Logo Gruppo Salìngaros
69
69
Gruppo Salìngaros
Per una città viva e bella, rigenerare la periferia urbana
ItalianoItaliano
EnglishEnglish
Log in
  • Home
  • Chi siamo
    • Nikos A. Salìngaros
    • Ettore M. Mazzola
    • Gabriele Tagliaventi
    • Pietro Pagliardini
    • Stefano Serafini
    • Paolo Masciocchi
    • Sergio Porta
    • Antonio Caperna
    • Ciro Lomonte
    • Stefano Silvestri
    • Alessia Cerqua
    • Alessandro Bucci
    • Paolo Vecchio
    • Pietro Pini
  • Rassegna stampa
  • Newsletter
  • Documenti
  • Ricerca
  • Formazione
  • Consulenze e Servizi
    • Progettazione urbana
    • Edifici
    • Interior design
  • Link
  • Contatti
  • Media
  • P2P URBANISM
  • BIOURBANISTICA



LE ATTIVITA' DEL GRUPPO SALINGAROS


Per comunicare con noi o iscriverti alla nostra mailing list e rimanere aggiornato inviaci una email.







47
Una progettazione che possa definirsi veramente sostenibile deve senz’altro tener conto di soluzioni tecniche per il risparmio energetico e ambientale, ma deve anche implicare il rispetto delle connessioni positive con il sistema neurofisiologico umano. Psicologia, medicina e scienze educative dimostrano come la progettazione dello spazio può nutrire o, al contrario, danneggiare il nostro benessere. Una conoscenza scientifica, sia teorica che pratica, di come la neurofisiologia umana reagisce all’organizzazione e alle forme dello spazio, è il primo passo per produrre il vero design sostenibile del 21mo secolo.
 
Questo corso residenziale è finalizzato a fornire ai partecipanti (architetti, designer, ingegneri, psicologi, sociologi, e amministratori della cosa pubblica) una competenza unica in un nuovo campo di ricerca e attività, dalle rilevanti opportunità professsionali.
 
Quest’anno accoglieremo un gruppo di 25 partecipanti dal profilo internazionale, di diverse età e formazione, interessati a specializzarsi in Neuroergonomia.
 
LA SCUOLA DI PROGETTAZIONE DELLA S.I.B.
 
Unica, dinamica, indipendente e internazionale, la Scuola di Progettazione della S.I.B. è molto di più di una scuola di architettura ed urbanistica. Nata come una rete globale di ricerca biourbanistica, essa persegue una progettazione realmente ed efficacemente a misura d’uomo. La sua programmazione di eventi di alto profilo scientifico include lezioni pubbliche, convegni, seminari, workshop, gruppi di ricerca e viaggi studio. I tutor, i docenti e i ricercatori sono riconosciuti specialisti in diverse discipline. La scuola ha sede presso i campus della S.I.B., in siti storici come le città di Artena e di Norma, presso Roma.
 
DOCENTI
•   A. Caperna – Univ. La Sapienza
•   C. Fioravanti – Y.A.N.I.
•   Y. Kryazheva – Yulia Ink.
•   E. M. Mazzola – Notre Dame University
•   E. Mortola – Univ. di Roma Tre
•   F. Orsucci – University College London
•   A. Pierattini – University of Miami
•   N. A. Salingaros – Texas University
•   G. Scaramuzzo – Univ. di Roma Tre
•   S. Serafini – S.I.B.
•   E. Tracada – University of Derby
LINGUA
Inglese
ISCRIZIONE € 500,00
Termine per la registrazione: 15.06. 2012
Termine per il saldo: 30.06.2012
Pagamento online:
www.biourbanism.org
 
La domanda di ammissione, unitamente a un CV dettagliato, va indirizzata al dr. S. Serafini stefano.serafini@biourbanism.org
 
 
L’organizzazione provvede, su richiesta, a fornire alloggi economici e confortevoli.
 
Sono previste alcune borse di studio.

MATERIE PRINCIPALI
 
I. Mimesi ed ambiente
Gli studenti verranno introdotti con esperimenti pratici e adeguata letteratura scientifica a scoprire in qual modo le forme e la disposizione spaziale interferiscono con le capacità cognitive e le condizioni psico-biologiche, in maniera da poter produrre un design sostenibile, stimolante e “human friendly”.
 
II. Schemi progettuali e schemi neurali
Il cervello e lo spazio. I neuroni specchio e la neuroestetica. Design, stress e comfort: dalla Sick Building Syndrome all’Evidence-Based Design. La Teoria della Savana di Kaplan (darwinismo) e l’Isomorfismo (evoluzione per auto-organizzazione). Astrazione e immagine: verso un’ontologia del design.
 
III. Progettazione algoritmica sostenibile
Tecniche matematiche all’avanguardia per la progettazione biofilica in architettura e in urbanistica.
 
IV. consapevolezza corporea e analisi neuroergonomica
Respiro, relazione fisica ed energetica con la terra, equilibrio, postura, movimento nello spazio, ascolto attivo, raffinamento dei sensi. Centro dell’essere ed esperienza di integrità, compiutezza e visioning secondo il pensiero di Christopher Alexander.
 
V. Disegno
A seconda del livello di ciascuno studente si eseguiranno esercitazioni introduttive/medie/avanzate di disegno a mano libera, concentrandosi sui volumi urbani, la percezione personale dello spazio e dei colori, e le sfumature emotive, nonché sul modo in cui la percezione dello spazio influenza il nostro modo di disegnare e, viceversa, il design la nostra percezione spaziale.
 
METODO D’INSEGNAMENTO
 
Le lezioni quotidiane saranno accompagnate da esperienze pratiche, comprensive di sessioni di disegno, visite guidate ad importanti esempi di architettura, urbanistica e paesaggi progettati di epoche diverse, esercizi percettivi e psicometrici. Si avrà cura di stimolare e sviluppare le capacità innate dei partecipanti; di studiare in che modo l’ambiente influenza gli esseri umani; di analizzare la relazione fra mimesi e creatività, ed impiegare tale conoscenza per produrre forme che elicitano benessere. Saranno forniti fondamenti di neurologia, psicologia ambientale, anatomia, architettura e arte connessi agli argomenti del corso. In particolare le lezioni teoriche si concentreranno sui pattern progettuali specifici che interagiscono con determinate condizioni neurofisiologiche. Le implicazioni sociali e culturali di specifiche scelte di design verranno attivamente discusse.
 
Per maggiori dettagli si veda il sito www.biourbanism.org o scrivere al dott. S. Serafini: stefano.serafini@biourbanism.org

IL LUOGO
La Summer School si terrà ad
Artena (Roma), una splendida
 e pittoresca cittadina risalente
 al XIII secolo, adagiata sui Monti
Lepini, a 420 m. sul mare, 40 km a sud di Roma. Si tratta di una postazione perfetta per visitare l’affascinante area circostante con le sue bellezze naturali e le sue splendide città quali Palestrina, Segni, Anagni, Sermoneta e Norma. È raggiungibile da Roma in soli 40 minuti, sia via treno che via auto. Il clima è mite, e ciò rende l’estate artenese particolarmente piacevole.
 
ALLOGGIO
Abitare e lavorare insieme in un luogo storico dalle caratteristiche biofiliche è un aspetto importante dell’esperienza della Scuola della Società Internazionale di Biourbanistica. Gli studenti che lo desiderano possono alloggiare nel centro storico della cittadina, e godere così appieno della sua bellezza architettonica locale, usufruendo di tutti i comfort, come accesso Internet Wi-Fi, colazione a buffet, aria condizionata, e servizio navetta (o navetta-mulo, visto che questo simpatico animale viene ancora oggi utilizzato per spostarsi dentro Artena). La SIB ha stipulato delle convenzioni con i ristoranti locali, per un’eccellente esperienza culinaria a prezzi moderati.
 
ATTIVITA’ SOCIALE
Parteciperemo ad alcune escursioni nel corso delle quali sono previste sedute di disegno a mano libera o fotografia, alla ricerca di temi biourbanistici “dal vivo”: la città medioevale di Sermoneta, col suo Castello; i favolosi Giardini di Ninfa progettati da Lelia Caetani; la città fascista di fondazione Sabaudia. La superba spiaggia di Sabaudia, alle pendici del Monte Circeo ci donerà alcune ore di mare cristallino, sole e relax.


GRATTACIELI A ROMA?
Grattacieli a Roma? Una disciplina per le altezze degli edifici
 
Roma, 13 aprile, ore 15,30
Piazza S. Giovanni in Laterano 4 (Palazzo dei Canonici, Sala della Musica).
 
Unione Cattolica Italiana Tecnici
Italia Nostra (Sezione romana)
ARPE – Federproprietà
 
introduce:
Pietro Samperi  (presidente UCITecnici)  
 
Relatori:
Paolo Portoghesi (Università La Sapienza)
Carlo Ripa di Meana (Presidente Italia Nostra – Roma)
Massimo Cestelli Guidi (Università La Sapienza)
Vittorio Sgarbi (critico d’arte)
 
Coordina:
Marco Ravaglioli (giornalista)
 
Interventi programmati:
Giovanni Ascarelli (Presidente Roma Metropolitane)
Claudia Conforti (Università Tor Vergata)
Livio De Santoli (Università La Sapienza)
Ettore Maria Mazzola (Società Internazionale Biourbanistica)
Giorgio Muratore (Università La Sapienza)
Camillo Nucci (Università La Sapienza)
Elio Piroddi (Università La Sapienza)
Franco Purini (Università La Sapienza)
Gianludovico Rolli (Ordinario di tecnica urbanistica)
Duilio Rossi (Presidente Ordine Ingegneri Roma)
Amedeo Schiattarella (Presidente Ordine Architetti Roma)
 
SALVIAMO I PLATANI DI ROMA DAGLI ARCHIASSASSINI... R.S.V.P.
47
47
Lettera di Hillel Schocken a Steve Jobs su Apple City

Lettera aperta al Sig. Steve Jobs | Apple Inc.

14 giugno 2011

Egregio Sig. Jobs,

attratto dalle meraviglie dell'iPad, lo scorso 7 giugno sono venuto ad assistere alla sua presentazione del nuovo Apple campus presso il consiglio della pianficazione di Cupertino. Il mio entusiasmo all'inizio della presentazione - in attesa che il tradizionale avanguardismo di Apple facesse la sua apparizione nei campi dell'Architettura e dell'Urbanistica - si è presto trasformata in una delusione profonda. Lei ha avuto perfettamente ragione ad affermare che la prevista capienza di 12.000 persone in un unico edificio è "piuttosto strampalata". Non che si tratti di un unicum. Ciascuna delle  "torri gemelle" del distrutto WTC disponeva di una capienza ancora maggiore. Tuttavia, l'idea di un solo edificio circolare nel parco, anzi,di  un "campus", è strampalata sotto più di un aspetto.

E' strampalata perché, dai tempi di "Vita e morte delle grandi città americane" di Jane Jacobs (pubblicato nel 1961), tutti sanno che dividere la città in zone monofunzionali, un uso noto come "zonizzazione", è una cattiva pratica urbana. I "parchi" industriali, perché è questo ciò che lei sta pianificando a Cupertino, sono abitati durante le ore di lavoro e abbandonati di notte, attirando ogni tipologia di rischio per la sicurezza. Sono enormi generatori di congestione del traffico nelle ore di punta, al mattino e al pomeriggio, e richiedono stradoni di grande ampiezza, che però restano vuoti durante la maggior parte del giorno e della notte.

E' strampalata perché, mentre l'umanità deve trovare il modo di ridurre le emissioni di CO2 da auto private, e di investire in mezzi efficienti di mobilità umana, Apple progetta un parcheggio enorme che incoraggerà i propri dipendenti a venire in auto al lavoro. Potrebbe pensare ad una alternativa alla costosa costruzione di un parcheggio sotto o sopra terra, incoraggiando il personale a vivere a una distanza pedonale dal posto di lavoro o, per chi vive un po più lontano, ad acquistare un Segway. Per coloro poi che sono ancora più lontani si potrebbe pagare il biglietto dell'autobus. Il costo complessivo per la società sarebbe assai più basso, e ancor di più per Apple.

E' strampalata, perché anche negli Stati Uniti le persone stanno cominciando a capire i mali della periferia e dello sprawl urbano, concezioni che appartengono entrambe alla metà del secolo scorso. Un progetto come il vostro, date le sue dimensioni, potrebbe segnare l'inizio di una nuova era urbanistica in America, un'epoca che antepone gli esseri umani alle auto, i pedoni agli automobilisti. Si potrebbe investire nella creazione di un vivace contesto pubblico, sotto l'egida di vie anziché di autostrade, dove la gente di Cupertino, compresi i dipendenti Apple, potrebbe incontrarsi, entrare in relazione, fare affari e interagire per il loro reciproco vantaggio. Invece, il suo progetto si limita a sostituire dei non-luoghi da parcheggio con non-luoghi "verdi".

Se, come lei ha detto, il vostro campus attuale è noioso, evidentemente non ha idea di quanto risulterà noioso il suo edifico-astronave dalla forma tondeggiante. Semplicemente uguale a se stesso da qualunque parte lo si guardi. Anche il vetro curvo avrà lo stesso aspetto da ogni angolo. Visto uno, visti tutti.

La pianta circolare non è nuova. E' stata già sperimentata, ed è dimostrato che crea reali problemi di orientamento. Non importa dove ti trovi, tutto sembra uguale. Quando passerà per Washington DC non perda una visita allo Hirshhorn Museum (1974) e alla sua ricca collezione di arte moderna. Se non l'hanno modificato dalla mia ultima visita, vedrà che ad un certo punto sara portato a chiedersi: sono già passato da qui prima? Ho raggiunto la fine della mostra? Ho già visto questo dipinto? Le consiglio anche di recarsi a Parigi, in Francia, dove è possibile visitare quello che una volta era un oggetto di ammirazione, ma che è tuttora causa di disorientamento: il terminal circolare 1 dell'aeroporto Charles De Gaulle (un altro vintage 1974!).

Inoltre, anche l'idea della costruzione del parco non è nuova. È l'idea disastrosa di Le Corbusier che travolse il mondo negli anni 30, e sembra avere ancora presa su di lei. È possibile visitare il deserto urbano di Brasilia, progettato a metà degli anni '50, nello spirito di Le Corbusier, per realizzare l'entità del disastro.

Nella presentazione è stato utilizzato il fin troppo spesso abusato termine "scala umana", dicendo che gli edifici progettati sul sito non supereranno i quattro piani di altezza, come se l'altezza di un edificio fosse l'unico fattore che definisce la "scala umana". Non sono mai stato a Cupertino, ma scommetto che non c'è una sola strada, lì, dall'atmosfera altrettanto buona (per l'uomo, non le auto) di quella che caratterizza la maggior parte delle strade di Manhattan - che è, nonostante i suoi edifici alti, molto più "a scala umana" di Cupertino.

Lei ha evitato di fare il nome dei suoi eccellenti architetti. Ad un certo punto, Sir Norman Foster è stato menzionato, ma lei avrebbe potuto selezionare qualsiasi altra archistar. Niente di sorprendente. Foster è un grande nome, adatto per il grande lavoro di un cliente conservatore. Egli è anche un grande tecnico che può facilmente far fronte ad alcuni chilometri di vetro curvo e di eccitanti strutture. Queste qualifiche sono molto importanti, ma per realizzare "il miglior edificio per uffici del mondo", avete bisogno di qualcosa di più. È vero, il mondo di oggi cerca divertimento e stravaganza, ma manca la qualità. Non solo la qualità nella costruzione e nei dettagli (che è molto importante, naturalmente), ma la qualità della vita. Si poteva sperare da un visionario come lei la comprensione che un edificio non deve soltanto servire le esigenze funzionali dei suoi occupanti. Un edificio buono, innanzitutto serve la comunità locale. Una comunità suburbana, definita da case private all'interno di giardini privati, non ha bisogno di un altro parco sovradimensionato. I suoi membri devono essere in grado di mescolarsi per strada, sedersi in un caffè, comprare qualcosa al negozio d'angolo, e fare tutto ciò passeggiando all'aperto lungo una strada, cioè non tra le lande desolate dello Stevens Creek Boulevard. Lo staff di Apple ha bisogno di qualcosa di più. I suoi dipendenti devono poter scegliere dove e cosa mangiare durante la pausa pranzo, e anche, sì, chi incontrare. Non è dunque certo il caso della migliore caffetteria interna di 3.000 mq, dove i lavoratori sono costretti a mangiare ogni giorno.

Ho visto edifici eccellenti, mediocri e anche cattivi ricevere le visite degli studenti di architettura. Sono veramente pochissimii quelli che continuano a essere visitati a dieci anni dalla loro costruzione. La sua astronave "strampalata" non raggiungerà quel limite di durata.

Visto che sono stato tanto critico fin qui riguardo al campus proposto dalla Apple, vorrei concludere con una nota  positiva e di speranza. "Apple City" è ciò che lei desidera per Apple e Cupertino. Ora, il sito attuale è un inizio perfetto.

Lei potrebbe cominciare guardando le strade circostanti con l'occhio di chi desidera trasformarle in vie animate. Questi spazi pubblici costituirebbero le sue ancore in Cupertino. I suoi eccitanti edifici alla moda, molto probabilmente costruiti lungo queste strade, consentirebbero l'uso commerciale al piano terra, con usi misti di uffici e abitazioni nei piani superiori. Al fine di incoraggiare la gente a muoversi a piedi, occorrerebbe esaminare la dimensione della griglia stradale nella zona adiacente, e allinearvi nuove strade, in modo che le persone provenienti dalle zone residenziali circostanti siano incoraggiati a camminare attraverso il vostro spazio per raggiungere altri luoghi nei dintorni . Si potrebbe costituire una rete di edifici pubblici come ad es. una "Scuola Apple" un Apple "iSport," o un teatro (Apple "iShow") da utilizzare per gli eventi della Apple, presentazioni, e (perché no?) spettacoli pubblici. Rimarrebbe ancora spazio sufficiente per un parco pubblico destinato alla ricreazione sia del personale di Apple, che dei cittadini di Cupertino.

Apple, Google e Facebook capitalizzano sulla fondamentale necessità umana di contatto. L'abitato urbano - la città - li precede di alcuni millenni. Come per essi, la ragion d'essere di una città è quella di fornire ad ogni individuo una grande rete di contatti potenziali. Per quanto avanzati e potenti, Apple, Google, Facebook (e altre realtà simili ancora di là da venire) non potranno mai sostituire la città, ma ne saranno sempre il complemento.

Lei ha l'opportunità unica di guidare la pianificazione e lo sviluppo urbani in America e in tutto il mondo verso nuovi orizzonti. Un progetto d'avanguardia come questo attirerà visitatori da tutto il mondo. Lo acchiappi!

 
Cordiali saluti,

Hillel Schocken

 

Hillel Schocken dirige la Schocken Architects fin dalla sua fondazione nel 1978, impegnandosi in una grande varietà di progetti di alto livello, tra cui interventi urbanistici, musei, strutture educative, uffici, abitazioni, industrie e restauro. Membro di numerose giurie per premi e concorsi in Israele, ha insegnato nelle scuole di architettura di tutto il Paese e all'estero. Fino a poco tempo, ha servito come direttore della Scuola Azrieli di Architettura dell'Università di Tel Aviv. Nel 2000 Schocken è stato nominato curatore del padiglione israeliano alla Biennale di Architettura di Venezia dove ha esposto la sua originale teoria Urban - "Anonimato Intimo". Schocken è tra i fondatori del MIU - Movimento per l'Urbanistica Israeliana ed è presidente ad interim del Consiglio di amministrazione della "Stage Orchestra di Israele". Pubblica periodicamente articoli sulla stampa nazionale su argomenti di cultura generale e professionale.
Corso teorico-pratico a posti limitati. Per informazioni e prenotazioni: info@biourbanism.org
47
Seminario residenziale a posti limitati. Per informazioni e prenotazioni: info@biourbanism.org
47
Roma, 1 luglio 2011 - Cena degli Amici del Gruppo Salingaros
47
ROMA, IV LECTURE DI BIOURBANISTICA - info@biourbanism.org
47
Segnaliamo l'importante Convegno organizzato dalla nostra Witfrida Mitterer , Firenze, 21 Giugno 2011
47
Biourbanistica per il XXI secolo, Roma, 17 giugno 2011, ore 17,00

Nell'ambito di Thinkgreen ecofestival 2011, festa itinerante dedicata alla sostenibilità, a Roma dal 16 al 17 giugno, la Società internazionale di Biourbanistica curerà il seminario "Biourbanistica per il XXI secolo".

Durante la festa installazioni, spettacoli, performance, musica, intrattenimento e approfondimento sul mondo dell'ecologia e dello sviluppo sostenibile si susseguiranno per tre giorni, e, il 17 giugno l'evento si sposterà alla CAE - Città dell'altra economia, spazio da anni dedicato all'economia solidale e sostenibile, dove si svolgerà il seminario aperto a tutti e gratuito.
Interventi

        * 17.00 "La città biofilica" a cura di Stefano Serafini;
        * 17.30 "Arte, creatività e partecipazione per la costruzione della città pubblica. Riflessioni ed esperienze", a cura di Alessia Cerqua;

Appuntamento: venerdì 17 giugno 2011, ore 17,00
Città dell'Altra Economia Largo Dino Frisullo - ex mattatoio (fermata metro piramide) - Roma.

web thinkgreenfestival.wordpress.com | www.biourbanistica.com
47
ROMA - In difesa di via Giulia r.s.vp. info@biourbanism.org
47
47
ROMA PRINCEPS URBIUM - R.S.V.P. info@simmetria.org (prenotazione obbligatoria per accedere alla sala all'interno dei Musei Capitolini)
47
ROMA - terza lecture di biourbanistica - R.S.V.P. Per informazioni: info@biourbanism.org
47
BOLOGNA - Demolire per ricostruire
La S.V. è invitata a partecipare all'incontro

DEMOLIRE PER RICOSTRUIRE


20 ANNI DI ESPERIENZE DI DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE IN PERIFERIE EUROPEE
prof. Gabriele Tagliaventi, Università di Ferrara

IL BORGO VIVO: UN ESEMPIO DI REDENZIONE DELLA PERIFERIA ITALIANA
prof. Ettore Mazzola, University of Notre Dame - School Architecture

DAL CORVIALE AL PILASTRO: COME COSTRUIRE NUOVI ECO-QUARTIERI URBANI
prof. Alessandro Bucci, A Vision of Europe

Moderatore del dibattito: dott. Stefano Serafini, Direttore della ricerca della Società Internazionale Biourbanistica

Concluderà l'incontro l'on. Teodoro Buontempo, assessore alla Casa e al Terzo Settore della Regione Lazio.

Sabato 7 maggio, h. 10.30 - Bologna, Villa Leona, via Larga, 25  

PALERMO - NOI PER LO ZEN
Il Mondo sta cambiando, il Mediterraneo sta cambiando. Solo l’Italia resta immobile, paralizzata da un sistema capitalistico oligarchico e burocratico e, ad un tempo, mediatico-edonistico ripiegato sul passato.
Per questo bisogna ripartire dalle grandi Città, come Palermo, per scuotere il Paese.
Ma Palermo non potrà cambiare se non nascerà un progetto condiviso tra “centro” e “periferia, tra “borghesia” e “popolo”.

È questo l’inizio per Palermo: cambiare lo Zen come metafora del cambiamento di Palermo e del Paese.

La S. V. è invitata all’incontro presentazione dell’ipotesi di progetto del prof. Ettore Maria Mazzola, University of Notre Dame, School of Architecture.

“Rigenerare le periferie è possibile… e non costa!”

Interverrà padre Miguel A. Pertini, parroco dello Zen.

Palermo, 5 maggio 2011, ore 18:30. Grand Hotel Wagner, via Riccardo Wagner 2, Palermo 

FERRARA - LE CITTÀ ITALIANE PIU' A RISCHIO DI FRONTE ALLA CRISI ENERGETICA
 
Il pericolo di una catastrofe nucleare in Giappone e la crisi libica costringono tutte le città a interrogarsi sulla loro VULNERABILITÀ di fronte a una crisi energetica.
Cosa succederebbe alle città italiane in caso di crisi energetica, di crisi petrolifera?
Come farebbero i cittadini a sopravvivere davanti a una situazione stile AUSTERITY 1973?
A parità di condizioni economiche e a parità di approvvigionamento energetico è, infatti, evidente che le città si comportano differentemente a seconda della loro dispersione.
Più le città sono disperse più aumenta la loro VULNERABILITÀ di fronte a una crisi energetica.
In particolare petrolifera.
I risultati della ricerca condotta dal Laboratorio CivicArch dell'Università di Ferrara all’interno della degli studi statunitensi sul V.I.P.E.R. (Vulnerability Index for Petrol Expense Rise) dimostrano che il rischio è serio e occorre una nuova politica urbanistica per le città italiane.
Meglio: una nuova Bio-Urbanistica.
Un'urbanistica più vicina ai principi di eco-sostenibilità e di sviluppo organico.
Come ha affermato il prof. Gabriele Tagliaventi, direttore di CivicArch: “il problema della VULNERABILITÀ al petrolio delle città italiane è un tema che interessa sia in chiave economica sia in chiave ambientale.”
La ricerca, condotta su un campione di oltre 120 città europee mostra un quadro allarmante anche per molte città italiane. Mentre le “grandi” città sembrano reggere meglio la sfida, quelle veramente in difficoltà sono le città medie e quelle piccole.
L'avere adottato nel corso degli ultimi 50 anni un modello di crescita basato sulla dispersione, la bassa densità e l'autocentrismo ha portato le città italiane a una situazione prossima alla bancarotta: non ci sono più soldi per l'ordinaria amministrazione.
Troppe sono le spese legate alla gestione di un territorio urbanizzato poco popolato e troppo esteso.
Quanto incide sul deficit nazionale la dispersione dei comuni?
 
Uno degli esempi più eclatanti è quello di Bologna.
Il capoluogo emiliano conta 379.000 abitanti su una superficie urbanizzata di circa 9.000 ettari.
Sulla stessa superficie urbanizzata a Torino vivono 900.000 abitanti con università, musei e la sede della FIAT.
Sulla stessa superficie, addirittura, a Parigi vivono 2.150.000 abitanti, con musei, 20 università, 7 stazioni ferroviarie. 14 linee di metropolitana.
Confrontando Bologna con comuni di analoghe dimensioni demografiche: Bilbao, Palma di Maiorca, Nizza, risulta che la stessa popolazione di Bologna vive a Bilbao su una superficie urbanizzata di soli 2.000 ettari, a Palma di Maiorca su 7.500 ettari, a Nizza su meno di 5.000 ettari (incluse le seconde case e gli hotels che pesano più del 25% del totale).
Tutte le città della Pianura Padana sono in una simile condizione di VULNERABILITA'.
Modena ha 180.000 abitanti su una superficie urbanizzata di 4.000 ettari, mentre San Sebastian ha la stessa popolazione ma su soli 1.800 ettari.
Verona ha una popolazione di 265.000 abitanti su una superficie urbanizzata di circa 14.000 ettari mentre Gijon ha 275.000 abitanti su una superficie urbanizzata di soli 6.500 ettari.
Padova ha una popolazione di 212.000 abitanti su una superficie urbanizzata di 4.000 ettari mentre la stessa popolazione a Oviedo è insediata su soli 970 ettari.
E' evidente che questa situazione rende le città italiane medie e medio-piccole particolarmente VULNERABILI di fronte a una possibile crisi energetica.
Sono troppo estese e la popolazione non riuscirebbe a spostarsi a piedi o utilizzando il sistema di trasporto pubblico.
Il TRASPORTO PUBBLICO è l'altra nota dolente che risulta dalla ricerca.
Le città italiane sono estremamente carenti di reti efficienti di TRASPORTO PUBBLICO.
La loro dispersione sul territorio, infatti, rende estremamente costosa la realizzazione di sistemi efficienti di tramvia e metropolitana.
Quali sono le cause di questa situazione ?
Un modello sbagliato di crescita urbanistica basato sull'adozione del sistema americano autocentrico:
- dispersione della popolazione
- concentrazione del commercio in pochi, enormi, ipermercati periferici
La cura per questa situazione patologica:
- la trasformazione delle aree sub-urbanizzate in ECO-CITTà COMPATTE (ecocompactcity.org)
- l'introduzione di una corretta densità
- l'introduzione di una rete efficiente di TRASPORTO PUBBLICO
- il rafforzamento della rete del COMMERCIO DI PROSSIMITÀ
Meglio si comportano le grandi città.
Torino, Milano, Roma presentano valori di compattezza decisamente migliori di quelli delle città medio-piccole.
Una più forte rete del commercio di prossimità e un sistema di trasporto pubblico più integrato anche se sempre carente rispetto alla media delle città europee.
In sintesi: se le cose vanno bene, città più compatte permettono di ottimizzare le spese di gestione e avere più risorse per investimenti produttivi.
Se le cose vanno male, città più compatte permettono ai cittadini di andare al lavoro a piedi o utilizzando un mezzo pubblico, di fare la spesa a piedi. Di consumare meno.
In altre parole, di sopravvivere alla crisi.
ROMA - seconda lecture di biourbanistica - Per informazioni: info@biourbanism.org
47
ROMA, MILANO - Un invito da non perdere!
47
CENTO - IL PROGETTO PIEVE DI CENTO
47
BARLETTA - Convegno "La città sostenibile è possibile"

Sabato 12 Marzo 2011 presso il Circolo Unione di Barletta alle ore 9.30 l'AIBAT ha organizzato il convegno: "LA CITTA' SOSTENIBILE E' POSSIBILE" con la partecipazione di:

  • Arch. Ettore Maria Mazzola - Professore di Urbanistica e Architettura presso la University of Notre Dame School of Architecture Rome Studies Program
  • Ing. Salvatore Matarrese - Presidente ANCE Puglia
  • Ing. Elio Loiodice - Presidente AIBAT


Siamo lieti di osservare che autorità civili, illustri colleghi e rappresentanti di importanti aziende costruttive nazionali, condividono ilmessaggio del Gruppo Salìngaros: che cioè le archistar sono il cavallo di Troia delle multinazionali, e che occorre invece tornare a costruire con scale economiche, materiali e tecniche locali per il bene di tutti.
47
Come le conferenze di Roma e di Palermo, anche l'incontro pugliese è stato un successo, che ha smosso pensieri e attività, risvegliando in un pubblico attento il desiderio di partecipazione civile. In Italia sta nascendo una nuova alleanza del costruire.
ROMA - Convegno Biourbanistica e Politica
47


A sinistra un momento della conferenza Biourbanistica e Politica, Sapienza Università di Roma - Aula Magna della facoltà di Ingegneria, 5 marzo 2011. Da sinistra: Stefano Serafini (ISB), Antonio Caperna (ISB), Oreste Rutigliano (Italia Nostra), Teodoro Buontempo (Ass. alla Casa della Regione Lazio), Enzo Scandurra (Univ. di Roma) e Giulietto Chiesa (Alternativa).

L'incontro, che inaugura le Lectures di Biourbanistica che si terranno nei prossimi mesi presso il Dipartimento di Architettura e Urbanistica per l'Ingegneria, ha destato grande interesse e generato un dibattito molto intenso che si è protratto fino alle 15:00.
47
PALERMO - Presentazione di un nuovo approccio rigenerativo alle periferie
47
Cuban Professor Julio Cesar Perez
47
Julio César Pérez: “The city must be dreamed, designed and conceived for the future” - Interview appeared in two parts in Cuban Art News, 6 January 2011.

Last month, on December 16, Cuban architect and urban planner Julio César Pérez (b. San Antonio, 1957) opened an exhibition of architecture and planning at the Eduardo Abela Provincial Gallery in the town of San Antonio de los Baños. Pérez, who graduated from Havana’s School of Architecture in 1982, has taught and lectured at Harvard University, the Boston Architectural Center, and the University of Toronto. He is the author of Inside Cuba (Taschen, 2006), The Island: Visions of Cuba (Editorial Samper, 2009).
 
Exhibitions on architecture and urbanism are not common in Cuba. What encouraged you to present a decade of projects?
 I really don´t remember any collective exhibitions on architecture, except those done by the then-young college graduates of the 1980s—myself among them—in 1987 (at the Development Center for the Visual Arts, Plaza Vieja) and 1991 (at La Cabaña).
My last solo exhibition took place in 2002 at the School of Design at Harvard University. There, I presented a selection of 20 works and projects carried out between 1989 and 1999. Previously, with architects Milvia Céspedes and Esteban Martínez, I did an exhibition in San Antonio de los Baños during the 6th Havana Biennial in 1997. In all cases, the intention was to keep architecture alive as a calling, and to project a vision of this profession that continues the tradition and the savoir faire that has characterized its practice in our country during the past four centuries.
Now, this need motivated me again. It is also useful to analyze a period of work, to confront ideas and approaches, and above all, to show that architecture remains one of the fine arts, if it is approached with a rigorous artistic perspective.
 
Your exhibition covers a broad variety of topics: personal residences, cityscapes, the renovation of historic buildings, urban planning. Do they correspond to a wide range of interests in architecture?
For me, the practice of architecture begins with the relationship between the natural or cultural environment, which is an indivisible whole, and the human being. The city is the most important element, as it is an expression of human relationships and the essential cultural archetype. My interests are broad, and I renounce the reductionist vision and specialization that has done much harm to this profession everywhere. The architect must always be a Renaissance man who acts responsibly in his or her own time; he has to deal with both the eternal problems and the contemporary conflicts arising from his concrete circumstances. This requires constant study, above all for those devoted to teaching.
 
When approaching the house—a "traditional" theme and a laboratory for Cuban architects—you seem to have used construction techniques and skills already well-established in the popular repertoire.
The house is the point of departure, the subject closest to human beings, to architects. I believe that students should learn how to design a house before anything else. Many young architects do not know how, and that is lamentable; they don´t even have an accurate idea of what a home is, what their home is. It’s a good teaching exercise. The scale lets you start with a general idea and move on to details—to start from a specific situation in terms of location, spatial relations, functional requirements, program, context, purpose, and then arrive at the details.
It is a process that enables learning. It is imperative to design well, to build well—it is an ancient and still-valid lesson. Tradition provides the necessary instruction from which architects can explore and innovate, and find their own language beyond fashion and trends.
On the other hand, in Cuba there are not many options with respect to the use of non-traditional construction techniques and materials—most of all in housing. The total and repeated failure of prefabrication has been the most eloquent factor in favor of a return to traditional building techniques.
The loss of this work [designing houses] is, moreover, one of the factors that have affected the prestige of the profession. This is sad, as the construction industry in this country has been distinguished by a high level of skill, which reached its peak during the 1950s. I learned rigor, discipline, and craft by working with my father, an excellent bricklayer and master builder.
 
In your plan for Havana’s future growth and development, what do you see as the key elements?
The plan is based on a decalogue, a ten-point program that summarizes a set of interrelated, integral ideas. They must be considered together, based on their obvious relationship and the need to tackle them all with the greatest economy of time and resources.
1. Waterfront Redevelopment. This will give the city a new image and will allow us to take the most extensive and intensive advantage of its coastline. Mixed-use buildings are foreseen:  cultural and commercial uses on the ground floor and residential use on the floors above. This establishes a continuity with the traditions of the city in this regard, and offers a model in line with European traditions based on outdoor cafes, art galleries and restaurants, bars, shops, and bazaars.
On the other hand, there’s the Port of Havana sector, whose regeneration is a model for the entire city. We intend to turn this area into a modern commercial and sports center that will contribute to a new image of the city and permit the re-creation of its history, the recycling of its economic functions, and increase the attractiveness of the capital in general.
2. A Stronger Polycentric Approach. This is essential. It includes the creation of new urban centers in proposed development facilities to the west (site of the former Columbia airfield) and east. This approach reduces the city’s expansion to its peripheries, limiting the need for excessive traffic and travel. 
3.A New Public Transportation System. This will provide an efficient and rational use of existing and proposed road infrastructure, and makes it possible to have varied and modern means of transportation (train, buses, cars) that don’t pollute the environment. The plan includes surface and underground transportation, and one of its branches calls for the construction of a tunnel parallel to the coastline, which will create a promenade along the coast from Jaimanitas to Cojimar.
4.Infrastructure Upgrading. At present, the city’s infrastructure is outdated, totally inadequate and insufficient. This upgrading will give Havana improved and expanded water services, electricity, sewerage, telephone, high speed internet, and other services. An increase in public space is planned to respond to the idiosyncrasies of Cuba, its customs and traditions. In the coastal area and the bay a buffer zone will be established, which will contain a possible rise in sea level due to climate change resulting from global warming.
5.Social and Cultural Integration. The culmination of a full use of the city, its neighborhoods and spaces by all people, with free access to all facilities and buildings.
6. Environmental Safety and Increase in Green Areas.
7. A New Image of the City. This speaks to the city’s transformation and vitality as a result of urban and civic actions.
8. The Revitalization of Roadways and Other Routes at the City Level.
9. Mixed Use. This is part of the tradition of the city. It provides the vitality and variety necessary for urban life by combining various functions that address different social groups.
10.A Broad View Combined with Detailed Urban Design. The city must be dreamed, designed and conceived for a future that transcends the mark of a particular era, and its construction results from the efforts and intervention of several generations. The urban plan should propose projects of different scales that could be built at various points in time, and whose flexibility accepts transformations as circumstances require. 
 
What makes this project different from others that preceded it?
We propose a holistic and integrated vision. The previous plans did not consider Havana for what it is: a whole, a territory with a particular ecosystem that arises from its geographical condition, its idiosyncrasies, and its culture. For the first time in history, and this is perhaps its greatest merit, this Master Plan conceives and develops ideas to transform the capital city in the short, medium, and long term, and to turn it into a modern city that honors its long history and expresses its continual process of change.
Unlike the plans outlined in the colonial period, which were of a military nature; those of the Republic, which were fragmented and limited only to certain areas; and those made by the Planning Department during the revolutionary period, which were dictated by the government and its priorities, the Master Plan for Havana of the 21st Century seeks to preserve the values of the existing city while emphasizing the need to create new economic and urban values.
In addition, this plan does not follow any government dictates or orders. It is a labor of love for the city, done at no charge. It is a gift, a personal contribution.
 
How would you characterize the current state of architecture in Cuba? Where do its essential conflicts lie? 
The current state of architecture is pitiful. No attention is given to the quality of projects or what is built, which results in a great waste: of land, resources, talent and time. This demonstrates ignorance and apathy. There is no system of values that differentiates architecture from simple construction. The conflicts begin in the schools: teachers don’t have the required professional authority and prestige, as they don´t have bodies of work that validate their careers. The teacher should be an example. When teaching it is necessary to know and learn, to have a work experience, a solid culture. For this reason, a new graduate cannot teach, as they have no professional experience, no teaching skills. This is a serious mistake.
 
The lack of a guide, with proven credentials and an established reputation based on academic and professional merits—essential for filling leadership positions at the school and departments levels—has contributed to the inadequate training of several generations of architects.
 
The profession of architecture demands sacrifice and dedication beyond the necessary and indispensable calling or sense of vocation. The subsequent motivation is part of the task of teachers whose conduct and work should serve as a model for future architects. Another factor is the lack of a professional practice that contributes to gradual, progressive training that teaches one to correct mistakes.
 
Another element is the uncritical assimilation of foreign projects and the rejection of Cuban architects in favor of foreign professionals of questionable reputation. The investment process is fraught with negative views and great corruption. This has contributed to the loss of authority and prestige for local architects—abandoned by institutions established to ensure their interests—and a loss of self-esteem and personal and professional dignity. The assignment of projects and jobs to foreign entities without formal competition not only involves excessive costs but invites the ideological dangers of globalization, which ignores culture, history and the profession itself. Other models and patterns have already been implemented.
Examples abound, all bad. They range from the hotels built by the Spanish hotel chain Meliá (Havana, Cohiba, Varadero) to those made for other hotel chains: Novotel or LTC in Monte Barreto, for the Dutch Grand Tulip (Central Park), the estate buildings (for investors in Monaco) at the 5th Avenue, or those built in Monte Barreto (like the Miramar Trade Center). In this area, ignorance about traditional urban design appears to have been collected and summarized, unable to assimilate either the values of context, natural and built, or mixed use. These projects fail even in the proper orientation of the buildings and their spatial relationships, leading to the devaluation of one of the few green areas in Havana.
On the level of pure architecture, buildings lack the most basic quality of design and demonstrate a lack of mastery of scale and material use. It seems that hotels have established an award competition to emulate the worst building constructed by their predecessors. Among them are the Russian embassy and the dysfunctional Triton and Neptune hotels.
 
Along with your projects, you also conduct intensive workshops with architecture students. Which is the greater challenge: creating a “school around a teacher” or around concrete reality?
Both.I prefer to describe an experience in the process of the creation of the National School of Planning and Architecture, which has bet on the city, its monuments, but also its buildings sensitively integrated into their surroundings. In Havana, there are many examples from all eras, ranging from the Morro Castle, where the rock and the building fuse harmoniously, to the palaces of the late 18th century—an urban architecture of extraordinary value.
The workshops already held as Havana Charette convene, encourage, propose, and express a willingness to invite all without excluding anyone. They seek to establish a tradition (and there have been four consecutive workshops) of consultation: to show what has been done, without bias. The important thing is to transmit to students a love for the city and its surroundings as well as a responsibility towards it and its future, if we want Havana to remain the magical, poetic and magnetic city that captivates everyone with its charm, illuminates the way with its planning, and inspires with its architecture. Reality imposes challenges, but we must distinguish between circumstantial and temporary challenges and the real, truly critical challenges.
 
Do you believe in an architecture of the “author”—known in the U.S. as “starchitecture?”
The “author” architecture is a fallacy, an architecture oriented toward the object, not toward the city. Generally, works created by architects who are famous for being iconoclastic don´t endure. Or very few survive the passage of time or judicious, objective criticism when analyzed in their contexts, and not in magazines and books handled by skilled photographers.
The fact is that only a small group of architects survive objective criticism, and that’s true everywhere. I think that among them are Frank Lloyd Wright and Louis Kahn, of those from the past. Among the current ones is Renzo Piano, whose rigor in design and construction exceeds the rest. And perhaps the Japanese Tadao Ando. There is a lot of junk built in the name of “architecture of the author.”
The biggest problem caused by this way of doing things is the damage to the mentality and training of students, because it introduces patterns of imitation favored by ignorant teachers, who are lacking in visual culture and unable to develop their own personal work.
The maturity of an architect, I believe, is to learn so that their work is not weighted down by the architecture of “another author.” It is the greatest challenge and a great test of intellectual honesty.
 
Recently, you had a long and intense journey as a lecturer in U.S schools and universities. How would you describe the U.S. approach to Cuba’s architectural heritage and its future transformations?
There is great admiration and great appreciation for Cuba’s architectural heritage and the values of Havana. A great respect. I feel very proud, very happy when I speak of Havana, its architecture, its urbanism, which is intact so far despite those lost buildings. That’s why it’s so important to conserve the city beyond any building or group of buildings.
People encourage me in my job. They recognize it. I talk about Havana with love and great admiration. Everyone wants to see Havana, wants to come to Havana. Those who have been here want to return. It also stems from the fact that our nation is older, from its European roots—and let´s remember that towns and cities in Cuba were founded by Europeans—which is undoubtedly of enormous value. Spanish urban planning was of  high quality and this, combined with the necessary adaptation to our climate, our geography, and other characteristics (like the availability of materials) produced a vernacular architecture of great value. In its essence, ‘vernacular’ means anonymous creators—the antithesis of the “architecture of the author” concept.
Moreover, in North America, there are only a few historic cities, and people recognize the historic values that are treasured in Havana along with architectural and urban values.
Many architecture professionals, and people in general have expressed their concern for future changes to the city, through the emergence of the market sensibility and the possibility of losing Havana by changing its seductive and romantic image. When I talk about it I always say that this fits the concept of the Master Plan for 21st-Century Havana.
BOLOGNA -  Lo stadio Dall'Ara per la città
La presentazione del libro “La costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi e stadi” curato da Chiara Alvisi per i tipi della ESI, che si terrà venerdì 14 gennaio 2011, alle ore 17,30, presso la Libreria Feltrinelli di Piazza di Porta Ravegnana sarà l’occasione di un pubblico dibattito sul futuro dello Stadio Renato Dall'Ara che segna l'inizio di una nuova fase della vita civica di Bologna.
Il libro, infatti, raccoglie gli atti del Convegno organizzato dalla curatrice nel settembre 2009 presso l'Aula Absidale S. Lucia dell'Università di Bologna e il progetto per la ristrutturazione dello stadio Dall'Ara e la costruzione della nuova CITTA' DELLO SPORT DI BOLOGNA, elaborato da Gabriele Tagliaventi con il Laboratorio Civicarch dell’Università di Ferrara.
 
Si tratta di un momento importante e dell'avvio di un nuovo metodo di partecipazione democratica alla vita della città.
 
Importanti esponenti della vita politica bolognese – e i candidati a sindaco finora presentatisi – saranno chiamati a dibattere su un progetto concreto di riqualificazione della città.
Un progetto che è stato presentato nel 2009 per offrire alla città un'alternativa all'esodo del Bologna dalla sua città natale, per offrire un futuro allo stadio Dall'Ara -il più grande d'Europa al tempo della sua realizzazione- e per iniziare un percorso virtuoso di Rinascimento Urbano della perifera di Bologna all'interno di un grande disegno di sviluppo della città dopo lunghi anni di declino.
Infatti, la città che nel 2009 sembrava voler abbandonare la sua squadra di calcio per un comune della provincia ha perso nel corso del periodo 1971-2011 la stessa popolazione della città di Ferrara: 130.000 abitanti.
Nel 1971 Bologna era vicina ai 500.000 abitanti e oggi supera di poco i 370.000.
Nello stesso periodo, due città come Bilbao e Nizza passavano da 250.000 abitanti a 370.000.
In un momento in cui si parla di Federalismo fiscale, appare evidente che è assolutamente vitale invertire questa tendenza e iniziare una nuova fase di Rinascita.
 
E la Rinascita può partire proprio dalla ristrutturazione dello Stadio Dall'Ara e dalla costruzione della CITTA' DELLO SPORT.
Offrire al Comune di Bologna la possibilità di riqualificare una parte della sua periferia, contribuire alla rinascita del quartiere con l'inserimento di attività miste 24 ore su 24, offrire al Bologna Calcio uno stadio moderno, interamente coperto dove le famiglie possano andare tranquillamente, rivitalizzare l'intera area con appartamenti, negozi, cinema, wellness center, uffici, il Museo del Bologna 1909.
Un vero progetto integrato di un vero distretto sportivo. Una vera CITTA' DELLO SPORT in cui i cittadini possano recarsi quotidianamente riconoscendo tutti i caratteri della migliore Bologna. Un distretto integrato in cui si possa andare allo stadio attraversando la strada a piedi, prendendo un mezzo pubblico, utilizzando il nuovo Tram che dovrebbe collegare Casalecchio con la Stazione Centrale.
Una CITTA' DELLO SPORT dove si possa andare allo Stadio e, poi, cenare al ristorante, andare al cinema, fare shopping.
Ma una CITTA' DELLO SPORT dove si possa anche abitare, offrendo la possibilità alle giovani coppie di rimanere a Bologna e incentivando l'arrivo a Bologna di nuovi residenti-contribuenti, attirati dalla qualità di un quartiere a misura d'uomo.
 
Un esempio per la Rinascita dell'intera città.
Un sistema operativo per permettere al Bologna 1909 di essere una società all'avanguardia, proprietaria di uno Stadio UEFA abilitato alle manifestazioni internazionali
 
http://www.libero-news.it/articolo.jsp?id=288882
 
http://www.federossoblu.com/it/articoli/primo-piano/812-interviste-a-vittorio-casale-e-gabriele-tagliaventi.html
 
http://radio.rcdc.it/archives/il-nuovo-stadio-e-il-dallara-ristrutturarlo-puo-essere-un-affare-36041/
 
http://www.tuttomercatoweb.com/bologna/?action=read&idnet=emVyb2NpbnF1YW50dW5vLmNvbS0xMzA2
 
http://www.zerocinquantuno.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3827&Itemid=457
 
http://magazine.quotidiano.net/ecquo/tagliaventi/2009/11/24/il-nuovo-stadio-ecologico/
 
http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2009/11/04/256900-dall_nuova.shtml
 
http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/videocommenti/calcio/2009/12/23/274283-dall_rispunta.shtml
 
http://stadiebusiness.blogspot.com/2009/11/il-nuovo-stadio-ecologico.html
 
http://www.federossoblu.com/it/articoli/primo-piano/684-speciale-stadi-questa-sera-a-qtempi-supplementariq.html
 
http://www.bolognacittalibera.org/profiles/blogs/tu-dove-lo-faresti-lo-stadio?xg_source=activity
 
http://www.ferrara24ore.it/001570-calcio-d-inizio-eco-stadi
 
http://www.federossoblu.com/it/news/notizie/807-tempi-supplementari-di-lunedi-8-febbraio.html?fontstyle=f-smaller
 
http://www.sder.it/index.php/tag/stadio/
 
SAN PIETROBURGO, RUSSIA - Sulla RMJM, o il crepuscolo degli dei
Il mostruoso progetto di costruire un grattacielo di 403 metri nel centro di S. Pietroburgo, in Russia, è stato cancellato da un ukaz presidenziale ( http://rt.com/politics/gazprom-skyscraper-moved-petersburg/ ).

Secondo il quotidiano The Guardian, la società incaricata di realizzare lo Okhta Centre, la multinazionale RMJM con base in Scozia, naviga in cattive acque. Il giornale sottolinea la relazione esistente tra questa compagnia e l'economia finanziaria fasulla giunta alla crisi. Poiché la notizia è di un mese fa  ( http://www.guardian.co.uk/artanddesign/2010/nov/21/will-alsop-rmjm-fred-goodwin ), viene da chiedersi se non esista un rapporto tra la decisione di Medvedev di bloccare il progetto pietroburghese (una scelta politica eccellente, peraltro, davanti al pubblico russo e internazionale, e un grande guadagno d'immagine), e il declino finanziario della RMJM.

A ogni modo, il presidente russo ha deciso di stare dalla parte della popolazione, degli intellettuali e della stessa UNESCO, la quale aveva minacciato di depennare S. Pietroburgo dalla lista dei Patrimoni dell'Umanità ove la torre fosse stata costruita.  Ha dato così un forte segnale a tutti gli altri Paesi nei quali è in corso la costruzione di grattacieli. Gli investimenti pseudo-keinesiani degli anni '80 e  '90 in torri enormemente dispendiose ed energivore, che impongono alle città geometrie iperumane, e in fondo anti-umane (Baudrillard avrebbe parlato di economia politica del Segno), non sono altro che il pericoloso colpo di coda della crisi finanziaria globale, l'ultimo strumento del potere finanziario per violentare la politica, dentro lo stesso spazio delle comunità. Non è un segreto che simili edifici, enormi ed inutili, lungi dal rappresentare un frutto della follia, sono al contrario una forma di "riciclaggio del potere", realizzato distruggendo denaro, ambiente e società.

Diversi studiosi aderenti al New Urbanism, al Gruppo Salingaros, e alla Società Internazionale di Biourbanistica hanno più volte ammonito da un punto di vista scientifico, con studi e scritti,  contro questa tipologia costruttiva. Le alte e vane torri, come ogni architettura fuori scala rispetto alla misura umana, danneggiano gravemente non soltanto l'economia (come si è visto a Dubai e in Grecia), ma la società stessa, la salute dei cittadini, e la loro libertà politica. Vi è dunque ragione di gioire insieme agli abitanti di S. Pietroburgo e ai maggiori intellettuali russi, per la decisione di bloccare la costruzione dell'Okhta Centre; e anche di augurarsi che l'assunzione di responsabilità della guida politica russa su questo argomento scottante, venga seguita da altri leader nel mondo.

Stefano Serafini
ROMA - Il Gruppo Salìngaros al Convegno “Ritorno alla città / Back to city life” Roma, Ara Pacis, 1-2 Dicembre 2010
 
di Stefano Serafini
 
Con largo anticipo – era il 1976 – Jean Baudrillard previde la nascita della Green Economy e smascherò la sottostruttura finanziaria della “sostenibilità”. Ciò non impedì lo spettacolo, e oggi in Architettura ammiriamo falansteri “capolavori urbanistici”, grattacieli “ecologici”, accessori tecnologico-industriali “sostenibili”, devastazioni territoriali “a misura d’uomo”.
 
La proposta dal Gruppo Salìngaros nasce dalla constatazione che la transizione che stiamo vivendo, di cui la crisi economica, dell’acqua, e del petrolio, è solo un assaggio, spazzerà via il teatro dei doppi vetri industriali e delle auto elettriche. Occorre perciò andare a monte, a una sostenibilità strutturale: immaginale, psichica, etica, sociale, economica, politica. Occorre recuperare, momento per momento, l’ordine di natura che precede e quindi determina il benessere dell’ecosistema. Un ordine che viene identificato innanzitutto dal benessere integrale della persona umana, senza distinzioni di classe o cultura e senza artificiose derive consumistiche che gerarchizzino l’accesso alla vita.
 
Per ottenere tale misura non si può usare il dogma di scuola, l’ideologizzazione estetica, interna a una visione antropologica seicentesca ormai vistosamente fallita. Occorre un nuovo metodo scientifico, cioè aperto e verificabile, che ad es. preveda la partecipazione degli abitanti alla progettazione (P2P Urbanism), con particolare riferimento alle reazioni dei sistemi neurofisiologici (Biofilia). Ci riferiamo a nuovi paradigmi epistemologici che superano il concetto ingenuo di oggettività lineare, dal quale deriva una progettazione disastrosa per la vita, con una logica “ad albero” dall’alto verso il basso. E ci riferiamo alla straordinaria complessità urbana che può essere validamente affrontata imparando dal ritorno delle leggi della forma in Fisica, Chimica, Biologia, Informatica, ecc., facendo collaborare gli architetti e gli urbanisti con specialisti di frontiera di altre discipline, come già avviene nella Biourbanistica.
 
Gli studi sulla sociogeometria urbana di Nikos Salìngaros sono certamente all’avanguardia in tal senso, come peraltro sono strumenti indispensabili la morfometria urbana di Sergio Porta, le analisi urbanistiche post-petrolio di Gabriele Tagliaventi e Alessandro Bucci, il recupero del senso isomorfico delle tecniche tradizionali di Ettore Mazzola, ecc.  Ma è chiaro che la forza di tali idee poggia sul cambiamento di una mentalità complessiva.
 
L'incontro “Ritorno alla città” (Roma, 1-2 dicembre 2010), voluto dal comune di Roma per discutere delle periferie, ha luogo paradossalmente presso un edificio che è la contraddizione costruita dell'approccio necessario a sanare il dramma sociale ed ecologico delle periferie, cioè la milionaria Teca dell'Ara Pacis di Meier, da noi più volte contestata, eretta sull’ormai perduto Porto di Ripetta. Per fortuna, almeno, non ospita questa volta costose archistar la cui presenza costituiva il vertice della contraddizione, una autentica beffa per gli abitanti degli slab della Capitale e d'Italia. Dopo due anni di opposizione innovativa e multidisciplinare al modello antropologico – e poi sociale, economico, politico – che ha generato un'urbanistica distruttiva delle relazioni sociali e della qualità della vita, il Gruppo Salìngaros è presente con la pia speranza che possano essere ascoltate le proposte di un’architettura umile, funzionale, vincente: quella della vita. Siamo però al convegno anche perché le nostre idee stano avendo risonanza, e c’è chi nel mondo degli affari se ne appropria in modo opportunistico, banalizzandole.

Abbiamo dedicato molti sforzi per riportare l'urbanistica al centro di un'attenzione culturale critica, strappandola ai dibattiti per specialisti, e siamo fieri di continuare la nostra battaglia per svelare il valore politico dello spazio e della sua gestione; della fondazione di un nuovo criterio architettonico; della partecipazione nell’organizzare lo spazio civico; di una visione scientifica dei bisogni di connessione degli esseri umani.
 
OSTIA LIDO, ROMA - Collaborazione UNESCO
47
47
La Società Internazionale di Biourbanistica  confermata tra i partecipanti alla Settimana UNESCO  2010 dedicata all'educazione allo sviluppo sostenibile

La Società Internazionale di Biourbanistica - una delle realtà sviluppatesi dal Gruppo Salìngaros -  è stata confermata tra i partecipanti alla Settimana UNESCO 2010 dedicata all'educazione allo sviluppo sostenibile (8-14 Novembre).

A tal riguardo, l'UNESCO organizza il Convegno inaugurale SAVE THE DATE, dedicato al problema della Mobilità (Focus 2010) presso il Chiostro della Facoltà di Ingegneria (San Pietro in Vincoli), Roma, Università La Sapienza,  il 5 novembre 2010, ore 10:00-18:00. Ingresso libero.

SABAUDIA - Salvare la piazza!
Piazza del Comune... e dintorni. Restauro o Restyling? Incontro aperto.
Sala Consiliare del Palazzo Comunale di Sabaudia, 24 Ottobre 2010, h. 10:30

Intervengono:


  • Dott. Stefano Serafini, direttore del Gruppo Salingaros e direttore ricerche della Società Internazionale di Biourbanistica
  • Arch. Pietro Cefaly, Direttore della Casa dell'Architettura di Latina
  • Dott. Antonio Turri, Responsabile regionale associazione Libera
  • Dott.ssa Ebe Giacometti, Consigliere nazionale Italia Nostra

Qui sotto la locandina scaricabile
33
p15f32p0t31m3lq0l1vcf1vem6f.pdf

Title text block
Salviamo la piazza di Sabaudia
 
A giudicare dal rendering del progetto di “restauro” della Piazza di Sabaudia, una delle piazze più importanti del Novecento italiano, sta per essere compiuto un nuovo sacrificio alla volgarità banale della moda, sulla scia di tante altre menomazioni degli spazi urbani italiani soggetti al malgusto di tecnici e amministratori. Il nuovo arredo urbano (ma così nuovo da parere uguale a quello di centinaia di altre piazze italiane deturpate) ridefinisce con pali e tende da centro commerciale uno spazio di cui lo stesso Pier Pasolini riconobbe la dignità umana e paleoindustriale. Si pretende di rendere contemporaneo – cioè consumista – uno spazio la cui profonda poesia risiede invece proprio nell’incantata impermeabilità al totalitarismo dell’immagine. La Piazza di Sabaudia, sul crinale ambiguo del Razionalismo Italiano posto tra umanità e iper-realtà, proprio come la città seduta tra il mare e la terraferma, e la sua storia incastonata tra il sogno civile e la barbarie politica, è una trincea. Se verrà espugnata avremo perso un altro pezzo d’Italia.



COMUNICATO STAMPA

Mercoledì 13 ottobre 2010 , alle ore 11,00, si è svolta presso la sede di Italia Nostra Roma-Lazio la conferenza stampa sulle vicende collegate al progetto di “riqualificazione” della piazza del Comune di Sabaudia. All’incontro con la stampa hanno partecipato Cesare Crova (Presidente Regione Lazio Italia Nostra), Ebe Giacometti  ( Consigliere Nazionale Italia Nostra) , prof. Giorgio Muratore (Facoltà Architettura – La Sapienza,  Roma ), dr. Stefano Serafini (Direttore Gruppo Salingaros), rappresentanti del Movimento di Cittadini Sabaudia per Sabaudia e rappresentanti dei commercianti della cittadina.

Nell’incontro Italia Nostra ha dato voce alle migliaia di firmatari dell’APPELLO in corso di sottoscrizione che ribadisce la necessità di garantire a Sabaudia un restauro conservativo che restituisca alla piazza del Comune la sua bellezza originale, riscattando il suddetto spazio urbano da abusi stratificatisi negli anni.

Italia Nostra chiede al Ministero dei Beni culturali:

1)     di riconsiderare il parere espresso dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici della provincia di Latina in sede di conferenza di servizi del 19.03.2010. Nel parere non è prescritta l’eliminazione totale della scala abusiva, né il cambiamento di quote del piano stradale, né l’utilizzo di materiali rispettosi del progetto originale.

2)     Di sottoporre il progetto al Consiglio Superiore per i Beni Culturali del  Mibac per ottenere un parere di merito sull’importanza culturale nazionale di “Sabaudia, città di Fondazione” .

Italia Nostra Regionale Lazio chiede al Governatore della Regione Lazio Renata Polverini di riconsiderare il finanziamento al Comune di Sabaudia di ca. 2.000.000 di euro per questo  progetto di cosiddetta “riqualificazione” della piazza. In tempi di “crisi” siamo sicuri che il Governatore del Lazio saprà  valutare o meno la congruità dei suoi investimenti.

Per informazioni: Cesare Crova 3394588513, Ebe Giacometti 3472600163, Mirella Belvisi 3381137155 



Seminario sulla Trasformazione delle Periferie in Eco-Città Giardino Casi di Studio Statunitensi e Europei. Il Corviale.
21 ottobre 2010 Università degli Studi di Ferrara, Facoltà di Ingegneria Via Saragat 1, aula 2 ore 15


Organizzato da A Vision of Europe,  Civicarch-Università di Ferrara, Gruppo Salìngaros, International Society of Biourbanism, Eco Compact City Network

Programma:

15.00 Saluto delle Autorità Università di Ferrara, Comune di Ferrara
15.15 Introduzione a cura dell’Associazione A Vision of Europe
15.30 Prof. Gabriele Tagliaventi, Università di Ferrara
16.15 Prof. Ettore Maria Mazzola, Notre Dame University Roma
17.00 Prof. Nikos Salingaros, University of Texas Austin
17.45 Tavola Rotonda
coordina: dr. Stefano Serafini, dir. ricerche Società Internazionale di Biourbanistica, Gruppo Salìngaros
sono invitati: Nicola Zingaretti, Presidente Provincia di Roma,
Teodoro Buontempo, Regione Lazio, Ass. Politiche per la Casa, Sabrina Freda, Regione Emilia Romagna, Ass. Ambiente Riqualificazione Urbana, Stefano Silvestri, Ingegnere, Gruppo Salìngaros
18.45 Chiusura dei Lavori

Resp. Segretaria: Alessandro Bucci Civicarch - Università di Ferrara civicarch@unife.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - http://www.avoe.org/corviale.html

Qui sotto il programma e una presentazione più dettaglata:
33
p15e1m0oee1j4h1hee1etrk9h1ri3c.pdf
SONDALO - Convegno su paesaggio e patrimonio monumentale
Convegno internazionale Villaggio Morelli: identità paesaggistica e patrimonio monumentale Sondalo (Sondrio), 15 e 16 ottobre 2010

Associazione culturale terraceleste

Il “Villaggio Sanatoriale Eugenio Morelli”, a Sondalo, il più grande sanatorio d’Europa nonché capolavoro dell'architettura razionalista, tutt’oggi parzialmente utilizzato come struttura ospedaliera, costituisce non solo una realtà sanitaria, scientifica e occupazionale, ma anche una presenza di forte impatto paesaggistico e monumentale. La concentrazione di strutture sanatoriali diverse, presenti sul territorio di Sondalo (“Morelli”, “Abetina”, “Vallesana”, “Pineta di Sortenna”), è anch’essa un unicum, soprattutto perché, a differenza, p. es. di Prasomaso, è leggibile l’intera evoluzione stilistica (dal Liberty al déco al razionalismo) dell’architettura sanatoriale, e perché essi sono apertamente e scenograficamente visibili dalla Valle. Collegati al convegno una mostra fotografica, un'esposizione di materiali, libri, pubblicazioni e la recita di brani di poesia.
47
SAN GENNARO VESUVIANO, Convegno su temi biourbanistici
CONVEGNO DI STUDIO:
NUOVI MODELLI URBANI TRA SCIENZA ED ETICA

Sala Convegni San Gennaro Vesuviano (NA)
18 settembre 2010 - ore 18,00

Presiede
Dott. Aniello Giugliano – Sindaco di S. Gennaro Vesuviano

Coordina
Dott.ssa. Elena Marini – Delegata Pubbl.Rel Movimento Naturalista

Introduce
Dott. Arch. Agostino Torino –
Assessore Urbanistica e LL.PP. S. Gennaro V

Relatori
Fra Damiano Lanzone O.F.M. Prov Salernit-Lucana. Deleg. Giustizia, pace
e integrità del creato

Dott. Stefano Serafini – Filosofo e Psicologo
Direttore Gruppo Salingaros – Roma

Ch.mo Arch. Antonio Caperna
Ricercatore in Progetto Urbano Sostenibile, Università di Roma Tre

In videoconferenza
con l’Università del Texas a San Antionio - USA

Ch.mo Prof. Nikos Salingaros – Fisico, Docente di Matematica
Università del Texas a San Antonio - USA

Conclusioni:
Dott. Avv. Aniello Palumbo – Assessore all’Urbanistica Provincia di Napoli

On. Avv. Marcello Tagliatatela – Assessore Urbanistica Regione Campania
33
Sfida energetica.pdf


Lyubov Belych - Mostra personale di grafica e pittura "l'Arte nel bunker", 19 Settembre - 3 Ottobre 2010. Isardamm 20 - 82538 Geretrsried (M
ünchen, Germania).

La pittrice Lyubov Belych è il più giovane membro dell'Accademia delle Arti di Russia, una delle figure più interesssanti del figurativo russo ed europeo. Nata a Kostroma, sul Volga, vive e opera in Baviera da diversi anni. Qui sotto il programma dell'esposizione.
33
Ausstellung Belych.pdf
BERLINO, GERMANIA - Storia dell'Urbanistica


CITY VISIONS 1910|2010
Berlino Parigi Londra Chicago, a 100 anni dalla Mostra Generale della Progettazione Urbana di Berlino ("Allgemeine Städtebau-Ausstellung in Berlin") 15 Ottobre - 10 Dicembre 2010.

In corrispendenza del centenario della grande Mostra Generale della Progettazione Urbana di Berlino ("Allgemeine Städtebau-Ausstellung in Berlin") la Technische Universität Berlin organizza la mostra CITY VISIONS 1910|2010, un progetto pilota afferente all'iniziativa di Politica per lo Sviluppo Urbano nazionale voluta dal Ministero Federale dei Trasporti delle Costruzioni e dello Sviluppo Urbano, che contribuisce anche all'Anno Berlinese della Scienza.

Gli organizzatori sono Harald Bodenschatz e Hans-Dieter Nägelke della Technische Universität Berlin, in collaborazione con Harald Kegler (Bauhaus University Weimar) e Wolfgang Sonne (Technische Universität Dortmund). Christina Gräwe, che ha lavorato al Museo Tedesco dell'Architettura di Frankfurt am Main sarà la curatrice. L'evento merita attenzione perché Berlino è da sempre un grande laboratorio urbanistico, e il dibattito urbanistico degli anni di inizi '900 ha molto da insegnare, con il suo rigore e la sua libertà oggi spesso dimenticati.

Vedi  http://pro-urbe.net/en/themen/city-visions-19102010


ROMA - ALLEGRE POLEMICHE

28 agosto 2010

Biglietto aperto - Il successo delle idee del Gruppo Salìngaros fra la vecchia guardia

Con soddisfazione abbiamo constatato negli ultimi mesi una rincorsa mediatica a esporre i punti di vista introdotti dal Gruppo Salìngaros nel dibattito architettonico italiano. Figure importanti dell'architettura nazionale e diversi amministratori locali hanno abbracciato senza iato con quanto da loro professato e realizzato fino ad oggi, riferimenti agli effetti neurofisiologici delle forme, al compattamento urbano e alla sostenibilità reale, al rapporto tra degrado sociale ed esperimenti urbanistici ideologizzati, alla necessità di interventi di chirurgia urbana e di veri e propri abbattimenti. Su quest'ultimo punto in particolare vi è una ridda di interesse che ci pare di tipo più economico che teoretico, soprattutto in mancanza del passo successivo. Abbattere i danni allo spazio infatti è importante, ma poi occorre saper costruire in modo biofilico, e la vita è un giudice imparziale: se la esalti o la deprimi col tuo lavoro non  lo decidono le giurie amiche della Biennale, ma il metro della realtà.

Buon lavoro mediatico, vecchia guardia.



ROMA - IL PROBLEMA E' COSA E COME RICOSTRUIRE
23 agosto 2010

Dichiarazione sulla proposta del sindaco di Roma Alemanno di abbattere Tor Bella Monaca

Il problema delle periferie antiumane figliate dell’ideologia urbanistica di Le Corbusier, e dalla sua connivenza de facto con la speculazione del cemento non si risolve con l’abbattimento, che è solo il primo passo. Poi occorre ricostruire. E per evitare che alla fine l’unico vantaggio sia degli speculatori, occorre che si sappia costruire luoghi vivi. Quali garanzie offrono i soliti baroni, di non riprodurre altre mostruosità pagate dal cittadino? Qualcuno ha cominciato a ripetere, diluendole e spacciandole per proprie, le tesi di maggior successo del Gruppo Salìngaros sulla rigenerazione urbana, sugli effetti politici, sociali e addirittura neurofisiologici dell’organizzazione dello spazio. Ma sa di cosa parla? A giudicare dai fatti e dalla debolezza teorica, no. Ci vuole scienza, una competenza che purtroppo molte volte non si trova più nelle università italiane. L’Italia, grazie a giovani brillanti quasi sempre costretti a insegnare all’estero o a esercitare in proprio, sta vivendo un rinascimento della teoria architettonica e del ripensamento delle sue basi che non ha pari nel mondo, ma tutto al di fuori del mondo universitario, delle riviste supine agli archistar, e dei soliti faccendieri. Il Gruppo Salìngaros, che ha avanzato per primo ben due progetti di ricostruzione biofilica del Corviale di cui si è discusso fin negli USA, e ha appena lanciato la sua nuova rivista internazionale Biourbanism.org, avrebbe molte proposte per il sindaco di Roma. Noi siamo aperti a qualunque amministratore capace di comprendere il ruolo politico del benessere vero dell’uomo e dell’ambiente, e che tale benessere non si ottiene con la retorica, ma con la scienza e la partecipazione.


ROMA - INCONTRO CON IL P.D.

21 luglio 2010

CIRCOLO P.D. di Piazza Epiro (Roma)
Dibattito con il Dott. Stefano Serafini sull'all’architettura e l’urbanistica “biofilica” in contrapposizione all’architettura e all’urbanistica “patogena”.
•    Per urbanistica o architettura “biofilica” s’intende una corrente contemporanea di progettazione incentrata sul benessere neurofisiologico indotto dal contatto con forme e realtà viventi.
•    Per urbanistica o architettura “patogena” s’intende qualsiasi progettazione spaziale che induce malessere, disagio e malattia, sia in senso individuale che sociale
La città è luogo quotidiano di relazioni complesse fra gli esseri umani, ed i suoi nodi non si sciolgono con interventi isolati, ad es. con un’opera di archistar, ma con un approccio scientifico per recuperare la coerenza di un sistema d’interazioni complesse.
La bruttezza delle nostre periferie e l’opzione dichiaratamente “sadica” del decostruttivismo architettonico alla moda, hanno qualcosa in comune.
Svolgono un compito di dominio, operando la dissociazione dell’individuo dalle proprie percezioni, ed il suo isolamento emotivo dall’ambiente e dagli altri.
La città, originariamente luogo costruito della politica, è divenuta un corridoio preferenziale per il consumo, un “non-luogo” che tende a eliminare come difetti tutto ciò che non obbedisce alla logica primaria consumistica (socialità, estetica, piacevolezza, ragionamento, confronto).
È necessario introdurre metodologie per lo studio dei flussi e per la rappresentazione dinamica e comprensibile delle componenti della città e della loro possibile integrazione.
La conservazione, la modifica costruttiva e la microchirurgia urbana vanno, nella loro complessità, programmate attraverso una progettazione ”pari a pari” e una partecipazione fra cittadini e committenti.


WEB - SEMINARIO ONLINE CON SALINGAROS

15 luglio 2010
Free Webinar, featuring Roger Session and Nikos Salingaros discussing  Urban and Information Architectures: A Cross Disciplinary Approach to Complexity. This Webinar is sponsored by the International Association of Software Architects (IASA).

Dr. Salingaros collaborated with Christopher Alexander, helping to edit the four-volume "The Nature of Order," a work that had a huge impact on the Patterns Movement in Software Architecture. Dr. Salingaros was included as one of 50 Visionaries selected by the UTNE Readers in 2008.

A thought provoking talk is guranteed. For a full abstract, bios, and registration links, see
http://www.objectwatch.com/upcoming.htm#IASA.


AMMAN, GIORDANIA - L'intervento di Ettore Mazzola

12-14 Luglio 2010

Amman, Giordania, il prof. Ettore M. Mazzola partecipa aThe Second International Conference on Sustainable Architecture and Urban Development (SAUD) organizzato da The Center for the Study of Architecture in the Arab Region, Jordan, in collaborzaione con l'Università di Dundee, School of Architecture (Regno Unito), e la Jordan University (Giordania). Il programma è a questo link.

La SAUD 2010 Conference ha visto la partecipazione di professionisti e docenti provenienti da tutti i continenti.Agli organizzatori erano pervenute circa 500 papers, ma solo il 20% di queste è stato selezionato per essere presentato nel convegno dal comitato scientifico. I lavori sono iniziati con l’intervento del Prof. Raymond J. Coledella University of British Columbia, Canada che ha introdotto ilTema chiave: “Design Responsibilities & Performance Expectations in a Carbon Constrained World”, e sono poi proseguiti divisi in 3 sezioni mattutine e 3 pomeridiane, intramezzate da un workshop tenuto dal prof. Matthew Kitson, Director of Sustainability atHilson Moran, UK.
Le sessioni delle tre giornate sono state:
12 luglio mattina:
1A – Sustainable Construction Materials & Technologies;
1B – Design with Nature;
1C – Sustainable Housing and Neighborhoods;
12 luglio pomeriggio:
2A – Low Energy Architecture;
2B – Eco-Mobility: Sustainability in Transport;
2C – Vernacular Architecture and Sustainability;
13 luglio 1^ parte della mattinata:
3A – Sustainability Assessment & Buildings Performance;
3B – Sustainability in Developing Countries;
3C – Vernacular Architecture and Sustainability;
13 luglio 2^ parte della mattinata:
4A – Urban Sustainability and Low Carbon Development;
4B – Urban Design and Sustainability;
4C – Reflections on Sustainability;
13 luglio 1^ parte del pomeriggio:
5A – Sustainability in Arab Countries;
5B – Cultural Heritage and Eco-Tourism;
5C – Sustainable Renovation and Restoration;
13 luglio 2^ parte del pomeriggio:
6A – Urbanism in the Middle East;
6B – Sustainable Design Issues;
6C – Landscape and Ecological Sustainability;
14 luglio 1^ parte della mattinata:
7A – Sustainability Assessment Methods, Applications and Limitations;
7B – Ecological, Social and Cultural Sensitivity;
7C – Eco-Tourism and Sustainability;
14 luglio 2^ parte della mattinata:
8A – Low Energy Architecture;
8B – Ecological, Social and Cultural Sensitivity;
8C – Traditional Architecture and Sustainability.
La tre giorni si è chiusa con le Conference Closing Remarkse con l’anticipazione della prossima SAUD Conference, che si terrà tra due anni ad Alessandria d’Egitto o a Dubai, e l’introduzione della prossima conferenza internazionale sulla sostenibilità che si terrà ad Helsinki nell’ottobre 2011, per la quale il prof. Mazzola è stato invitato a far parte del Comitato Scientifico.
Come si può vedere i temi trattati sono stati moltissimi. La conferenza ha dato seguito al primo incontro svoltosi a Tripoli (Libia) ai primi di novembre, perseguendo l’intento di capire il senso ultimo del termine sostenibilità, soprattutto per i Paesi Arabi, specie quelli che risultano più marginali, che rischiano di venir devastati, al pari della Cina e dei vari Paesi emergenti, dallo sviluppo urbanistico basato sull’imitazione del modello occidentale.

Questo è anche il motivo per cui il prof. Ettore M. Mazzola è intervenuto sul tema Proposal for a “New” Sustainable Urbanism of Mediterranean Basin, cercando di far luce sulle verità nascoste della nascita ed ascesa del Movimento Moderno, a partire dal IV CIAM di Atene, fino a mostrare ciò che il cosiddetto “mondo civile occidentale” è diventato grazie all’applicazione incondizionata dei dettami della Carta voluta da LeCorbusier. Al termine dell’intervento, cui erano presenti anche moltissimi docenti e professionisti occidentali, il consenso è stato unanime, con parole di grande apprezzamento per la ricostruzione dei fatti, e soprattutto per l’esempio pratico mostrato come alternativa sostenibile al modo di progettare le città. L’auditorio ha richiesto e ottenuto un fuori programma nel quale il prof. Mazzola ha illustrato il suo progetto per l’abbattimento e la ricostruzione del complesso “Nuovo Corviale” di Roma.

Il prof. Mazzola è stato anche il principale protagonista delle contestazioni di alcuni conferenzieri giunti a presentare come sostenibili materiali, soluzioni tecniche, edifici e modelli di città assolutamente insostenibili, ad es. pareti leggere, prodotte in Germania, che si vorrebbero alternative alle pareti tradizionali… Il conferenziere in questione, ha pubblicamente ammesso di concordare con i rilievi di Mazzola, e di aver fatto quella presentazione solo perché lavora per l’azienda tedesca i cui prodotti, in effetti, non risultano più sostenibili se si considerano i costi e l’inquinamento dovuti alla produzione industriale a migliaia di chilometri di distanza dall’utilizzo, nonché la breve vita e la tossicità dei materiali impiegati. A un altro docente che esaltava le proprietà dei pannelli fotovoltaici per rivestire i grattacieli, Mazzola ha fatto notare il problema del costo dei ponteggi per sostituirli ogni 15/20 anni (ottimisticamente parlando) e, di conseguenza, l’insostenibilità economica nell’utilizzo dei pannelli i cui costi mai potranno ammortizzarsi. Il clou dell’assurdo è stata la presentazione della città futurista di Masdar, una città a cavallo tra quelle di “BladeRunner” e quella del “Dormiglione” di Woody Allen. Masdar è stata progettata da Foster & Partners ed è l’ennesima sfida di Abu Dhabi a Madre Natura. La presentazione, fatta da un giovane dottorando cinese presso la Sheffield Hallam University in Inghilterra, è stata altamente professionale, tuttavia ha suscitato grandi dubbi che spaziavano dall’insostenibilità all’etica, al senso ultimo dell’essere umano… Dopo gli appunti di Mazzola la platea ha mostrato grande disappunto nei confronti di quell’assurda proposta. Il giovane ha replicato onestamente ammettendo di nutrire anch’egli diversi dubbi, e ha raccontato della difficoltà di reperire pareri negativi, dato il muro di protezione contro questo genere di osservazioni sollevato dallo studio Foster. Preso coraggio, un architetto locale ha allora raccontato retroscena sconvolgenti di quel progetto, inclusi i problemi determinati dalla desalinizzazione delle acque e dal trasporto illegale di sale fossile all’interno del golfo che ha causato la morte di migliaia di pesci prima che venisse sospesa e “nascosta” all’opinione pubblica. Il giovane ha ringraziato di cuore per aver criticato il progetto.

1 luglio 2010
SENATO DELLA REPUBBLICA, Palazzo Giustiniani, Sala Zuccari Via della Dogana Vecchia, 29, Roma h. 9:30
Rigenerazione urbana: ottimizzazione energetica delpatrimonio architettonico esistente
Modera: Wittfrida Mitterer
Qui il programma:
33
LUMSA-CASACLIMA_p.pdf
47
ROMA - Seminario aperto
28 giugno 2010
SALA CONVEGNO SIMMETRIA
Via Grazioli Lante, 13, Roma, h. 18:00
Seminario aperto dulle Reti Urbane e Biofiliche
Posti limitati! Ingresso gratuito ma prenotazione obbligatoria a info@grupposalingaros.net
Gruppo Salingaros/Simmetria
Moderano: Stefano Serafini e Claudio Lanzi
Qui il programma:
33
Salingaros_Reti_Urbane_28VI10.pdf
ONNA - Salvare una città


28 giugno 2010
centro polifunzionale, ONNA (AQ), h. 9:30

ONNA PROGETTO PILOTA - Dal segno alla città. La ricostruzione nel rispetto del genius loci. Sostenibilità e innovazione

PROGRAMMA

9.30 Saluti
Massimo Cialente, Sindaco de L’Aquila: Onna progetto pilota
Antonio Del Corvo, Presidente Provincia de L’Aquila: Ricostruire in sostenibilità
Gianni Chiodi, Presidente Regione Abruzzo: Onna, rilancio verso una green economy

Interventi
Massimo Pica Ciamarra, Prof. Architetto, Napoli: Progettare nel rispetto del luogo
Lucien Kroll, Architetto, Bruxelles: Il progetto partecipato e condiviso dalla gente
Franco La Cecla, Prof. Antropologo, Parigi: Mente locale per la ricostruzione
Matthias Schuler, Transsolar Energietechnik, Stoccarda: Basso consumo energetico, alta efficienza economica
Christian Schaller, Architetto e Urbanista, Colonia, Studio Mar, Venezia: Il masterplan per costruire futuro
Wittfrida Mitterer, Coordinamento Progetto di Onna, Ambasciata Tedesca: Memoria e futuro, dal disegno al segno

18.00 Dibattito e conclusioni

Moderazione
Franco Papola, Presidente Onna Onlus

L’evento, rivolto in particolare a chi opera in sintonia con la Bioarchitettura, vuole essere occasione di confronto,
approfondimento nonché scambio di esperienze professionali all’interno delle tematiche progettuali della sostenibilità.


Organizzazione
Istituto Nazionale di Bioarchitettura
Comune de L’Aquila
Provincia de L’Aquila
Onna Onlus

Con il patrocinio dell'Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, Roma

Con il contributo di CELENIT, POLIMENI - TETTO FACILE, INTERBAU, ALGA - TECHNOLOGICAL THINKING

33
ONNA_28GIUGNO2010_p.pdf
ROTTERDAM, PAESI BASSI - Krier e Salingaros

KRIER E SALINGAROS A ROTTERDAM
 
Il 22 e il 23 giugno 2010, presso il prestigioso Istituto di architettura Berlage,  hanno avuto luogo due conferenze sul futuro urbanistico della grande città olandese di Rotterdam, distrutta dai bombardamenti aerei tedeschi e successivamente ricostruita in obbedienza a uno stile rigidamente modernista post-bellico.
 
Per la prima volta le idee del New Urbanism sono state presentate alle autorità civiche e politiche olandesi. Il grande architetto e urbanista insignito del premio Driehaus, Léon Krier, ha presentato un modello di città a scala umana nel suo intervento “La città compatta” la sera del 22. La sera successiva, il matematico e urbanista Nikos Salingaros, con il titolo “Riutilizzare la città” ha introdotto i principi dell’urbanistica biofilica.
 
Salingaros ha poi partecipato a un dialogo col l’arch. Jeroen de Willigen, direttore dello studio “Black Dog” di Rotterdam, impegnato nella pianificazione di una grande ristrutturazione urbanistica di Rotterdam con il fine di aumentarne la vitalità. Le idee dello studio Black Dog si sono rivelate perfettamente complementari alle ricerche condotte dal Gruppo Salingaros, che conta soci in Italia e in Portogallo. L’intervento di Salingaros e il dialogo con Willigen sono stati promossi della Fondazione AIR Centro per l’Architettura.


VERVIERS, BELGIO - Contro la peste dei centri commerciali


LE PROJET DE CENTRE COMMERCIAL « FORUMINVEST » à VERVIERS (BELGIQUE), DECLARATION PAR NIKOS A. SALINGAROS - 20 June 2010

De passage dans la région verviétoise, j’ai découvert par la presse l’existence du projet de centre commercial « Foruminvest » à Verviers. J'ai des sérieux doutes sur ce projet et je souhaite apporter mon appui sans réserve à l'association Vesdre-Avenir qui se mobilise contre cette opération en rive de Vesdre.
D’autre part, je suis étonné qu’un tel projet soit avancé à un point tel qu'on discute déjà et aveuglément de sa réalisation. Comme professionnel urbaniste et théoricien de l'architecture, j’y relève de nombreuses erreurs fondamentales de conception. En l’absence de publication suffisamment critique sur ce grave problème, je souhaite vous faire part de quelques points d’analyse.
Ce projet Foruminvest souffre des caractéristiques suivantes :

1. Il est d'une échelle beaucoup trop grande pour le lieu, et par ailleurs pour n'importe quel lieu dans un tissu urbain historique.

2. Il détruit la circulation tant piétonne qu’automobile, et supprime complètement le flux de vie le long de la rivière.

3. Il introduit un langage de formes architecturales opposé à la culture et au patrimoine wallon, belge et européen, en le remplaçant par un langage architectural industriel des années d’après guerre. Il faut noter que ce fait ruine à jamais tout espoir d’un développement touristique de Verviers.

4. Toute notion d'usage mixte, que nous savons maintenant être à la base de l'urbanisme soutenable, est absente. A sa place on trouve la conception, discréditée déjà depuis longtemps, d'un complexe monofonctionnel, exactement comme les malls américains de type périphérie, complètement dépendants de l'automobile. Cette contradiction est hors contexte dans une ville européenne.

5. Le site actuel a besoin d'une intervention très sensible tenant compte du lieu, du patrimoine, et de l'histoire locale. La pire des formules est une intervention de ce type, monstrueuse et fracturant la ville en la détachant de son histoire et de son réseau de flux urbains. Du reste, il est surprenant de constater que quelques décideurs ont honte de leur propre patrimoine et souhaitent une intervention architecturale à la dernière mode et éphémère.

Il me parait donc très clair que Verviers se prépare à franchir un pas dangereux vers l'autodestruction urbaine. Le second pas qui s’ensuivra sera le déclin commercial et culturel.
Mon objectif n’est pas d’accuser qui que ce soit, car je suppose que les auteurs du projet ainsi que les promoteurs et politiciens ont les meilleures intentions. Néanmoins, ils ignorent apparemment les dernières avancées en matière d’urbanisme contemporain. Pour être précis, aujourd’hui, il existe des règles théoriques et pratiques bien spécifiques permettant de planifier la ville en garantissant une vie de meilleure qualité. Malheureusement, toutes ces règles d’un urbanisme à échelle humaine et soutenable sont violées dans le projet Foruminvest à Verviers.
Ce projet suit une formule qui s'applique presque partout aujourd'hui : essayer de sauver une ville en déclin économique et souffrant de problèmes de multi culturalité pas encore digérés, à travers une intervention urbaine, poussant tout le monde vers un consumérisme détaché de toute culture. Même si on laisse de côté ces conséquences sociales, la formule peut être appliquée dans une grande ville ayant assez de population à répartir parmi les magasins existants et nouveaux. Ce qui n'est pas le cas dans les villes de petite et moyenne taille. En admettant que l’implantation d’un centre commercial en ville est préférable qu’en périphérie, il faut toujours respecter l'échelle du tissu urbain existant, en adaptant avec sensibilité les bâtiments insérés.
 
Finalement, la nouvelle philosophie du façadisme, qui considère de façon tout à fait erronée qu'un bâtiment historique peut être substitué par une fausse façade, est terriblement destructrice.


Nikos Salingaros

Professeur à l’Université du Texas à San Antonio
Chef du Gruppo Salingaros en Italie et au Portugal
Membre du Comité d'honneur de la Fondation du Prince de Galles et de INTBAU
 




PREMIO NAZIONALE DI BIOARCHITETTURA

15 giugno 2010 - Uno degli elementi fondanti della Bioarchitettura è il dialogo con il contesto architettonico, in modo particolare laddòve sono presenti anni di storia e di stratificazioni come nel caso dei centri storici italiani.
Scopo del Premio è quello di contribuire al recupero e alla tutela qualitativa del Patrimonio Architettonico dei nostri Centri Storici, soprattutto in quelle realtà territoriali dove le dimensioni contenute implicano maggior impegno economico e culturale da parte delle Amministrazioni e dei Cittadini.
L’intervento dovrà testimoniare la presenza di tale dialogo, volto a valorizzare ciò che il contesto già comprende, anche attraverso l’interpretazione bioclimatica degli spazi urbani condivisi.
La partecipazione è aperta a istituzioni pubbliche e progettisti, distinti in due diverse categorie, che abbiano realizzato, a partire dal 1990 (anno di fondazione dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura), interventi di recupero su Centri Storici di Comuni italiani fino a 20.000 abitanti, ovvero in realtà territoriali dove le contenute dimensioni urbane implicano un maggiore impegno economico e culturale da parte delle Amministrazioni locali e dei loro cittadini.
La documentazione di partecipazione dovrà pervenire esclusivamente per posta a mezzo raccomandata a/r, o tramite corriere, entro le ore 18.00 del 30 luglio 2010.
Bando di concorso e modulo di adezione sul sito: http://www.premiobioarchitetturacentristorici.it
Il Premio Nazionale di Bioarchitettura è promosso dall'Istituto Nazionale di Bioarchitettura in collaborazione con LegnoFinestraItalia e con il patrocinio del Consiglio Nazionale degli Architetti.




MODERNITY AND THE FUTURE OF ARCHITECTURE

Mazzola racconta la propria partecipazione al convegno  ‘Modernity and the Future of Tradition’ (Londra, 9 giugno 2010) organizzato da The Traditional Architecture Group (TAG), in collaborazione con il RIBA Trust (Royal Institute of British Architects), la University of  Greenwich e la University of Notre Dame.
 

L’incontro è stato articolato in una presentazione 2 vs 2 seguita da un dibattito cui hanno partecipato:
Per la “Modernità” Patrik Schumacher, partner di Zaha Hadid Architects e teorico del Parametricism, e Stephen Bayley, definito style guru. Per la “Tradizione” Robert Adam, architetto classicista e professore alla Greenwich University ed al Prince of Wales’s Istitute of Architecture, e Samir Younes, architetto/urbanista e professore della University of Notre Dame School of Architecture.
Al dibattito hanno poi preso parte: Per la “Modernità” L’architetto Alan Powers, e il Professor Richard Hayward;
Per la “Tradizione” Ettore Mazzola … c’ero solo io!
L’evento è stato introdotto dal Presidente del Traditional Architecture Group (TAG), Alireza Sagharchi, e moderato dal Presidente uscente del RIBA, Sunand Prasad. 
 
Il primo intervento, fatto da Stephen Bayley, giornalista e critico d’architettura, definito “guru dello stile” è stato incentrato sulla messa in dubbio dell’originalità della tradizione e sulla necessità di “osare” tipica del modernismo, in particolare è stato detto che gli architetti tradizionali non hanno alcuna inventiva. Il relatore ha fatto non poca confusione sull’idea della “storia”, dello “stile” e del “carattere”, soprattutto ha dimostrato un approccio storicista, e non storico, che dimostra la sua assoluta parzialità di vedute; infatti, durante il dibattito, è ritornato sugli argomenti con grande debolezza, nonostante abbia cercato di accattivarsi il pubblico con modi e maniere di dubbia origine.
 
Il secondo intervento, fatto da Robert Adam, è stato una lezione per chiarire il significato di tradizione. Non è stata mostrata alcuna immagine che riguardasse l’architettura. Il relatore ha voluto mostrare – anche recuperando alcuni cavalli di battaglia della teoria dell’evoluzione, e della innata attitudine degli esseri umani, e non, all’imitazione – come l’essere umano abbia tramandato, in diversi campi, gesti e forme a partire dalle pitture rupestri, per passare all’arte ceramica fino a giungere ai tempi d’oggi. Sono state mostrate anche immagini che riguardavano il comportamento degli scimpanzé a rafforzare queste teoria. In ogni modo il succo del discorso è stato che la tradizione non esclude, in caso di necessità, la ricerca e la sperimentazione, al fine di migliorarsi e di evolversi, tuttavia la tradizione non cambia ciò che il tempo e l’esperienza hanno dimostrato funzionare.
 
Il terzo intervento, fatto da Patrik Schumacher, è stato quanto di più penoso ed inverecondo si potesse vedere. Fermo restando che pur essendo egli stesso il teorico del “Parametricismo”, non è stato in grado di mostrare alla platea di cosa si trattasse, arrivando in alcuni momenti a dire che “la cosa è un po’ troppo complessa e difficile da spiegarsi”. La cosa più irritante è stata quella che, nonostante la sua profonda ignoranza in materia, egli abbia voluto mostrare delle immagini che raccontavano la storia dell’architettura secondo il suo distorto e limitato punto di vista. Così abbiamo potuto venire a sapere che l’architettura medievale era fatta da personaggi che sono rimasti sconosciuti perché non erano dei grandi maestri, che l’architettura del medioevo (tutta) era l’espressione del feudalesimo, (dimenticando totalmente dell’avvento del senso civico e della nascita dei comuni). Che l’architettura rinascimentale, barocca e neoclassica sono il risultato del potere assoluto, e che solo l’architettura modernista risulta essere l’espressione della democrazia. Abbiamo “scoperto” che l’architettura modernista è il motore dell’economia, e che l’unico futuro possibile e sostenibile è il “parametricismo” … anche se non sappiamo ancora di cosa si tratti. Schumacher ha detto che trattasi di una nuova tradizione che sta diventando “egemonica”, termine a mio avviso allucinante.
Durante il dibattito, dopo che l’avevo incalzato, ha detto: “io non so se l’architettura tradizionale ha le risposte per il futuro sostenibile, però anche noi abbiamo diritto di sperimentare per cercare delle risposte moderne ai problemi”. (… Ma con i soldi e sulla pelle di chi?)
 
L’ultimo intervento è stato quello di Samir Younés, il quale ha elargito perle di saggezza spaziando dalla filosofia alla storia, dalle teorie architettoniche antiche a quelle più recenti, dalla definizione di alcuni termini che erano stati fino a quel momento alquanto abusati dagli altri relatori (stile, carattere, tipo, tipologia, ecc.) alla definizione di termini ignorati, quali per esempio il senso di appartenenza e di identità. Un passaggio interessante è stato quello nel quale Younés ha spiegato come, da sempre, gli architetti tendano ad identificarsi negli oggetti che disegnano, come nascano le dispute tra gli architetti, e/o i gruppi di pensiero tra gli architetti. Samir Younés, nel corso della sua presentazione ha mostrato le bellissime immagini del progetto della nuova città (Georgetown a Corebanca, Ilfov, Romania) che ha progettato insieme a Léon Krier e Jamshid Sepehri e Mehrdad Rahbar, e che ha destato l’interesse della numerosa platea.
 
Alla fine delle presentazioni in PowerPoint siamo stati invitati a fare i nostri interventi che dovevano servire a stimolare il dibattito tra noi, i 4 relatori principali, e il pubblico.
Tengo a precisare che il moderatore, prima che iniziassero le presentazioni, aveva auspicato che ci fosse uno “scontro” tra le diverse visioni e, prima di introdurre i nostri interventi, ha sottolineato il fatto che gli fosse parso molto strano, e forse un peccato, che nessun intervento avesse tentato di mettere in ridicolo quello precedente … in poche parole che, a causa di un eccesso del “politically correct”, non vi fosse stata la possibilità di comprendere i punti deboli o discutibili dei vari interventi. A questo punto siamo stati introdotti noi.
 
Gli interventi di Alan Powers, e del Professor Richard Hayward, inframmezzati dal mio, sono stati incentrati sul mostrare il loro apprezzamento per l’intervento iniziale del “guru”, ciò che è emerso è stato però che ben poco hanno potuto dire a difesa di Schumacher che, evidentemente, anche ai loro occhi deve esser parso molto debole nonostante fosse la “star” di turno.
 
Veniamo alle mie parole.
Ho esordito dicendo che, visto che nessuno aveva ancora accontentato le volontà del moderatore, toccava a me fare la parte del “bad boy”, e svolgere “the Italian Job”.
Dopo aver fatto riferimento al primo intervento – quello del guru – che aveva raccontato di un suo vecchio discorso col suo grande amico Tom Wolfe, del quale aveva menzionato il libro From Bauhaus to our house, ricordando a tutti che la traduzione italiana di quel testo è “Maledetti Architetti”, facendo scoppiare una grande risata seguita da applausi tra il pubblico, ho raccontato del diverso comportamento delle persone davanti ad un cantiere: mentre fino agli anni ’30 la gente si assiepava attorno alle aree cantierate con grandi aspettative per ciò che gli architetti avrebbero prodotto, oggi fanno altrettanto, ma nel tentativo di bloccare l’edificazione, poiché già sanno che il risultato finale sarà devastante, questo per la presunzione e l’arroganza con cui negli ultimi 70-80 anni abbiamo operato.
Ho dovuto quindi far notare a Schumacher che avesse mostrato una visione molto personale della storia, ritagliata a misura per mostrare la validità delle sue idee. Gli ho fatto notare che le cose che ci aveva raccontato erano errate, non solo per quello che riguarda l’antica, ma anche per quello che concerne la moderna storia dell’architettura. Gli ho fatto notare che, nonostante le sue idee, non fosse affatto vero che tutto, fino ai giorni d’oggi, sia stato dovuto alla naturale evoluzione delle cose, e che non ci sia stata mai nessuna imposizione o forzatura della storia dell’architettura.
Egli aveva sostenuto che ci fosse stato un passaggio “netto e naturale” dal romanico al gotico, dal gotico al rinascimento, dal rinascimento al barocco, dal barocco al neoclassicismo, fino a giungere al moderno. Sicché gli ho dovuto ricordare le parole di Sant’Elia nel Punto 8 del Manifesto Futurista e quelle successive di Le Corbusier; gli ho dovuto raccontare ciò che realmente è successo in occasione del IV CIAM e di ciò che è venuto dopo. Ho voluto sottolineare, a lui ma anche al primo relatore, la gravità dell’insegnamento della storia basato sull’ideologia, poiché questo porta ad una sorta di lobotomizzazione dell’ignaro studente.
Ho quindi battuto sull’inconsistenza della tesi secondo la quale l’architettura modernista sia il motore economico, semmai evidenziando come possa essere motivo di collasso economico per le piccole e medie imprese, ovvero per le economie locali.
Ho raccontato, scioccando la platea, dei costi dell’inutile MAXXI, costato 160.000.000,00 di euro ma nato senza una collezione, che è poi stata acquistata a posteriori per altri 60.000.000,00!
Ho infine fatto riflettere sugli aspetti sociali della nostra professione, e sulla necessità di non scindere l’architettura dall’urbanistica e di pensare a creare – o ricreare – il senso di appartenenza ad un luogo, progettando in modo da avere sempre presente il senso del bene comune.

Ettore M. Mazzola
Contatti: Email




Gruppo Salìngaros