros, e alla Società Internazionale di Biourbanistica hanno più volte ammonito da un punto di vista scientifico, con studi e scritti, contro questa tipologia costruttiva. Le alte e vane torri, come ogni architettura fuori scala rispetto alla misura umana, danneggiano gravemente non soltanto l'economia (come si è visto a Dubai e in Grecia), ma la società stessa, la salute dei cittadini, e la loro libertà politica. Vi è dunque ragione di gioire insieme agli abitanti di S. Pietroburgo e ai maggiori intellettuali russi, per la decisione di bloccare la costruzione dell'Okhta Centre; e anche di augurarsi che l'assunzione di responsabilità della guida politica russa su questo argomento scottante, venga seguita da altri leader nel mondo.
Stefano Serafini
ROMA - Il Gruppo Salìngaros al Convegno “Ritorno alla città / Back to city life” Roma, Ara Pacis, 1-2 Dicembre 2010
di Stefano Serafini
Con largo anticipo –
era il 1976 – Jean Baudrillard previde la nascita della Green Economy e smascherò la sottostruttura finanziaria della
“sostenibilità”. Ciò non impedì lo spettacolo, e oggi in Architettura ammiriamo
falansteri “capolavori urbanistici”, grattacieli “ecologici”, accessori
tecnologico-industriali “sostenibili”, devastazioni territoriali “a misura
d’uomo”.
La proposta dal
Gruppo Salìngaros nasce dalla constatazione che la transizione che stiamo
vivendo, di cui la crisi economica, dell’acqua, e del petrolio, è solo un
assaggio, spazzerà via il teatro dei doppi vetri industriali e delle auto
elettriche. Occorre perciò andare a monte, a una sostenibilità strutturale: immaginale, psichica, etica, sociale,
economica, politica. Occorre recuperare, momento per momento, l’ordine di
natura che precede e quindi determina il benessere dell’ecosistema. Un ordine
che viene identificato innanzitutto dal benessere integrale della persona
umana, senza distinzioni di classe o cultura e senza artificiose derive
consumistiche che gerarchizzino l’accesso alla vita.
Per ottenere tale
misura non si può usare il dogma di scuola, l’ideologizzazione estetica,
interna a una visione antropologica seicentesca ormai vistosamente fallita.
Occorre un nuovo metodo scientifico, cioè aperto e verificabile, che ad es.
preveda la partecipazione degli abitanti alla progettazione (P2P Urbanism), con particolare
riferimento alle reazioni dei sistemi neurofisiologici (Biofilia). Ci riferiamo
a nuovi paradigmi epistemologici che superano il concetto ingenuo di
oggettività lineare, dal quale deriva una progettazione disastrosa per la vita,
con una logica “ad albero” dall’alto verso il basso. E ci riferiamo alla
straordinaria complessità urbana che può essere validamente affrontata
imparando dal ritorno delle leggi della forma in Fisica, Chimica, Biologia,
Informatica, ecc., facendo collaborare gli architetti e gli urbanisti con
specialisti di frontiera di altre discipline, come già avviene nella
Biourbanistica.
Gli studi sulla
sociogeometria urbana di Nikos Salìngaros sono certamente all’avanguardia in
tal senso, come peraltro sono strumenti indispensabili la morfometria urbana di
Sergio Porta, le analisi urbanistiche post-petrolio di Gabriele Tagliaventi e
Alessandro Bucci, il recupero del senso isomorfico delle tecniche tradizionali
di Ettore Mazzola, ecc. Ma è chiaro che
la forza di tali idee poggia sul cambiamento di una mentalità complessiva.
L'incontro “Ritorno
alla città” (Roma, 1-2 dicembre 2010), voluto dal comune di Roma per discutere
delle periferie, ha luogo paradossalmente presso un edificio che è la
contraddizione costruita dell'approccio necessario a sanare il dramma sociale
ed ecologico delle periferie, cioè la milionaria Teca dell'Ara Pacis di Meier, da
noi più volte contestata, eretta sull’ormai perduto Porto di Ripetta. Per
fortuna, almeno, non ospita questa volta costose archistar la cui presenza
costituiva il vertice della contraddizione, una autentica beffa per gli
abitanti degli slab della Capitale e
d'Italia. Dopo due anni di opposizione innovativa e multidisciplinare al
modello antropologico – e poi sociale, economico, politico – che ha generato
un'urbanistica distruttiva delle relazioni sociali e della qualità della vita,
il Gruppo Salìngaros è presente con la pia speranza che possano essere ascoltate
le proposte di un’architettura umile, funzionale, vincente: quella della vita.
Siamo però al convegno anche perché le nostre idee stano avendo risonanza, e c’è
chi nel mondo degli affari se ne appropria in modo opportunistico, banalizzandole.
Abbiamo dedicato molti sforzi per riportare l'urbanistica al centro di un'attenzione culturale critica, strappandola ai dibattiti per specialisti, e siamo fieri di continuare la nostra battaglia per svelare il valore politico dello spazio e della sua gestione; della fondazione di un nuovo criterio architettonico; della partecipazione nell’organizzare lo spazio civico; di una visione scientifica dei bisogni di connessione degli esseri umani.
OSTIA LIDO, ROMA - Collaborazione UNESCO
La Società Internazionale di Biourbanistica confermata tra i partecipanti alla Settimana UNESCO 2010 dedicata all'educazione allo sviluppo sostenibile
La Società Internazionale di Biourbanistica - una delle realtà sviluppatesi dal Gruppo Salìngaros - è stata confermata tra i partecipanti alla Settimana UNESCO 2010 dedicata all'educazione allo sviluppo sostenibile (8-14 Novembre).
A tal riguardo, l'UNESCO organizza il Convegno inaugurale SAVE THE DATE, dedicato al problema della Mobilità (Focus 2010) presso il Chiostro della Facoltà di Ingegneria (San Pietro in Vincoli), Roma, Università La Sapienza, il 5 novembre 2010, ore 10:00-18:00. Ingresso libero.
La Società Internazionale di Biourbanistica - una delle realtà sviluppatesi dal Gruppo Salìngaros - è stata confermata tra i partecipanti alla Settimana UNESCO 2010 dedicata all'educazione allo sviluppo sostenibile (8-14 Novembre).
A tal riguardo, l'UNESCO organizza il Convegno inaugurale SAVE THE DATE, dedicato al problema della Mobilità (Focus 2010) presso il Chiostro della Facoltà di Ingegneria (San Pietro in Vincoli), Roma, Università La Sapienza, il 5 novembre 2010, ore 10:00-18:00. Ingresso libero.
SABAUDIA - Salvare la piazza!
Piazza del Comune... e dintorni. Restauro o Restyling? Incontro aperto.
Sala Consiliare del Palazzo Comunale di Sabaudia, 24 Ottobre 2010, h. 10:30
Intervengono:
Qui sotto la locandina scaricabile
Sala Consiliare del Palazzo Comunale di Sabaudia, 24 Ottobre 2010, h. 10:30
Intervengono:
- Dott. Stefano Serafini, direttore del Gruppo Salingaros e direttore ricerche della Società Internazionale di Biourbanistica
- Arch. Pietro Cefaly, Direttore della Casa dell'Architettura di Latina
- Dott. Antonio Turri, Responsabile regionale associazione Libera
- Dott.ssa Ebe Giacometti, Consigliere nazionale Italia Nostra
Qui sotto la locandina scaricabile
Title text block
Salviamo la piazza di Sabaudia
A giudicare dal rendering del progetto di “restauro” della Piazza di Sabaudia, una delle piazze più importanti del Novecento italiano, sta per essere compiuto un nuovo sacrificio alla volgarità banale della moda, sulla scia di tante altre menomazioni degli spazi urbani italiani soggetti al malgusto di tecnici e amministratori. Il nuovo arredo urbano (ma così nuovo da parere uguale a quello di centinaia di altre piazze italiane deturpate) ridefinisce con pali e tende da centro commerciale uno spazio di cui lo stesso Pier Pasolini riconobbe la dignità umana e paleoindustriale. Si pretende di rendere contemporaneo – cioè consumista – uno spazio la cui profonda poesia risiede invece proprio nell’incantata impermeabilità al totalitarismo dell’immagine. La Piazza di Sabaudia, sul crinale ambiguo del Razionalismo Italiano posto tra umanità e iper-realtà, proprio come la città seduta tra il mare e la terraferma, e la sua storia incastonata tra il sogno civile e la barbarie politica, è una trincea. Se verrà espugnata avremo perso un altro pezzo d’Italia.
Mercoledì 13 ottobre 2010 , alle ore 11,00, si è svolta presso la sede di Italia Nostra Roma-Lazio la conferenza stampa sulle vicende collegate al progetto di “riqualificazione” della piazza del Comune di Sabaudia. All’incontro con la stampa hanno partecipato Cesare Crova (Presidente Regione Lazio Italia Nostra), Ebe Giacometti ( Consigliere Nazionale Italia Nostra) , prof. Giorgio Muratore (Facoltà Architettura – La Sapienza, Roma ), dr. Stefano Serafini (Direttore Gruppo Salingaros), rappresentanti del Movimento di Cittadini Sabaudia per Sabaudia e rappresentanti dei commercianti della cittadina.
Nell’incontro Italia Nostra ha dato voce alle migliaia di firmatari dell’APPELLO in corso di sottoscrizione che ribadisce la necessità di garantire a Sabaudia un restauro conservativo che restituisca alla piazza del Comune la sua bellezza originale, riscattando il suddetto spazio urbano da abusi stratificatisi negli anni.
Italia Nostra chiede al Ministero dei Beni culturali:
1) di riconsiderare il parere espresso dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici della provincia di Latina in sede di conferenza di servizi del 19.03.2010. Nel parere non è prescritta l’eliminazione totale della scala abusiva, né il cambiamento di quote del piano stradale, né l’utilizzo di materiali rispettosi del progetto originale.
2) Di sottoporre il progetto al Consiglio Superiore per i Beni Culturali del Mibac per ottenere un parere di merito sull’importanza culturale nazionale di “Sabaudia, città di Fondazione” .
Italia Nostra Regionale Lazio chiede al Governatore della Regione Lazio Renata Polverini di riconsiderare il finanziamento al Comune di Sabaudia di ca. 2.000.000 di euro per questo progetto di cosiddetta “riqualificazione” della piazza. In tempi di “crisi” siamo sicuri che il Governatore del Lazio saprà valutare o meno la congruità dei suoi investimenti.
Per informazioni: Cesare Crova 3394588513, Ebe Giacometti 3472600163, Mirella Belvisi 3381137155
Seminario sulla Trasformazione delle Periferie in Eco-Città Giardino Casi di Studio Statunitensi e Europei. Il Corviale.
21 ottobre 2010 Università degli Studi di Ferrara, Facoltà di Ingegneria Via Saragat 1, aula 2 ore 15
Organizzato da A Vision of Europe, Civicarch-Università di Ferrara, Gruppo Salìngaros, International Society of Biourbanism, Eco Compact City Network
Qui sotto il programma e una presentazione più dettaglata:
A giudicare dal rendering del progetto di “restauro” della Piazza di Sabaudia, una delle piazze più importanti del Novecento italiano, sta per essere compiuto un nuovo sacrificio alla volgarità banale della moda, sulla scia di tante altre menomazioni degli spazi urbani italiani soggetti al malgusto di tecnici e amministratori. Il nuovo arredo urbano (ma così nuovo da parere uguale a quello di centinaia di altre piazze italiane deturpate) ridefinisce con pali e tende da centro commerciale uno spazio di cui lo stesso Pier Pasolini riconobbe la dignità umana e paleoindustriale. Si pretende di rendere contemporaneo – cioè consumista – uno spazio la cui profonda poesia risiede invece proprio nell’incantata impermeabilità al totalitarismo dell’immagine. La Piazza di Sabaudia, sul crinale ambiguo del Razionalismo Italiano posto tra umanità e iper-realtà, proprio come la città seduta tra il mare e la terraferma, e la sua storia incastonata tra il sogno civile e la barbarie politica, è una trincea. Se verrà espugnata avremo perso un altro pezzo d’Italia.
COMUNICATO STAMPA
Mercoledì 13 ottobre 2010 , alle ore 11,00, si è svolta presso la sede di Italia Nostra Roma-Lazio la conferenza stampa sulle vicende collegate al progetto di “riqualificazione” della piazza del Comune di Sabaudia. All’incontro con la stampa hanno partecipato Cesare Crova (Presidente Regione Lazio Italia Nostra), Ebe Giacometti ( Consigliere Nazionale Italia Nostra) , prof. Giorgio Muratore (Facoltà Architettura – La Sapienza, Roma ), dr. Stefano Serafini (Direttore Gruppo Salingaros), rappresentanti del Movimento di Cittadini Sabaudia per Sabaudia e rappresentanti dei commercianti della cittadina.
Nell’incontro Italia Nostra ha dato voce alle migliaia di firmatari dell’APPELLO in corso di sottoscrizione che ribadisce la necessità di garantire a Sabaudia un restauro conservativo che restituisca alla piazza del Comune la sua bellezza originale, riscattando il suddetto spazio urbano da abusi stratificatisi negli anni.
Italia Nostra chiede al Ministero dei Beni culturali:
1) di riconsiderare il parere espresso dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici della provincia di Latina in sede di conferenza di servizi del 19.03.2010. Nel parere non è prescritta l’eliminazione totale della scala abusiva, né il cambiamento di quote del piano stradale, né l’utilizzo di materiali rispettosi del progetto originale.
2) Di sottoporre il progetto al Consiglio Superiore per i Beni Culturali del Mibac per ottenere un parere di merito sull’importanza culturale nazionale di “Sabaudia, città di Fondazione” .
Italia Nostra Regionale Lazio chiede al Governatore della Regione Lazio Renata Polverini di riconsiderare il finanziamento al Comune di Sabaudia di ca. 2.000.000 di euro per questo progetto di cosiddetta “riqualificazione” della piazza. In tempi di “crisi” siamo sicuri che il Governatore del Lazio saprà valutare o meno la congruità dei suoi investimenti.
Per informazioni: Cesare Crova 3394588513, Ebe Giacometti 3472600163, Mirella Belvisi 3381137155
Seminario sulla Trasformazione delle Periferie in Eco-Città Giardino Casi di Studio Statunitensi e Europei. Il Corviale.
21 ottobre 2010 Università degli Studi di Ferrara, Facoltà di Ingegneria Via Saragat 1, aula 2 ore 15
Organizzato da A Vision of Europe, Civicarch-Università di Ferrara, Gruppo Salìngaros, International Society of Biourbanism, Eco Compact City Network
Programma:
15.00 Saluto delle Autorità Università di Ferrara, Comune di Ferrara
15.15 Introduzione a cura dell’Associazione A Vision of Europe
15.30 Prof. Gabriele Tagliaventi, Università di Ferrara
16.15 Prof. Ettore Maria Mazzola, Notre Dame University Roma
17.00 Prof. Nikos Salingaros, University of Texas Austin
17.45 Tavola Rotonda
coordina: dr. Stefano Serafini, dir. ricerche Società Internazionale di Biourbanistica, Gruppo Salìngaros
sono invitati: Nicola Zingaretti, Presidente Provincia di Roma, Teodoro Buontempo, Regione Lazio, Ass. Politiche per la Casa, Sabrina Freda, Regione Emilia Romagna, Ass. Ambiente Riqualificazione Urbana, Stefano Silvestri, Ingegnere, Gruppo Salìngaros
18.45 Chiusura dei Lavori
Resp. Segretaria: Alessandro Bucci Civicarch - Università di Ferrara civicarch@unife.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - http://www.avoe.org/corviale.html
15.00 Saluto delle Autorità Università di Ferrara, Comune di Ferrara
15.15 Introduzione a cura dell’Associazione A Vision of Europe
15.30 Prof. Gabriele Tagliaventi, Università di Ferrara
16.15 Prof. Ettore Maria Mazzola, Notre Dame University Roma
17.00 Prof. Nikos Salingaros, University of Texas Austin
17.45 Tavola Rotonda
coordina: dr. Stefano Serafini, dir. ricerche Società Internazionale di Biourbanistica, Gruppo Salìngaros
sono invitati: Nicola Zingaretti, Presidente Provincia di Roma, Teodoro Buontempo, Regione Lazio, Ass. Politiche per la Casa, Sabrina Freda, Regione Emilia Romagna, Ass. Ambiente Riqualificazione Urbana, Stefano Silvestri, Ingegnere, Gruppo Salìngaros
18.45 Chiusura dei Lavori
Resp. Segretaria: Alessandro Bucci Civicarch - Università di Ferrara civicarch@unife.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - http://www.avoe.org/corviale.html
Qui sotto il programma e una presentazione più dettaglata:
SONDALO - Convegno su paesaggio e patrimonio monumentale
Convegno internazionale Villaggio Morelli: identità paesaggistica e patrimonio monumentale Sondalo (Sondrio), 15 e 16 ottobre 2010
Associazione culturale terraceleste
Il “Villaggio Sanatoriale Eugenio Morelli”, a Sondalo, il più grande sanatorio d’Europa nonché capolavoro dell'architettura razionalista, tutt’oggi parzialmente utilizzato come struttura ospedaliera, costituisce non solo una realtà sanitaria, scientifica e occupazionale, ma anche una presenza di forte impatto paesaggistico e monumentale. La concentrazione di strutture sanatoriali diverse, presenti sul territorio di Sondalo (“Morelli”, “Abetina”, “Vallesana”, “Pineta di Sortenna”), è anch’essa un unicum, soprattutto perché, a differenza, p. es. di Prasomaso, è leggibile l’intera evoluzione stilistica (dal Liberty al déco al razionalismo) dell’architettura sanatoriale, e perché essi sono apertamente e scenograficamente visibili dalla Valle. Collegati al convegno una mostra fotografica, un'esposizione di materiali, libri, pubblicazioni e la recita di brani di poesia.
Associazione culturale terraceleste
Il “Villaggio Sanatoriale Eugenio Morelli”, a Sondalo, il più grande sanatorio d’Europa nonché capolavoro dell'architettura razionalista, tutt’oggi parzialmente utilizzato come struttura ospedaliera, costituisce non solo una realtà sanitaria, scientifica e occupazionale, ma anche una presenza di forte impatto paesaggistico e monumentale. La concentrazione di strutture sanatoriali diverse, presenti sul territorio di Sondalo (“Morelli”, “Abetina”, “Vallesana”, “Pineta di Sortenna”), è anch’essa un unicum, soprattutto perché, a differenza, p. es. di Prasomaso, è leggibile l’intera evoluzione stilistica (dal Liberty al déco al razionalismo) dell’architettura sanatoriale, e perché essi sono apertamente e scenograficamente visibili dalla Valle. Collegati al convegno una mostra fotografica, un'esposizione di materiali, libri, pubblicazioni e la recita di brani di poesia.
SAN GENNARO VESUVIANO, Convegno su temi biourbanistici
CONVEGNO DI STUDIO:
NUOVI MODELLI URBANI TRA SCIENZA ED ETICA
Sala Convegni San Gennaro Vesuviano (NA)
18 settembre 2010 - ore 18,00
Presiede
Dott. Aniello Giugliano – Sindaco di S. Gennaro Vesuviano
Coordina
Dott.ssa. Elena Marini – Delegata Pubbl.Rel Movimento Naturalista
Introduce
Dott. Arch. Agostino Torino –
Assessore Urbanistica e LL.PP. S. Gennaro V
Relatori
Fra Damiano Lanzone O.F.M. Prov Salernit-Lucana. Deleg. Giustizia, pace
e integrità del creato
Dott. Stefano Serafini – Filosofo e Psicologo
Direttore Gruppo Salingaros – Roma
Ch.mo Arch. Antonio Caperna
Ricercatore in Progetto Urbano Sostenibile, Università di Roma Tre
In videoconferenza
con l’Università del Texas a San Antionio - USA
Ch.mo Prof. Nikos Salingaros – Fisico, Docente di Matematica
Università del Texas a San Antonio - USA
Conclusioni:
Dott. Avv. Aniello Palumbo – Assessore all’Urbanistica Provincia di Napoli
On. Avv. Marcello Tagliatatela – Assessore Urbanistica Regione Campania
NUOVI MODELLI URBANI TRA SCIENZA ED ETICA
Sala Convegni San Gennaro Vesuviano (NA)
18 settembre 2010 - ore 18,00
Presiede
Dott. Aniello Giugliano – Sindaco di S. Gennaro Vesuviano
Coordina
Dott.ssa. Elena Marini – Delegata Pubbl.Rel Movimento Naturalista
Introduce
Dott. Arch. Agostino Torino –
Assessore Urbanistica e LL.PP. S. Gennaro V
Relatori
Fra Damiano Lanzone O.F.M. Prov Salernit-Lucana. Deleg. Giustizia, pace
e integrità del creato
Dott. Stefano Serafini – Filosofo e Psicologo
Direttore Gruppo Salingaros – Roma
Ch.mo Arch. Antonio Caperna
Ricercatore in Progetto Urbano Sostenibile, Università di Roma Tre
In videoconferenza
con l’Università del Texas a San Antionio - USA
Ch.mo Prof. Nikos Salingaros – Fisico, Docente di Matematica
Università del Texas a San Antonio - USA
Conclusioni:
Dott. Avv. Aniello Palumbo – Assessore all’Urbanistica Provincia di Napoli
On. Avv. Marcello Tagliatatela – Assessore Urbanistica Regione Campania
Lyubov Belych - Mostra personale di grafica e pittura "l'Arte nel bunker", 19 Settembre - 3 Ottobre 2010. Isardamm 20 - 82538 Geretrsried (München, Germania).
La pittrice Lyubov Belych è il più giovane membro dell'Accademia delle Arti di Russia, una delle figure più interesssanti del figurativo russo ed europeo. Nata a Kostroma, sul Volga, vive e opera in Baviera da diversi anni. Qui sotto il programma dell'esposizione.
BERLINO, GERMANIA - Storia dell'Urbanistica
CITY VISIONS 1910|2010
Berlino Parigi Londra Chicago, a 100 anni dalla Mostra Generale della Progettazione Urbana di Berlino ("Allgemeine Städtebau-Ausstellung in Berlin") 15 Ottobre - 10 Dicembre 2010.
In corrispendenza del centenario della grande Mostra Generale della Progettazione Urbana di Berlino ("Allgemeine Städtebau-Ausstellung in Berlin") la Technische Universität Berlin organizza la mostra CITY VISIONS 1910|2010, un progetto pilota afferente all'iniziativa di Politica per lo Sviluppo Urbano nazionale voluta dal Ministero Federale dei Trasporti delle Costruzioni e dello Sviluppo Urbano, che contribuisce anche all'Anno Berlinese della Scienza.
Gli organizzatori sono Harald Bodenschatz e Hans-Dieter Nägelke della Technische Universität Berlin, in collaborazione con Harald Kegler (Bauhaus University Weimar) e Wolfgang Sonne (Technische Universität Dortmund). Christina Gräwe, che ha lavorato al Museo Tedesco dell'Architettura di Frankfurt am Main sarà la curatrice. L'evento merita attenzione perché Berlino è da sempre un grande laboratorio urbanistico, e il dibattito urbanistico degli anni di inizi '900 ha molto da insegnare, con il suo rigore e la sua libertà oggi spesso dimenticati.
Vedi http://pro-urbe.net/en/themen/city-visions-19102010
ROMA - ALLEGRE POLEMICHE
28 agosto 2010
Biglietto aperto - Il successo delle idee del Gruppo Salìngaros fra la vecchia guardia
Con soddisfazione abbiamo constatato negli ultimi mesi una rincorsa mediatica a esporre i punti di vista introdotti dal Gruppo Salìngaros nel dibattito architettonico italiano. Figure importanti dell'architettura nazionale e diversi amministratori locali hanno abbracciato senza iato con quanto da loro professato e realizzato fino ad oggi, riferimenti agli effetti neurofisiologici delle forme, al compattamento urbano e alla sostenibilità reale, al rapporto tra degrado sociale ed esperimenti urbanistici ideologizzati, alla necessità di interventi di chirurgia urbana e di veri e propri abbattimenti. Su quest'ultimo punto in particolare vi è una ridda di interesse che ci pare di tipo più economico che teoretico, soprattutto in mancanza del passo successivo. Abbattere i danni allo spazio infatti è importante, ma poi occorre saper costruire in modo biofilico, e la vita è un giudice imparziale: se la esalti o la deprimi col tuo lavoro non lo decidono le giurie amiche della Biennale, ma il metro della realtà.
Buon lavoro mediatico, vecchia guardia.
ROMA - IL PROBLEMA E' COSA E COME RICOSTRUIRE
23 agosto 2010
Dichiarazione sulla proposta del sindaco di Roma Alemanno di abbattere Tor Bella Monaca
Il problema delle periferie
antiumane figliate dell’ideologia urbanistica di Le Corbusier, e dalla sua
connivenza de facto con la
speculazione del cemento non si risolve con l’abbattimento, che è solo
il primo passo. Poi occorre ricostruire. E per evitare che alla fine l’unico
vantaggio sia degli speculatori, occorre che si sappia costruire luoghi vivi. Quali
garanzie offrono i soliti baroni, di non riprodurre altre mostruosità pagate
dal cittadino? Qualcuno ha cominciato a ripetere, diluendole e spacciandole per
proprie, le tesi di maggior successo del Gruppo Salìngaros sulla rigenerazione
urbana, sugli effetti politici, sociali e addirittura neurofisiologici dell’organizzazione
dello spazio. Ma sa di cosa parla? A giudicare dai fatti e dalla debolezza
teorica, no. Ci vuole scienza, una competenza che purtroppo molte volte non
si trova più nelle università italiane. L’Italia, grazie a giovani brillanti
quasi sempre costretti a insegnare all’estero o a esercitare in proprio, sta
vivendo un rinascimento della teoria architettonica e del ripensamento delle
sue basi che non ha pari nel mondo, ma tutto al di fuori del mondo
universitario, delle riviste supine agli archistar, e dei soliti faccendieri.
Il Gruppo Salìngaros, che ha avanzato per primo ben due progetti di
ricostruzione biofilica del Corviale di cui si è discusso fin negli USA, e ha
appena lanciato la sua nuova rivista internazionale Biourbanism.org, avrebbe
molte proposte per il sindaco di Roma. Noi siamo aperti a qualunque
amministratore capace di comprendere il ruolo politico del benessere vero dell’uomo
e dell’ambiente, e che tale benessere non si ottiene con la retorica, ma con la
scienza e la partecipazione.
ROMA - INCONTRO CON IL P.D.
21 luglio 2010
CIRCOLO P.D. di Piazza Epiro (Roma)
Dibattito con il Dott. Stefano Serafini sull'all’architettura e l’urbanistica “biofilica” in contrapposizione all’architettura e all’urbanistica “patogena”.
• Per urbanistica o architettura “biofilica” s’intende una corrente contemporanea di progettazione incentrata sul benessere neurofisiologico indotto dal contatto con forme e realtà viventi.
• Per urbanistica o architettura “patogena” s’intende qualsiasi progettazione spaziale che induce malessere, disagio e malattia, sia in senso individuale che sociale
La città è luogo quotidiano di relazioni complesse fra gli esseri umani, ed i suoi nodi non si sciolgono con interventi isolati, ad es. con un’opera di archistar, ma con un approccio scientifico per recuperare la coerenza di un sistema d’interazioni complesse.
La bruttezza delle nostre periferie e l’opzione dichiaratamente “sadica” del decostruttivismo architettonico alla moda, hanno qualcosa in comune.
Svolgono un compito di dominio, operando la dissociazione dell’individuo dalle proprie percezioni, ed il suo isolamento emotivo dall’ambiente e dagli altri.
La città, originariamente luogo costruito della politica, è divenuta un corridoio preferenziale per il consumo, un “non-luogo” che tende a eliminare come difetti tutto ciò che non obbedisce alla logica primaria consumistica (socialità, estetica, piacevolezza, ragionamento, confronto).
È necessario introdurre metodologie per lo studio dei flussi e per la rappresentazione dinamica e comprensibile delle componenti della città e della loro possibile integrazione.
La conservazione, la modifica costruttiva e la microchirurgia urbana vanno, nella loro complessità, programmate attraverso una progettazione ”pari a pari” e una partecipazione fra cittadini e committenti.
WEB - SEMINARIO ONLINE CON SALINGAROS
Free Webinar, featuring Roger Session and Nikos Salingaros discussing Urban and Information Architectures: A Cross Disciplinary Approach to Complexity. This Webinar is sponsored by the International Association of Software Architects (IASA).
Dr. Salingaros collaborated with Christopher Alexander, helping to edit the four-volume "The Nature of Order," a work that had a huge impact on the Patterns Movement in Software Architecture. Dr. Salingaros was included as one of 50 Visionaries selected by the UTNE Readers in 2008.
A thought provoking talk is guranteed. For a full abstract, bios, and registration links, see
http://www.objectwatch.com/upcoming.htm#IASA.
AMMAN, GIORDANIA - L'intervento di Ettore Mazzola
12-14 Luglio 2010
Amman, Giordania, il prof. Ettore M. Mazzola partecipa aThe Second International Conference on Sustainable Architecture and Urban Development (SAUD) organizzato da The Center for the Study of Architecture in the Arab Region, Jordan, in collaborzaione con l'Università di Dundee, School of Architecture (Regno Unito), e la Jordan University (Giordania). Il programma è a questo link.
La SAUD 2010
Conference ha visto la partecipazione di professionisti e docenti provenienti
da tutti i continenti.Agli organizzatori erano
pervenute circa 500 papers, ma solo il 20% di queste è stato selezionato per
essere presentato nel convegno dal comitato scientifico. I lavori sono
iniziati con l’intervento del Prof. Raymond J. Coledella University of British Columbia, Canada
che ha introdotto ilTema
chiave: “Design
Responsibilities & Performance Expectations in a Carbon Constrained World”, e sono poi proseguiti divisi in 3 sezioni mattutine e 3
pomeridiane, intramezzate da un workshop tenuto dal prof. Matthew Kitson, Director of
Sustainability atHilson Moran, UK.
Le sessioni delle tre giornate sono state:
12 luglio mattina:
1A – Sustainable Construction
Materials & Technologies;
1B – Design with Nature;
1C – Sustainable Housing and
Neighborhoods;
12
luglio pomeriggio:
2A – Low Energy
Architecture;
2B – Eco-Mobility:
Sustainability in Transport;
2C – Vernacular
Architecture and Sustainability;
13 luglio 1^ parte della mattinata:
3A – Sustainability
Assessment & Buildings Performance;
3B – Sustainability in Developing Countries;
3C – Vernacular
Architecture and Sustainability;
13 luglio 2^ parte della mattinata:
4A – Urban
Sustainability and Low Carbon Development;
4B – Urban Design
and Sustainability;
4C – Reflections
on Sustainability;
13 luglio 1^ parte del pomeriggio:
5A – Sustainability
in Arab Countries;
5B – Cultural
Heritage and Eco-Tourism;
5C – Sustainable
Renovation and Restoration;
13 luglio 2^ parte del pomeriggio:
6A – Urbanism in
the Middle East;
6B – Sustainable
Design Issues;
6C – Landscape
and Ecological Sustainability;
14 luglio 1^ parte della mattinata:
7A – Sustainability
Assessment Methods, Applications and Limitations;
7B – Ecological,
Social and Cultural Sensitivity;
7C – Eco-Tourism
and Sustainability;
14 luglio 2^ parte della mattinata:
8A – Low Energy
Architecture;
8B – Ecological,
Social and Cultural Sensitivity;
8C – Traditional
Architecture and Sustainability.
La tre giorni si è chiusa con le Conference Closing Remarkse con l’anticipazione della prossima SAUD Conference, che
si terrà tra due anni ad Alessandria d’Egitto o a Dubai, e l’introduzione della
prossima conferenza internazionale sulla sostenibilità che si terrà ad Helsinki
nell’ottobre 2011, per la quale il prof. Mazzola è stato invitato a far parte
del Comitato Scientifico.
Come si può vedere i temi trattati sono
stati moltissimi. La conferenza ha dato seguito al primo incontro svoltosi a
Tripoli (Libia) ai primi di novembre, perseguendo l’intento di capire il senso
ultimo del termine sostenibilità, soprattutto per i Paesi Arabi, specie quelli
che risultano più marginali, che rischiano di venir devastati, al pari della
Cina e dei vari Paesi emergenti, dallo sviluppo urbanistico basato
sull’imitazione del modello occidentale.
Questo è
anche il motivo per cui il prof. Ettore M. Mazzola è intervenuto sul tema Proposal for a “New” Sustainable Urbanism of
Mediterranean Basin, cercando di far luce sulle verità nascoste della
nascita ed ascesa del Movimento Moderno, a partire dal IV CIAM di Atene, fino a
mostrare ciò che il cosiddetto “mondo civile occidentale” è diventato grazie
all’applicazione incondizionata dei dettami della Carta voluta da LeCorbusier.
Al termine dell’intervento, cui erano presenti anche moltissimi docenti e
professionisti occidentali, il consenso è stato unanime, con parole di grande
apprezzamento per la ricostruzione dei fatti, e soprattutto per l’esempio
pratico mostrato come alternativa sostenibile al modo di progettare le città. L’auditorio
ha richiesto e ottenuto un fuori programma nel quale il prof. Mazzola ha
illustrato il suo progetto per l’abbattimento e la ricostruzione del complesso “Nuovo
Corviale” di Roma.
Il prof.
Mazzola è stato anche il principale protagonista delle contestazioni di alcuni conferenzieri
giunti a presentare come sostenibili materiali, soluzioni tecniche, edifici e
modelli di città assolutamente insostenibili, ad es. pareti leggere, prodotte
in Germania, che si vorrebbero alternative alle pareti tradizionali… Il
conferenziere in questione, ha pubblicamente ammesso di concordare con i rilievi
di Mazzola, e di aver fatto quella presentazione solo perché lavora per l’azienda
tedesca i cui prodotti, in effetti, non risultano più sostenibili se si considerano
i costi e l’inquinamento dovuti alla produzione industriale a migliaia di
chilometri di distanza dall’utilizzo, nonché la breve vita e la tossicità dei
materiali impiegati. A un altro docente che esaltava le proprietà dei pannelli
fotovoltaici per rivestire i grattacieli, Mazzola ha fatto notare il problema
del costo dei ponteggi per sostituirli ogni 15/20 anni (ottimisticamente
parlando) e, di conseguenza, l’insostenibilità economica nell’utilizzo dei
pannelli i cui costi mai potranno ammortizzarsi. Il clou dell’assurdo è stata
la presentazione della città futurista di Masdar, una città a cavallo tra
quelle di “BladeRunner” e quella del “Dormiglione” di Woody Allen. Masdar è
stata progettata da Foster & Partners ed è l’ennesima sfida di Abu Dhabi a
Madre Natura. La presentazione, fatta da un giovane dottorando cinese presso la
Sheffield Hallam University in Inghilterra, è stata altamente professionale,
tuttavia ha suscitato grandi dubbi che spaziavano dall’insostenibilità
all’etica, al senso ultimo dell’essere umano… Dopo gli appunti di Mazzola la
platea ha mostrato grande disappunto nei confronti di quell’assurda proposta. Il
giovane ha replicato onestamente ammettendo di nutrire anch’egli diversi dubbi, e
ha raccontato della difficoltà di reperire pareri negativi, dato il muro di
protezione contro questo genere di osservazioni sollevato dallo studio Foster. Preso
coraggio, un architetto locale ha allora raccontato retroscena sconvolgenti di
quel progetto, inclusi i problemi determinati dalla desalinizzazione delle
acque e dal trasporto illegale di sale fossile all’interno del golfo che ha
causato la morte di migliaia di pesci prima che venisse sospesa e “nascosta”
all’opinione pubblica. Il giovane ha ringraziato di cuore per aver criticato il
progetto.
1 luglio 2010
SENATO DELLA REPUBBLICA, Palazzo Giustiniani, Sala Zuccari Via della Dogana Vecchia, 29, Roma h. 9:30
Rigenerazione urbana: ottimizzazione energetica delpatrimonio architettonico esistente
Modera: Wittfrida Mitterer
Qui il programma:
ROMA - Seminario aperto
28 giugno 2010
SALA CONVEGNO SIMMETRIA
Via Grazioli Lante, 13, Roma, h. 18:00
Seminario aperto dulle Reti Urbane e Biofiliche
Posti limitati! Ingresso gratuito ma prenotazione obbligatoria a info@grupposalingaros.net
Gruppo Salingaros/Simmetria
Moderano: Stefano Serafini e Claudio Lanzi
Qui il programma:
SALA CONVEGNO SIMMETRIA
Via Grazioli Lante, 13, Roma, h. 18:00
Seminario aperto dulle Reti Urbane e Biofiliche
Posti limitati! Ingresso gratuito ma prenotazione obbligatoria a info@grupposalingaros.net
Gruppo Salingaros/Simmetria
Moderano: Stefano Serafini e Claudio Lanzi
Qui il programma:
ONNA - Salvare una città
PROGRAMMA
9.30 Saluti
Massimo Cialente, Sindaco de L’Aquila: Onna progetto pilota
Antonio Del Corvo, Presidente Provincia de L’Aquila: Ricostruire in sostenibilità
Gianni Chiodi, Presidente Regione Abruzzo: Onna, rilancio verso una green economy
Interventi
Massimo Pica Ciamarra, Prof. Architetto, Napoli: Progettare nel rispetto del luogo
Lucien Kroll, Architetto, Bruxelles: Il progetto partecipato e condiviso dalla gente
Franco La Cecla, Prof. Antropologo, Parigi: Mente locale per la ricostruzione
Matthias Schuler, Transsolar Energietechnik, Stoccarda: Basso consumo energetico, alta efficienza economica
Christian Schaller, Architetto e Urbanista, Colonia, Studio Mar, Venezia: Il masterplan per costruire futuro
Wittfrida Mitterer, Coordinamento Progetto di Onna, Ambasciata Tedesca: Memoria e futuro, dal disegno al segno
18.00 Dibattito e conclusioni
Moderazione
Franco Papola, Presidente Onna Onlus
L’evento, rivolto in particolare a chi opera in sintonia con la Bioarchitettura, vuole essere occasione di confronto,
approfondimento nonché scambio di esperienze professionali all’interno delle tematiche progettuali della sostenibilità.
28 giugno 2010
centro polifunzionale, ONNA (AQ), h. 9:30ONNA PROGETTO PILOTA - Dal segno alla città. La ricostruzione nel rispetto del genius loci. Sostenibilità e innovazione
PROGRAMMA
9.30 Saluti
Massimo Cialente, Sindaco de L’Aquila: Onna progetto pilota
Antonio Del Corvo, Presidente Provincia de L’Aquila: Ricostruire in sostenibilità
Gianni Chiodi, Presidente Regione Abruzzo: Onna, rilancio verso una green economy
Interventi
Massimo Pica Ciamarra, Prof. Architetto, Napoli: Progettare nel rispetto del luogo
Lucien Kroll, Architetto, Bruxelles: Il progetto partecipato e condiviso dalla gente
Franco La Cecla, Prof. Antropologo, Parigi: Mente locale per la ricostruzione
Matthias Schuler, Transsolar Energietechnik, Stoccarda: Basso consumo energetico, alta efficienza economica
Christian Schaller, Architetto e Urbanista, Colonia, Studio Mar, Venezia: Il masterplan per costruire futuro
Wittfrida Mitterer, Coordinamento Progetto di Onna, Ambasciata Tedesca: Memoria e futuro, dal disegno al segno
18.00 Dibattito e conclusioni
Moderazione
Franco Papola, Presidente Onna Onlus
L’evento, rivolto in particolare a chi opera in sintonia con la Bioarchitettura, vuole essere occasione di confronto,
approfondimento nonché scambio di esperienze professionali all’interno delle tematiche progettuali della sostenibilità.
Organizzazione
Istituto Nazionale di Bioarchitettura
Comune de L’Aquila
Provincia de L’Aquila
Onna Onlus
Con il patrocinio dell'Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, Roma
Con il contributo di CELENIT, POLIMENI - TETTO FACILE, INTERBAU, ALGA - TECHNOLOGICAL THINKING
Istituto Nazionale di Bioarchitettura
Comune de L’Aquila
Provincia de L’Aquila
Onna Onlus
Con il patrocinio dell'Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, Roma
Con il contributo di CELENIT, POLIMENI - TETTO FACILE, INTERBAU, ALGA - TECHNOLOGICAL THINKING
ROTTERDAM, PAESI BASSI - Krier e Salingaros
KRIER E SALINGAROS A ROTTERDAM
Il 22 e il 23 giugno 2010, presso il
prestigioso Istituto di architettura Berlage, hanno avuto luogo due conferenze sul futuro urbanistico della grande
città olandese di Rotterdam, distrutta dai bombardamenti aerei tedeschi e
successivamente ricostruita in obbedienza a uno stile rigidamente modernista post-bellico.
Per la prima volta le idee del New
Urbanism sono state presentate alle autorità civiche e politiche olandesi. Il
grande architetto e urbanista insignito del premio Driehaus, Léon Krier, ha presentato
un modello di città a scala umana nel suo intervento “La città compatta” la
sera del 22. La sera successiva, il matematico e urbanista Nikos Salingaros,
con il titolo “Riutilizzare la città” ha introdotto i principi dell’urbanistica
biofilica.
Salingaros ha poi partecipato a un
dialogo col l’arch. Jeroen de Willigen, direttore dello studio “Black Dog” di
Rotterdam, impegnato nella pianificazione di una grande ristrutturazione
urbanistica di Rotterdam con il fine di aumentarne la vitalità. Le idee dello
studio Black Dog si sono rivelate perfettamente complementari alle ricerche
condotte dal Gruppo Salingaros, che conta soci in Italia e in Portogallo. L’intervento
di Salingaros e il dialogo con Willigen sono stati promossi della Fondazione
AIR Centro per l’Architettura.
VERVIERS, BELGIO - Contro la peste dei centri commerciali
LE PROJET DE CENTRE COMMERCIAL « FORUMINVEST » à VERVIERS (BELGIQUE), DECLARATION PAR NIKOS A. SALINGAROS - 20 June 2010
De passage dans la région verviétoise, j’ai découvert par la presse l’existence du projet de centre commercial « Foruminvest » à Verviers. J'ai des sérieux doutes sur ce projet et je souhaite apporter mon appui sans réserve à l'association Vesdre-Avenir qui se mobilise contre cette opération en rive de Vesdre.
D’autre part, je suis étonné qu’un tel projet soit avancé à un point tel
qu'on discute déjà et aveuglément de sa réalisation. Comme professionnel
urbaniste et théoricien de l'architecture, j’y relève de nombreuses erreurs
fondamentales de conception. En l’absence de publication suffisamment critique
sur ce grave problème, je souhaite vous faire part de quelques points
d’analyse.
Ce projet Foruminvest souffre des caractéristiques suivantes :
1. Il est d'une échelle beaucoup trop grande pour le lieu, et par ailleurs pour n'importe quel lieu dans un tissu urbain historique.
2. Il détruit la circulation tant piétonne qu’automobile, et supprime complètement le flux de vie le long de la rivière.
3. Il introduit un langage de formes architecturales opposé à la culture et au patrimoine wallon, belge et européen, en le remplaçant par un langage architectural industriel des années d’après guerre. Il faut noter que ce fait ruine à jamais tout espoir d’un développement touristique de Verviers.
4. Toute notion d'usage mixte, que nous savons maintenant être à la base de l'urbanisme soutenable, est absente. A sa place on trouve la conception, discréditée déjà depuis longtemps, d'un complexe monofonctionnel, exactement comme les malls américains de type périphérie, complètement dépendants de l'automobile. Cette contradiction est hors contexte dans une ville européenne.
5. Le site actuel a besoin d'une intervention très sensible tenant compte du lieu, du patrimoine, et de l'histoire locale. La pire des formules est une intervention de ce type, monstrueuse et fracturant la ville en la détachant de son histoire et de son réseau de flux urbains. Du reste, il est surprenant de constater que quelques décideurs ont honte de leur propre patrimoine et souhaitent une intervention architecturale à la dernière mode et éphémère.
Il me parait donc très clair que Verviers se prépare à franchir un pas dangereux vers l'autodestruction urbaine. Le second pas qui s’ensuivra sera le déclin commercial et culturel.
Mon objectif n’est pas d’accuser qui que ce soit, car je suppose que les
auteurs du projet ainsi que les promoteurs et politiciens ont les meilleures
intentions. Néanmoins, ils ignorent apparemment les dernières avancées en
matière d’urbanisme contemporain. Pour être précis, aujourd’hui, il existe des
règles théoriques et pratiques bien spécifiques permettant de planifier la
ville en garantissant une vie de meilleure qualité. Malheureusement, toutes ces
règles d’un urbanisme à échelle humaine et soutenable sont violées dans le
projet Foruminvest à Verviers.
Ce projet suit une
formule qui s'applique presque partout aujourd'hui : essayer de sauver une
ville en déclin économique et souffrant de problèmes de multi culturalité pas
encore digérés, à travers une intervention urbaine, poussant tout le monde vers
un consumérisme détaché de toute culture. Même si on laisse de côté ces
conséquences sociales, la formule peut être appliquée dans une grande ville ayant
assez de population à répartir parmi les magasins existants et nouveaux. Ce qui
n'est pas le cas dans les villes de petite et moyenne taille. En admettant que
l’implantation d’un centre commercial en ville est préférable qu’en périphérie,
il faut toujours respecter l'échelle du tissu urbain existant, en adaptant avec
sensibilité les bâtiments insérés.
Finalement, la
nouvelle philosophie du façadisme, qui considère de façon tout à fait erronée
qu'un bâtiment historique peut être substitué par une fausse façade, est
terriblement destructrice.
Nikos Salingaros
Professeur à l’Université du Texas à San Antonio
Chef du Gruppo Salingaros en Italie et au Portugal
Membre du Comité d'honneur de la Fondation du Prince de Galles et de INTBAU
PREMIO NAZIONALE DI BIOARCHITETTURA
15 giugno 2010 - Uno degli elementi fondanti della Bioarchitettura è il dialogo con il contesto architettonico, in modo particolare laddòve sono presenti anni di storia e di stratificazioni come nel caso dei centri storici italiani.
Scopo del Premio è quello di contribuire al recupero e alla tutela qualitativa del Patrimonio Architettonico dei nostri Centri Storici, soprattutto in quelle realtà territoriali dove le dimensioni contenute implicano maggior impegno economico e culturale da parte delle Amministrazioni e dei Cittadini.
L’intervento dovrà testimoniare la presenza di tale dialogo, volto a valorizzare ciò che il contesto già comprende, anche attraverso l’interpretazione bioclimatica degli spazi urbani condivisi.
La partecipazione è aperta a istituzioni pubbliche e progettisti, distinti in due diverse categorie, che abbiano realizzato, a partire dal 1990 (anno di fondazione dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura), interventi di recupero su Centri Storici di Comuni italiani fino a 20.000 abitanti, ovvero in realtà territoriali dove le contenute dimensioni urbane implicano un maggiore impegno economico e culturale da parte delle Amministrazioni locali e dei loro cittadini.
Scopo del Premio è quello di contribuire al recupero e alla tutela qualitativa del Patrimonio Architettonico dei nostri Centri Storici, soprattutto in quelle realtà territoriali dove le dimensioni contenute implicano maggior impegno economico e culturale da parte delle Amministrazioni e dei Cittadini.
L’intervento dovrà testimoniare la presenza di tale dialogo, volto a valorizzare ciò che il contesto già comprende, anche attraverso l’interpretazione bioclimatica degli spazi urbani condivisi.
La partecipazione è aperta a istituzioni pubbliche e progettisti, distinti in due diverse categorie, che abbiano realizzato, a partire dal 1990 (anno di fondazione dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura), interventi di recupero su Centri Storici di Comuni italiani fino a 20.000 abitanti, ovvero in realtà territoriali dove le contenute dimensioni urbane implicano un maggiore impegno economico e culturale da parte delle Amministrazioni locali e dei loro cittadini.
La documentazione di partecipazione dovrà pervenire esclusivamente per posta a mezzo raccomandata a/r, o tramite corriere, entro le ore 18.00 del 30 luglio 2010.
Bando di concorso e modulo di adezione sul sito: http://www.premiobioarchitetturacentristorici.it
Bando di concorso e modulo di adezione sul sito: http://www.premiobioarchitetturacentristorici.it
Il Premio Nazionale di Bioarchitettura è promosso dall'Istituto Nazionale di Bioarchitettura in collaborazione con LegnoFinestraItalia e con il patrocinio del Consiglio Nazionale degli Architetti.
Mazzola racconta la propria partecipazione al convegno ‘Modernity
and the Future of Tradition’ (Londra, 9 giugno 2010) organizzato da The Traditional Architecture
Group (TAG), in collaborazione con il RIBA Trust (Royal Institute of British Architects),
la University of Greenwich e la
University of Notre Dame.
L’incontro è
stato articolato in una presentazione 2 vs 2 seguita da un dibattito cui hanno partecipato:
Per la “Modernità” Patrik
Schumacher, partner di Zaha Hadid Architects e teorico del Parametricism, e Stephen Bayley, definito style guru. Per la “Tradizione” Robert Adam,
architetto classicista e professore alla Greenwich University ed al Prince of
Wales’s Istitute of Architecture, e Samir Younes, architetto/urbanista e
professore della University of Notre Dame School of Architecture.
Al dibattito
hanno poi preso parte: Per la “Modernità” L’architetto Alan
Powers, e il Professor Richard Hayward;
Per la “Tradizione” Ettore Mazzola …
c’ero solo io!
L’evento è
stato introdotto dal Presidente del Traditional Architecture Group (TAG),
Alireza Sagharchi, e moderato dal Presidente uscente del RIBA, Sunand
Prasad.
Il primo
intervento, fatto da Stephen Bayley, giornalista e critico d’architettura,
definito “guru dello stile” è stato incentrato sulla messa in dubbio dell’originalità
della tradizione e sulla necessità di “osare” tipica del modernismo, in
particolare è stato detto che gli architetti tradizionali non hanno alcuna
inventiva. Il relatore ha fatto non poca confusione sull’idea della “storia”,
dello “stile” e del “carattere”, soprattutto ha dimostrato un approccio
storicista, e non storico, che dimostra la sua assoluta parzialità di vedute;
infatti, durante il dibattito, è ritornato sugli argomenti con grande debolezza,
nonostante abbia cercato di accattivarsi il pubblico con modi e maniere di
dubbia origine.
Il secondo
intervento, fatto da Robert Adam, è stato una lezione per chiarire il
significato di tradizione. Non è stata mostrata alcuna immagine che riguardasse
l’architettura. Il relatore ha voluto mostrare – anche recuperando alcuni
cavalli di battaglia della teoria dell’evoluzione, e della innata attitudine degli
esseri umani, e non, all’imitazione – come l’essere umano abbia tramandato, in
diversi campi, gesti e forme a partire dalle pitture rupestri, per passare all’arte
ceramica fino a giungere ai tempi d’oggi. Sono state mostrate anche immagini
che riguardavano il comportamento degli scimpanzé a rafforzare queste teoria.
In ogni modo il succo del discorso è stato che la tradizione non esclude, in
caso di necessità, la ricerca e la sperimentazione, al fine di migliorarsi e di
evolversi, tuttavia la tradizione non cambia ciò che il tempo e l’esperienza hanno
dimostrato funzionare.
Il terzo
intervento, fatto da Patrik Schumacher, è stato quanto di più penoso ed inverecondo
si potesse vedere. Fermo restando che pur essendo egli stesso il teorico del “Parametricismo”, non è stato in grado di
mostrare alla platea di cosa si trattasse, arrivando in alcuni momenti a dire
che “la cosa è un po’ troppo complessa e
difficile da spiegarsi”. La cosa più irritante è stata quella che,
nonostante la sua profonda ignoranza in materia, egli abbia voluto mostrare
delle immagini che raccontavano la storia dell’architettura secondo il suo distorto
e limitato punto di vista. Così abbiamo potuto venire a sapere che l’architettura
medievale era fatta da personaggi che sono rimasti sconosciuti perché non erano
dei grandi maestri, che l’architettura del medioevo (tutta) era l’espressione
del feudalesimo, (dimenticando totalmente dell’avvento del senso civico e della
nascita dei comuni). Che l’architettura rinascimentale, barocca e neoclassica sono
il risultato del potere assoluto, e che solo l’architettura modernista risulta
essere l’espressione della democrazia. Abbiamo “scoperto” che l’architettura
modernista è il motore dell’economia, e che l’unico futuro possibile e
sostenibile è il “parametricismo” … anche se non sappiamo ancora di cosa si
tratti. Schumacher ha detto che trattasi di una nuova tradizione che sta
diventando “egemonica”, termine a mio
avviso allucinante.
Durante il
dibattito, dopo che l’avevo incalzato, ha detto: “io non so se l’architettura tradizionale ha le risposte per il futuro
sostenibile, però anche noi abbiamo diritto di sperimentare per cercare delle
risposte moderne ai problemi”. (… Ma con i soldi e sulla pelle di chi?)
L’ultimo
intervento è stato quello di Samir Younés, il quale ha elargito perle di
saggezza spaziando dalla filosofia alla storia, dalle teorie architettoniche antiche
a quelle più recenti, dalla definizione di alcuni termini che erano stati fino
a quel momento alquanto abusati dagli altri relatori (stile, carattere, tipo,
tipologia, ecc.) alla definizione di termini ignorati, quali per esempio il senso di appartenenza e di identità. Un passaggio interessante è
stato quello nel quale Younés ha spiegato come, da sempre, gli architetti
tendano ad identificarsi negli oggetti che disegnano, come nascano le dispute
tra gli architetti, e/o i gruppi di pensiero tra gli architetti. Samir Younés,
nel corso della sua presentazione ha mostrato le bellissime immagini del
progetto della nuova città (Georgetown a Corebanca, Ilfov, Romania) che ha
progettato insieme a Léon Krier e Jamshid Sepehri e Mehrdad Rahbar, e che ha destato
l’interesse della numerosa platea.
Alla fine delle
presentazioni in PowerPoint siamo stati invitati a fare i nostri interventi che
dovevano servire a stimolare il dibattito tra noi, i 4 relatori principali, e
il pubblico.
Tengo a
precisare che il moderatore, prima che iniziassero le presentazioni, aveva
auspicato che ci fosse uno “scontro” tra le diverse visioni e, prima di
introdurre i nostri interventi, ha sottolineato il fatto che gli fosse parso
molto strano, e forse un peccato, che nessun intervento avesse tentato di
mettere in ridicolo quello precedente … in poche parole che, a causa di un
eccesso del “politically correct”, non vi fosse stata la possibilità di
comprendere i punti deboli o discutibili dei vari interventi. A questo punto
siamo stati introdotti noi.
Gli interventi
di Alan Powers, e del Professor Richard Hayward, inframmezzati dal mio, sono
stati incentrati sul mostrare il loro apprezzamento per l’intervento iniziale
del “guru”, ciò che è emerso è stato però che ben poco hanno potuto dire a
difesa di Schumacher che, evidentemente, anche ai loro occhi deve esser parso
molto debole nonostante fosse la “star” di turno.
Veniamo alle
mie parole.
Ho esordito
dicendo che, visto che nessuno aveva ancora accontentato le volontà del
moderatore, toccava a me fare la parte del “bad boy”, e svolgere “the Italian
Job”.
Dopo aver fatto
riferimento al primo intervento – quello del guru – che aveva raccontato di un
suo vecchio discorso col suo grande amico Tom Wolfe, del quale aveva menzionato
il libro From Bauhaus to our house,
ricordando a tutti che la traduzione italiana di quel testo è “Maledetti Architetti”, facendo scoppiare
una grande risata seguita da applausi tra il pubblico, ho raccontato del
diverso comportamento delle persone davanti ad un cantiere: mentre fino agli
anni ’30 la gente si assiepava attorno alle aree cantierate con grandi
aspettative per ciò che gli architetti avrebbero prodotto, oggi fanno
altrettanto, ma nel tentativo di bloccare l’edificazione, poiché già sanno che
il risultato finale sarà devastante, questo per la presunzione e l’arroganza
con cui negli ultimi 70-80 anni abbiamo operato.
Ho dovuto quindi
far notare a Schumacher che avesse mostrato una visione molto personale della
storia, ritagliata a misura per mostrare la validità delle sue idee. Gli ho
fatto notare che le cose che ci aveva raccontato erano errate, non solo per
quello che riguarda l’antica, ma anche per quello che concerne la moderna
storia dell’architettura. Gli ho fatto notare che, nonostante le sue idee, non
fosse affatto vero che tutto, fino ai giorni d’oggi, sia stato dovuto alla
naturale evoluzione delle cose, e che non ci sia stata mai nessuna imposizione
o forzatura della storia dell’architettura.
Egli aveva
sostenuto che ci fosse stato un passaggio “netto e naturale” dal romanico al
gotico, dal gotico al rinascimento, dal rinascimento al barocco, dal barocco al
neoclassicismo, fino a giungere al moderno. Sicché gli ho dovuto ricordare le
parole di Sant’Elia nel Punto 8 del Manifesto Futurista e quelle successive di
Le Corbusier; gli ho dovuto raccontare ciò che realmente è successo in occasione
del IV CIAM e di ciò che è venuto dopo. Ho voluto sottolineare, a lui ma anche
al primo relatore, la gravità dell’insegnamento della storia basato sull’ideologia,
poiché questo porta ad una sorta di lobotomizzazione dell’ignaro studente.
Ho quindi
battuto sull’inconsistenza della tesi secondo la quale l’architettura
modernista sia il motore economico, semmai evidenziando come possa essere
motivo di collasso economico per le piccole e medie imprese, ovvero per le economie
locali.
Ho raccontato,
scioccando la platea, dei costi dell’inutile MAXXI, costato 160.000.000,00 di
euro ma nato senza una collezione, che è poi stata acquistata a posteriori per
altri 60.000.000,00!
Ho infine fatto
riflettere sugli aspetti sociali della nostra professione, e sulla necessità di
non scindere l’architettura dall’urbanistica e di pensare a creare – o ricreare
– il senso di appartenenza ad un luogo, progettando in modo da avere sempre
presente il senso del bene comune.


